Bimbo strangolato dalla madre, la nonna: «Penso solo a lui, era tutto quello che avevo»

Venerdì 19 Aprile 2019 di Pierfederico Pernarella
Lo sguardo è perso, segnato da una notte insonne e dalle lacrime versate per il nipotino, Gabriel, ucciso dalla figlia.
«Ora penso soltanto a lui, era tutto quello che avevo», racconta la nonna, Rocca Di Branco, piangendo. Ieri mattina, poco prima di pranzo, è tornata nella sua abitazione. Ad accompagnarla ci sono il cognato, l’altro figlio e altri due familiari. Tutti a bordo di una piccola utilitaria, una Matiz rossa. Ci entrano a stento. La signora è in pantofole, spaesata, sembra non riconoscere più i suoi posti. Ci sono le telecamere che la braccano, i giornalisti con i taccuini a caccia di una dichiarazione, i nastri rossi e bianchi, i posti di blocco dei carabinieri, gli investigatori in tuta bianca che passano al setaccio il luogo dove il nipotino è stato strangolato dalla figlia.

«Non mi aspettavo tutte queste persone qui davanti, una cosa esagerata», confessa disarmata. Parla a frammenti, in un italiano stentato. È tornata a casa per i riprendere i suoi effetti personali, i soldi, qualche cambio, ma i carabinieri le dicono che non è possibile perché è tutto sotto sequestro. Andrà a dormire dai familiari a San Donato Valcomino, dove vive il marito dal quale è separata da tempo.

La località Volla è un lembo di campagna, chiuso tra la zona industriale e l’autostrada del sole. Ci sono villini curati. La casa della famiglia Di Bona è modesta, in cemento alla bell’e meglio. Da lontano, sul tetto, s’intravede una lamiera in ferro. La casa si trova in fondo a una stradina, una rimessa agricola adattata ad abitazione. Che racconta molto dell’esistenza non facile di questa famiglia.

È una donna semplice la signora Rocca. Stazza contadina, ma una vita segnata da mille difficoltà, un matrimonio finito male, le difficoltà economiche, i figli da crescere non senza problemi,  un lavoro socialmente utile offerto dal Comune per sbarcare il lunario. Poi era arrivato il piccolo Gabriel a riaccendere un raggio di luce in una vita piena di ombre, come solo i bambini riescono a fare anche le situazioni meno facili. I suoi sorrisi, le sue esigenze che solo la pazienza delle nonne sanno comprendere. Il piccolo cercava lei, la nonna, prima che la madre lo strangolasse.

La mente della signora Rocca è ferma ai quei momenti drammatici quando, chiamata dai vicini, si è precipitata a casa di corsa, perché le avevano detto che era successo qualcosa di brutto. «Ho visto mia figlia con il bambino in braccio. Mi ha detto che una macchina li aveva investiti». Poi la nonna riesce solo a dire: «La bocca aperta, gli occhi chiusi». Non vuole dire quello che è successo, che è stata la figlia ad uccidere Gabriel. Non ci riesce, come se lo avesse rimosso, come succede per i dolori più grandi: «Ci stanno le indagini dei carabinieri».

La sua voce si riavviva solo quando parla del rapporto della figlia con il nipotino. Quella figlia tanto bella quanto fragile. E' l'istitno materno a parlare nella signora Rocca, quello che in Donatella si è trasformato nel suo opposto più brutale: «Era tranquilla, lei cercava il bambino, il bambino cercava lei. Non era arrabbiata».

Gabriel era un «bambino molto intelligente», racconta un vicino. Il bimbo spesso giocava fuori casa. «Mi chiamava lui - racconta il vicino - Giocavamo insieme con le mie galline, gli davo l’uovo appena covato». Il vicino racconta che i Di Bona sono una famiglia normale, non c’è mai stato un problema particolare. «Qualche volta lei litigava con il fratello, che ha dei problemi, ma non è accaduto mai nulla di grave».

L’uomo racconta che è stata sua nuora ad accorgersi che era successo qualcosa di grave. «Era appena rientrata, ha visto la madre con il bambino in mano e le ha chiesto se si era addormentato. La madre ha risposto di sì. Poco dopo è arrivata la nonna, ha visto il piccolo cianotico ed ha iniziato ad urlare». A quel punto sono stati chiamati i soccorsi, ma era troppo tardi. Gabriel non potrà più giocare con le sue galline.
  Ultimo aggiornamento: 15:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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