Venezia, sfilata di vip per la prima di Gloria Mundi

Sfilata di vip ieri sera sul red carpet della 76ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia per la proiezione del film in concorso “Gloria Mundi”, del regista Robert Guédiguian. Tra loro anche la designer Diletta Amodei, nell'abito da lei disegnato per la prima collezione del suo brand “Amotea”. Ad accompagnarla il marito Erik Geiger, chirurgo estetico. In attesa dei fuochi d'artificio finali - stasera arrivano pesi massimi come Johnny Depp (per Waiting for the Barbarians), Roger Waters (per Us + Them), domani i Leoni d'oro e il più leone di tutti, Mick Jagger (per il film di chiusura The Burnt Orange Heresy) - Venezia 76 nel nono giorno di festival si è concessa una pausa sul fronte divi e red carpet stellare. E si è buttata sui temi di attualità e impegnati, del cinema civile di Francesco Rosi, dell'economia mondiale basata sulla cocaina (la serie Sky Zerozerozero), del potere sociale nei due film del concorso Gloria Mundi di Robert Guediguian e A Herdade (Il dominio) del portoghese Tiago Guedes.

Dalle parti del Lido è partita Chiara Ferragni e sono arrivate le scorte, per Roberto Saviano (qui per il suo romanzo-inchiesta diventato fiction) e per il magistrato Vincenzo Calia e il giornalista Lirio Abbate (qui per Citizen Rosi). La mostra del cinema si avvia al gran finale e il tema ricorrente è il totoleone. La rosa dei film che sono piaciuti di più ai critici (e questo non assicura nulla) comprende Joker di Todd Phillips, J'Accuse di Roman Polanski, Marriage story di Noah Baumbach, The Laundromat di Steven Soderbergh, Babyteeth dell'australiana Shannon Murphy e l'italiano Martin Eden di Pietro Marcello. Al netto della 'variabile Lucrecia Martel' la presidente di giuria argentina che, dopo il suo intervento contro Polanski, poi rientrato, ha creato qualche imbarazzo. Gli ultimi due film sono Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra e La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco (il regista, si è appreso, non ci sarà). Nel concorso Venezia 76 è passato Gloria Mundi del francese Robert Guediguian, un affresco familiare sottoproletario disgraziato, con un crescendo tragico, che lo ha subito ribattezzato un Ken Loach marsigliese. Nasce Gloria, il padre, autista Uber, viene picchiato dai tassisti ufficiali, la madre è una commessa in prova in un magazzino. Del suo arrivo al mondo viene informato Daniel (Gerard Meylan), il nonno che sta per uscire da 20 anni di prigione. L'ex moglie (Ariane Ascaride, moglie e musa da sempre del regista) si spacca la schiena nei turni di notte di un'agenzia di pulizie, il nuovo marito fa l'autista di autobus.

A Herdade di Tiago Guedes racconta il Portogallo dagli anni '40 ad oggi da una angolatura particolare: la storia di Joao Fernandes (Albano Jernimo), carismatico latifondista. Chi non si sentirebbe un re con 14mila ettari? Sullo sfondo la dittatura di Salazar, la rivoluzione dei garofani, la lotta di classe e le famiglie dei potenti. Sette minuti di applausi, un grande calore in sala, hanno fatto commuovere Carolina Rosi che al festival, Fuori Concorso, ha portato Citizen Rosi, un documentario realizzato con Didi Gnocchi che traendo spunto da film come Salvatore Giuliano, Le mani sulla città, Il caso Mattei, Lucky Luciano e altri ancora, è di fatto un compendio di storia italiana, dei compromessi stato/mafia, di corruzione, di appoggi politici alla criminalità. Un film (si vedrà su Sky Arte) che è prima di tutto un atto d'amore per il padre così amato, morto nel 2015, e poi un lascito morale, del cinema di impegno civile, di educazione alla legalità. «Siamo in un'epoca trasformista, populista, molto poco ragionata, mio padre - ha detto Carolina - s'indignerebbe ancora come ha fatto per tutta la sua vita». Arriverà nel 2020 su Sky Zerozerozero, produzione kolossal internazionale, con la regia di Stefano Sollima (Gomorra, Romanzo Criminale, Suburra), tratta dal romanzo-inchiesta di Roberto Saviano. È stato l'evento Fuori Concorso di oggi con la prima mondiale dei primi due episodi. Girata in America, Europa e Africa, in sei lingue, con riprese durate quasi un anno, la serie ha un cast internazionale con Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Gabriel Byrne, Harold Torres, Giuseppe De Domenico, Adriano Chiaramida. Nel puzzle di storie, ZeroZeroZero svela i meccanismi con cui l'economia illegale diventa parte dell'economia legale. La cocaina è «l'unica materia comparabile al petrolio, la facilità con cui può essere venduta non ha eguali». La cocaina, ha sostenuto Saviano, «andrebbe legalizzata, solo così si bloccherebbero i pozzi di petrolio delle organizzazioni criminali».

 

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