Calenda: «Draghi deve restare alla guida, Berlusconi per noi non è votabile»

Il leader di Azione: Berlusconi per noi non è votabile, Cartabia potrebbe essere la prima presidente donna

Calenda: «Draghi deve restare alla guida ma serve un'intesa sul programma»
di Ernesto Menicucci
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Martedì 11 Gennaio 2022, 07:20 - Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 14:17

Carlo Calenda, leader di Azione, chi sceglierebbe per il Quirinale?
«A nostro avviso la Ministra Cartabia ha il profilo istituzionale, le competenze e l'equilibrio per essere la prima Presidente della Repubblica donna. Ma prima di tutto occorre chiarire tra i partiti della maggioranza se questo Governo deve o no andare avanti. Bisogna rovesciare la prospettiva: c'è sufficiente coesione sui provvedimenti? Deve essere chiaro che se Draghi resta a Chiginon possono ricominciare i distinguo. Senza aver verificato questo come possiamo scegliere insieme un Presidente della Repubblica? Ho proposto questo ai segretari di partito da giorni. Spero che si diano una mossa».

Draghi deve andare al Colle o restare a palazzo Chigi?
«Deve rimanere premier. Dobbiamo implementare il Pnrr, spendere bene 50 miliardi di euro di fondi europei, affrontare inflazione e aumento dei prezzi dell'energia. Non c'è un Premier che meglio di Draghi possa svolgere questo lavoro».

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Se non viene scelto per il Colle, il rischio governo cadrebbe?
«È vero il contrario. È già molto difficile affrontare le sfide che ci attendono con Draghi. Chiediamo un patto di legislatura. Senza Draghi la maggioranza non avrebbe possibilità di tenere. La sfida è far funzionare bene la pubblica amministrazione. Negli ultimi 30 anni pur con ottimi Presidenti della Repubblica il Paese ha continuato a declinare».

Se l'Italia perdesse sia Mattarella che Draghi quali sarebbero le ripercussioni nella Ue?
«Sarebbe un disastro a cui non voglio nemmeno pensare. Se i segretari di partito non si dimostrano capaci di coordinarsi rischiamo questo scenario».

Berlusconi è invotabile per lei?
«Sarebbe un errore dello stesso Berlusconi non capire che metà del Paese non si riconosce nella sua figura e che quindi non lo accetterebbe. E se Berlusconi continua a bloccare il centrodestra su questa posizione raggiungere un accordo sul Presidente della Repubblica sarà impossibile. Sarebbe grave nei confronti del paese».

 

Tentazioni nell'area centrista?
«Le escludo. Noi di Azione sicuramente non abbiamo questa tentazione. Con Più Europa, come è noto, ragioniamo di una federazione. Per quel che concerne quella tra Toti, Renzi e Brugnaro non le so davvero dire».

L'elezione del Quirinale può far nascere un polo di centro?
«Più del centro c'è un disperato bisogno di un grande movimento riformista e pragmatico che aiuti ad archiviare il bipopulismo».

Con chi? Renzi, Toti, voi?
«Rispetto il percorso di tutti, ma il nostro impegno va in una precisa direzione. Noi puntiamo a un grande casa dei riformisti e un primo importante passo lo faremo con la federazione con Più Europa e con il lavoro sul Programma per l'Italia organizzato da Cottarelli. Come fatto a Roma dove siamo diventati il primo partito, serve lavorare sul territorio, scegliere persone competenti, fare proposte serie.

Cosa farà M5S?
«Hanno dieci idee diverse che esternano contemporaneamente. È una storia finita. Non so davvero chi glielo ha fatto fare a Conte a mettersi in questo gigantesco macello. Purtroppo occorrerà provare a cercare un accordo anche con loro sul Governo e sul Presidente della Repubblica, ma sono allo sbando».

Suppletive a Roma. Quante chance avete di portare in Parlamento un grande elettore?
«Non lo so, va a votare pochissima gente. Abbiamo cercato di trovare un candidato comune con Pd e Iv, ma non siamo riusciti. Appoggiamo Valerio Casini che è una persona seria e preparata».

Più distanti da Pd o Fi?
«Dobbiamo lavorare tutti insieme. Come accade in Europa. Popolari, liberali e social democratici devono trovare la forza per staccarsi da populisti e sovranisti. In Europa siamo alleati, dobbiamo farlo anche in Italia, rinnovando la classe politica».

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Fosse il segretario dem Enrico Letta, come si muoverebbe?
«Non sta davvero a me dirlo. Gli consiglio di stare alla larga dalle posizioni dei 5S su temi giustizia o energia. Per il resto, siamo qui per dialogare».

A Roma avrete una giunta ombra. Una stampella per i dem?
«Tutt'altro. È uno strumento di pungolo per la giunta Guatieri, una prassi anglosassone: una giunta che si relaziona con quella ufficiale in maniera pragmatica, costruttiva e non ideologica come sarà la nostra opposizione. Avanzeremo proposte per la città. Semmai, un suggerisco al sindaco Gualtieri di volare alto e di non farsi risucchiare dai correntismi del Pd».

Avete detto che alla Regione Lazio sosterreste D'Amato? Anche con M5S come alleati?
«Quello che ho detto è che alle prossime Regionali secondo me i 5S saranno marginali. D'Amato ha lavorato molto bene sul Covid e per quello che ci concerne la qualità dell'azione di governo è il parametro fondamentale per scegliere».

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