Alvito, recuperato a Napoli il prezioso calice d'argento rubato in chiesa dieci anni fa

Il parroco con il calice d'argento
di Roberta Pugliesi
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Martedì 29 Giugno 2021, 03:35 - Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 09:44

I carabinieri della stazione di Alvito restituiscono al parroco don Francesco del Bove una preziosa pisside (arredo sacro a forma di coppa con coperchio e velo, nel quale sono contenute le ostie consacrate) rubata 11 anni fa e recuperata dal Tpc (Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale) di Napoli. La consegna dell’oggetto sacro, trafugato il 26 ottobre 2010 dalla chiesa di Santa Maria Assunta, nei pressi del castello alvitano, è avvenuta ieri mattina. 

E’ stata una complessa investigazione quella condotta dal Nucleo Tutela patrimonio culturale di Napoli, coordinata dalla Procura della Repubblica partenopea, che ha permesso di individuare ventinove persone facenti parte di un’organizzazione criminale con base logistica in Campania, che ricettava beni preziosi rubati da luoghi di culto e istituti religiosi collocati sull’intero territorio nazionale.

Le indagini - che sono iniziate fin da subito insieme agli uomini del luogotenente Vincenzo Pagliaroli - hanno permesso di accertare che la banda era attiva già da molti anni nel settore dell’antiquariato e dei beni ecclesiastici grazie alle specifiche conoscenze dei ricettatori che, appassionati d’arte o, in alcuni casi, ex titolari di negozi, costituivano il tramite per la commercializzazione degli oggetti proventi di furto.

UN ITER CONSOLIDATO - L’iter era consolidato: alcuni avevano il compito di effettuare sopralluoghi per individuare luoghi di culto vulnerabili, altri si occupavano del reperimento dei beni per individuare i canali illeciti di vendita, ad altri ancora spettava, infine, la collocazione dei pezzi rubati, dai mercati rionali per gli oggetti di minore rilevanza a trattative private nel caso di opere di notevole valore commerciale.

Di fondamentale importanza, per l’individuazione dei beni, è risultata la comparazione delle immagini degli oggetti sequestrati con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, il più grande database di opere d’arte rubate al mondo, gestito dal Comando TPC e che ha permesso di ricondurre i beni a furti avvenuti nel 2010. 

COLPI IN MEZZA ITALIA - Gli oggetti recuperati, derivanti da 55 furti compiuti sull’intero territorio nazionale, da Bolzano a Catania, provengono in prevalenza da chiese e abitazioni private. Tra i più rilevanti da ricordare, l’intero tesoro di San Donato, asportato dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli di Acerno e due busti in legno raffiguranti “San Paolo” e “San Pietro”, rubati dalla Chiesa di San Carlo a Cave . 

Più sobria la cerimonia di Alvito che però è comunque stata molto sentita ed emozionante, soprattutto per don Francesco Del Bove  che all’epoca rimase comprensibilmente turbato dal furto. Sparirono numerosi oggetti: la pisside, per l’appunto - in argento e di straordinaria manifattura - ma anche un ostensorio, un bambinello ed altri oggetti sacri. Ieri gli uomini di Pagliaroli hanno riportato la pisside “a casa”.
 

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