La principessa Haya fugge dal marito sceicco di Dubai e porta i figli con sè: vuole il divorzio

Mercoledì 3 Luglio 2019
La principessa Haya in fuga dal marito sceicco di Dubai: vuole il divorzio

Sale la tensione politica e diplomatica tra Giordania ed Emirati Arabi Uniti a causa di una grave frattura familiare tra la sorella del re giordano Abdallah, la principessa Haya, e suo marito, lo shaykh Muhammad ben Rashid Al Maktum, potente governatore di Dubai e primo ministro degli Emirati. Media panarabi e internazionali danno ampio risalto in queste ore alla notizia della fuga clandestina da Dubai della 45enne principessa Haya e i suoi figli, due figli, Zayed e Jalila, di 7 e 11 anni, prima in Germania e poi a Londra. Prima di lei, era fuggita anche una delle figlie dello sceicco, la principessa Latifa, dopo aver denunciato soprusi e maltrattamenti. 

IL 70enne shaykh Ben Rashid ha implicitamente confermato la circostanza pubblicando sul suo profilo Instagram una dura critica alla moglie. Fonti vicine al palazzo reale di Amman affermano che si sta già lavorando per raggiungere un accordo di divorzio che soddisfi le parti, ma il governatore di Dubai chiede apertamente che i figli tornino al suo fianco negli Emirati.

Le fonti citate dai media affermano che Re Abdallah di Giordania ha già dovuto subire forti critiche per le accuse di corruzione che hanno coinvolto un suo influente cognato. Mentre l'emiro di Dubai è accusato da più parti di essere coinvolto nella misteriosa sparizione di una delle sue numerose figlie, Shaykha Latifa, che aveva manifestato dissenso nei confronti dell'autorità del padre.

Il primo a diffondere la notizia della fuga di Haya è stato Emirates Leaks: citando proprie fonti, il sito ha riferito che la principessa sarebbe scappata in Germania con l'aiuto di un diplomatico tedesco. Qui avrebbe chiesto asilo politico alle autorità, che avrebbero subito accolto la domanda e presentato l'istanza di divorzio dal marito. Tuttavia, altre fonti hanno raccontato all'americano Daily Beast che la principessa aveva espresso il desiderio di vivere in Gran Bretagna, dove in realtà avrebbe già trovato rifugio in una località segreta. Le stesse fonti hanno fatto sapere che l'emiro e il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, hanno chiesto alle autorità tedesche di riconsegnare la principessa e i due figli agli Emirati, ma Berlino ha respinto la richiesta, negando il rimpatrio forzato.

La decisione avrebbe provocato l'ira dell'emiro e potrebbe portare anche ad una crisi diplomatica tra i due Paesi. La corte reale giordana, dal canto suo, ha evitato con cura di commentare le indiscrezioni ma il quotidiano Al Quds Al Arabi, con sede a Londra, ha scritto che l'emiro di Dubai avrebbe già contattato il re giordano Abdallah per chiedergli di intervenire e riavere così i due figli con sé, accusando la moglie di «tradimento» con tanto di poesia pubblicata sull'account ufficiale di Instagram.

«Hai tradito la cosa più preziosa, ti ho dato fiducia e spazio... il più grande errore che hai fatto è stato quello di mentire», si legge. Dietro la fuga della principessa Haya, la cui ultima presenza in pubblico risale al 20 maggio scorso mentre sui social, dove è molto attiva nelle associazioni umanitarie, non compare da febbraio, ci sarebbero le pressioni esercitate su di lei e la minaccia di isolarla dai figli in seguito ai litigi con il marito. Al-Quds Al-Arabi sottolinea il fatto che la principessa ha evitato di rifugiarsi ad Amman per non mettere in imbarazzo il fratello e il regno hascemita, nella speranza di poter risolvere la questione prima che diventasse di dominio pubblico. Tuttavia, la sua assenza è stata notata alle corse ippiche di Ascot, dove la coppia partecipava ogni anno: nell'edizione che si è appena conclusa, l'emiro si è presentato da solo. Il caso della principessa segue quello della figlia dell'emiro, Latifa, che pure aveva tentato di fuggire da Dubai dopo aver denunciato il padre per le violenze subite con un video postato su YouTube. La giovane è poi sparita nel nulla e si teme possa essere stata rimpatriata con la forza e sottoposta ad altri maltrattamenti.
 

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