Politica e sindacati, sfiducia tra gli operai. C'era una volta la roccaforte di sinistra

Politica e sindacati, sfiducia tra gli operai. C'era una volta la roccaforte di sinistra
di Alberto Simone
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 09:40 - Ultimo aggiornamento: 09:41

Era il 1972 quando lo stabilimento Fiat, oggi Stellantis, con la produzione della 126 accendeva i motori sul territorio. Per quasi 50 anni è stata la roccaforte della sinistra. Adesso non più, gli ha voltato le spalle. Il distacco è stato graduale e il punto di maggior freddezza si è toccato con molta probabilità nelle ultime elezioni politiche del 2018 quando l'allora premier del Pd, Matteo Renzi, fu fischiato dagli operai della Fca durante la sua tappa in treno in Ciociaria. C'è un perché: due anni prima, nel 2016, visitando lo stabilimento di Cassino con Sergio Marchionne, aveva benedetto l'operazione del manager che promise migliaia di posti di lavoro con l'avvio dei modelli Alfa. Mai visti: anzi, a seguire 532 interinali furono mandati a casa dalla sera alla mattina. In quelle elezioni il travaso dei voti del mondo operaio dal Pd verso il M5S fu abbastanza evidente, in tanti lo ostentano. E adesso? Gli operai dello stabilimento Stellantis sono ancora affascinati dai pentastellati? C'è Giovanni, 36 anni sulla catena di montaggio. È uno dei pochi presenti alle 13.30 fuori dai cancelli. «Non faccio la mensa, preferisco uscire mezz'ora prima. Per chi voto? Alle 14 escono tutti, ci sono quelli più giovani, chiedi a loro. Io di certo andrò a votare, certamente non voto a destra, non ho mai votato a destra. Prima nessuno di noi votava a destra. Adesso...». Poi si volta, accende una sigaretta e saluta. Pochi alla volta escono tutti gli operai che non usufruiscono del servizio mensa, ma di parlare di politica non hanno voglia. Hanno appena ricevuto la comunicazione dei sabati lavorativi e non l'hanno presa bene, non tutti. «Ecco a cosa servono i sindacati, a mandarci i messaggi su whatsapp per dirci quando si lavora e quando no» spiega Rita. E fotografa bene il clima che si respira in fabbrica: disaffezione totale nei confronti dei sindacati, scarsa fiducia nella politica.

L'USCITA DAI CANCELLI

Alle 14 un fiume di tute rosse esce dai cancelli. Tutti o quasi con lo sguardo fissato sullo smartphone. Nei pochi capannelli che si creano si parla solo dei sabati lavorativi. Altri discutono di calcio. La politica non sembra interessare. I più anziani, quelli che hanno vissuto gioie e dolori della fabbrica, non hanno timore a dire per chi voteranno. Alcuni di loro, pur turandosi il naso, voteranno Pd. La stragrande maggioranza degli intervistati, del Pd e del centrosinistra non vogliono sentir parlare. Ma ora neanche più del M5S. «Gli abbiamo dato una grande opportunità nel 2018, ma possiamo dire che l'hanno sprecata. Mi duole ammetterlo ma è così» dice Marco. Come tanti suoi colleghi, spiega che il 25 settembre non andrà a votare: «Tanto il giorno dopo, per noi non cambierà nulla, nessuno finora ha mai fatto qualcosa di concreto per noi lavoratori». Verrebbe da dire che la fabbrica volti le spalle alla sinistra. Ma gli operai sottolineano: «Chiariamoci, è la sinistra che ha voltato le spalle a questa fabbrica, non viceversa. Ricordate le assunzioni promesse da Renzi?». Il partito del non voto sembra ben rappresentare i lavoratori, delusi anche dai sindacati. Poco importa, quindi, se la sinistra schiera le due ex leader della Cisl e della Cgil nelle sue liste: «I sindacati nulla hanno fatto per noi operai, figuriamoci cosa possono fare per il Paese. Nessuno dovrebbe andare a votare, solo così cambieranno le cose. Ma non succederà e anche questi operai che hanno detto che non voteranno - spiega un collega più navigato - alla fine andranno alle urne perché riceveranno una telefonata. Adesso è così che si vota, perché la politica, quella vera che si faceva tutti giorni, è purtroppo scomparsa».
Alberto Simone
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