Boris Johnson "chiude" il Parlamento: è bufera per la prorogation

Mercoledì 28 Agosto 2019

Il premier britannico Boris Johnson ha chiesto alla regina Elisabetta la sospensione dei lavori parlamentari da metà settembre fino a lunedì 14 ottobre.

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E la regina, secondo la prassi, ha deciso di acconsentire alla richiesta, disponendo la prorogation. Lo ha reso noto in un comunicato ufficiale il Privy Council, l'organo dei consiglieri della Regina.

Formalmente, il primo ministro consiglia e suggerisce alla regina l'adozione del provvedimento. La prorogation scatta normalmente in autunno. Lo stop, nelle prossime settimane, sarebbe giustificabile vista la durata dell'attuale sessione parlamentare: cominciata a giugno 2017, è la più lunga in quasi 400 anni.

L'anomalia, in questo caso, è rappresentata dal break di circa un mese. Un periodo decisamente più lungo rispetto alla maggior parte delle pause: dagli anni '80, ricorda il Guardian, non sono mai durate più di una settimana. È altrettanto vero, però, che il mese abbondante di prorogation comprende 3 settimane dedicate alle conferenze di partito dei liberal-democratici, dei laburisti e dei conservatori.

Per convenzione, la sovrana non si oppone alla sollecitazione del premier. In questo caso, la vicenda va inquadrata nel contesto Brexit: il partito laburista accusa Johnson di voler neutralizzare il Parlamento e favorire il cosiddetto No Deal, l'uscita del Regno Unito dall'Ue senza alcuna intesa tra Londra e Bruxelles.

Secondo analisti ed esperti di diritto, è da escludere qualsiasi azione legale che possa mettere in discussione l'autorità della regina ad esercitare, in tale quadro, le proprie prerogative. Da valutare, invece, l'ipotesi di discutere la correttezza e la legittimità dell'azione con cui il premier ha chiamato in causa la sovrana.

Boris Johnson ha inviato comunque una lettera ai suoi colleghi di partito per metterli al corrente dell'iniziativa e soprattutto per chiedere unità per il fondamentale Consiglio Europeo del 17 e 18 ottobre, di primissimo piano per la Brexit.

Per le opposizioni, quella di Johnson è una vera e propria dichiarazione di guerra alla democrazia parlamentare. Una decisione gravissima e irresponsabile, un precedente isolato almeno nella storia moderna e contemporanea del Regno Unito

 

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