Anagni. Biodigestore. Legambiente lancia la campagna «Una pezza contro la monnezza»

Anagni. Biodigestore. Legambiente lancia la campagna «Una pezza contro la monnezza»
di Paolo Carnevale
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Venerdì 6 Agosto 2021, 18:01

Un grande telo verde, realizzato da tanti pezzi di stoffa verde cuciti assieme dalle donne della città, per dire no ai rifiuti. Ad Anagni, Legambiente lancia l’iniziativa «una pezza contro la monnezza» per contrastare il progetto che mira a realizzare in città un biodigestore in grado di trattare fino ad 84.000 tonnellate all’anno di rifiuti organici. In una nota, l’associazione ha ricordato di essere stata contraria alla struttura «fin dal 2017, con la partecipazione alla conferenza di servizi presso la Regione Lazio»; sottolineando che «questo impianto è sovradimensionato sia per il fabbisogno di Anagni, che produce ogni anno poco più di 2000 tonnellate di frazione organica della raccolta differenziata, che dell’intera provincia, che ne produce poco più di 36000». Per Legambiente, quella del biodigestore è solo «un’operazione industriale, mirata esclusivamente al conseguimento di un profitto economico». Un’operazione «che avrà un impatto decisivo sulla città, sulla sua immagine, sulla viabilità, sulla sicurezza del territorio. Di qui la volontà di opporsi. E mentre in città qualche giorno fa alcune associazioni hanno ufficializzato un ricorso al Tar in tal senso (ed altrettanto dovrebbero fare a giorni anche le forze dell’opposizione consiliare), Legambiente ha deciso di fare appello alle donne di Anagni e della Valle del Sacco, invitandole a fare qualcosa per rimediare. Appunto per «mettere una pezza, alla scellerata decisione che condizionerà il futuro dei loro figli e nipoti». Legambiente ha voluto riprendere un’iniziativa messa in campo anni fa a Colleferro dai cittadini impegnati nella lotta contro il revamping degli inceneritori. Oltre che a Roccasecca contro il V bacino della discarica. «Chiediamo – hanno detto gli esponenti di Legambiente- la collaborazione delle donne per preparare delle “pezze”, ossia dei quadrati di stoffa o di maglia, lavorati con qualsiasi tecnica o riciclati da vecchi indumenti. L’importante è che siano di colore verde e di dimensione definita. Chi vorrà, potrà aggiungere un’etichetta con nome e provenienza». Le pezze «saranno unite insieme per fare un tappeto verde che colorerà la città, in una dimostrazione fisica di dissenso». Perché Anagni «diventi il segno riconoscibile della resistenza delle cittadine e dei cittadini per il futuro di Anagni e della Valle del Sacco».

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