Oltre 270 ettari di bosco in fiamme per una guerra tra cacciatori, i nomi dei tre arrestati a Giuliano di Roma

I tre incastrati dalle fototrappole e dalle indagini dei carabinieri forestali

Oltre 270 ettari di bosco in fiamme per una guerra tra cacciatori, i nomi dei tre arrestati a Giuliano di Roma
di Pierfederico Pernarella
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Mercoledì 9 Novembre 2022, 06:28 - Ultimo aggiornamento: 07:01

Guerra per le zone di caccia a colpi di fiamme, tre arresti a Giuliano di Roma con l'accusa di incendio doloso boschivo aggravato dai futili motivi. Due sono finiti in carcere, un altro ai domiciliari. Si tratta di Danilo e Antonio Di Girolamo, padre e figlio, e Oreste Torella.

L'inchiesta, condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri forestali di Frosinone (Nipaaf), è partita dopo gli incendi boschivi che, il 16 e il 28 dello scorso luglio, hanno interessato le località monte Calciano e monte Acuto a Giuliano di Roma. Due roghi devastanti che hanno mandato in fumo 270 ettari di bosco. Le indagini hanno permesso di accertare che alle prime ore del mattino del 16 luglio una persona si era recata con l'auto presso monte Calciano e dal finestrino aveva lanciato un innesco incendio scoppiato alcune ore dopo. Le fototrappole piazzate dal Nipaaf hanno poi immortalato altre due persone che piazzavano gli inneschi. Dinamica poi verificata dai carabinieri forestali grazie a sofisticate tecniche investigative.

Il rogo è stato devastante. Anche perché in quei giorni c'era un gran caldo e il vento da sud ha alimentato ancora di più le fiamme che hanno incenerito la vegetazione secca a causa della prolungata assenza di piogge. I vigili del fuoco, i carabinieri forestali e le associazioni di protezione civile sono state impegnate per giorni. Nemmeno i canadair sono bastati. Per fortuna alla fine è arrivata la pioggia a spegnere tutti i focolai. Nel frattempo però erano andati a fuoco 270 ettari, un'area ampia come circa 380 campi di calcio.

Un danno ambientale incalcolabile, ma elevatissimo è stato anche quello per le finanze pubbliche per sostenere le operazioni di spegnimento. Nonostante questo e l'allarme sociale che ogni estate provocano i roghi boschivi non è dato sapere in via ufficiale le motivazioni che avrebbero spinto i tre arrestati ad appiccare le fiamme. Anche questo tipo di informazioni d'interesse pubblico, secondo l'autorità giudiziaria, non sarebbe divulgabile in base alla legge 188/2021 che tutela la presunzione d'innocenza degli indagati fino a sentenza definitiva. Da fonti non ufficiali sembra però che gli incendi siano legati alla contesa di zone di caccia al cinghiale.

NUOVE TECNOLOGIE PER LE INDAGINI

Le indagini sui roghi boschivi sono complicatissime, ma tecnologie di ultima generazione e innovativi metodi di investigazione stanno consentendo ai carabinieri forestali di contrastare anche questo tipo di illeciti ambientali, in passato quasi sempre impuniti. I tre arresti a Giuliano di Roma ne sono un prova. A livello nazionale dall'inizio dell'anno sono state arrestate 17 persone a fronte di 4.100 roghi. I carabinieri forestali della provincia di Frosinone si sono distinti già in passato nel contrasto ai roghi boschivi dolosi. La presenza di fototrappole nelle aree sensibili resta uno degli strumenti più efficaci, come dimostrato anche da quest'ultima inchiesta.
 

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