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Coronavirus, il virologo Palù: «Ci sono Regioni pronte e altre meno. Riaperture differenziate scelta giusta»

Coronavirus, il virologo Palù: «Ci sono Regioni pronte e altre meno. Riaperture differenziate scelta giusta»
di Michela Allegri
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 22 Aprile 2020, 07:56 - Ultimo aggiornamento: 11:43

Le parole d'ordine sono preparazione e rigore. Studio, per capire come domare il coronavirus e per non farsi trovare impreparati di fronte a una possibile seconda ondata. Giorgio Palù, virologo della task force Covid-19 della Regione Veneto, docente emerito di microbiologia a Padova, professore di neuroscienze a Philadelphia, presidente uscente della Società europea di virologia, richiamato in servizio da Luca Zaia, spiega come dovranno funzionare la fase 2 e la riapertura - graduale - del Paese. Un dato è fondamentale: «La riapertura dovrà essere controllata a livello regionale e dovrà essere fatta seguendo regole precise e scrupolose».

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Professore, quali sono i criteri da seguire per arrivare a una riapertura del Paese?
«La riapertura dovrà sicuramente essere graduale, ma dovrà anche e soprattutto essere fatta seguendo delle regole precise. Ci sono tre criteri fondamentali da considerare. Il primo è che per arrivare a una riapertura l'indice di riproduzione virale dovrà abbassarsi il più possibile. Il secondo è che dovranno essere garantiti sistemi diagnostici e di supporto clinico, quindi ci dovrà essere la possibilità di effettuare test e tamponi e sarà necessario avere posti attrezzati negli ospedali. Il terzo è che sarà importante lavorare con scrupolo sulla tracciabilità, per monitorare e isolare eventuali focolai. Tutto dovrà andare di pari passo con un'attenta valutazione del rischio, soprattutto per quanto riguarda le categorie più fragili, cioè gli anziani e i soggetti con patologie concomitanti».

Quali attività potranno riaprire per prime?
«Alcune attività potranno riaprire prima di altre, senza che venga messa a rischio la salute delle persone, e sono quelle in cui sarà possibile garantire il rispetto scrupoloso delle norme di prevenzione del contagio. Per le attività in cui si prevedono assembramenti, come cinema, ristoranti, teatri, sarà prudente attendere».

Pensa che sia meglio procedere in modo differenziato nelle diverse regioni?

«Sicuramente la strategia di riapertura dovrà essere adeguata alle disponibilità locali, perché solo localmente si potrà sapere se ci sia o meno la disponibilità di dispositivi di protezione, di strumenti diagnostici, di posti liberi negli ospedali e nelle terapie intensive. Sarà necessario organizzare controlli a livello locale nelle aziende e negli uffici per verificare il rispetto delle norme anti-contagio, fare ricerche e studi statistici sull'immunità, stabilire quante persone siano già immunizzate e per quanto tempo. Si tratta di controlli che, ovviamente, possono essere fatti solo a livello locale, non centrale. A livello centrale, il Governo può dettare le regole per le riaperture, spiegare cosa fare e cosa non fare, ma si tratterà di norme generali, che avranno applicazioni differenti a livello regionale. Anche perché la situazione è diversa di regione in regione. Questo significa che l'operatività dovrà essere lasciata alle regioni, privilegiando quelle che hanno dimostrato di avere sistemi efficienti e che sono in grado di organizzare un'anagrafe del contagio. Sarà fondamentale il sistema della tracciabilità, e anche questo dovrà essere fatto funzionare a livello locale».

Come potremo prevenire i contagi di ritorno?
«Questo virus non si estinguerà, è quindi necessario capire come e quando tornerà e studiare come funziona l'immunità. Sappiamo che gli altri coronavirus tendono a tornare nella stagione invernale. Quindi possiamo ipotizzare che la stessa cosa succederà con questo. E sarà fondamentale essere preparati. Dovremo procedere per tentativi e correzioni, a seconda di come saremo in grado di domare il virus. Il distanziamento sociale dovrà essere sempre promosso, ma non troppo, perché il rischio è di impedire la formazione di un'immunità di gregge: se si esagera con il distanziamento c'è la possibilità che quando arriverà una nuova ondata la popolazione sia scoperta dal punto di vista immunitario».


 
 
 
 

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