Elezioni Quirinale, Marattin: «Salvini non è il kingmaker, serve una proposta condivisa da tutti i capi dei partiti»

Il parlamentare di Italia Viva: "Il centrodestra doveva contarsi ma poteva evitare la prova di forza"

Elezioni Quirinale, Marattin: «Salvini non è il kingmaker, serve una proposta condivisa da tutti i capi dei partiti»
di Francesco Malfetano
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Sabato 29 Gennaio 2022, 06:34

Onorevole Marattin, quinta giornata, due fumate nere. La notizia del giorno è senza dubbio il centrodestra che fallisce l'operazione per portare Elisabetta Casellati al Colle. Lei cosa ne pensa?
«Non è stato un bello spettacolo. Usare la seconda carica per fare una prova di forza, che peraltro dall'inizio non sarebbe riuscita perché partivano da 453 grandi elettori, non è stato affatto un bel momento. Forse dal loro punto di vista non potevano non farlo. Perché avevano bisogno di capire quali numeri avevano. Ma io penso invece che era un passaggio da evitare».

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Salvini ne esce ridimensionato. Ma quanto?
«Uno dei motivi per cui non procediamo in maniera ottimale è che continuiamo a ragionare tra chi vince e chi perde tra i leader. Ma qui eleggiamo il Capo dello Stato, non è un congresso politico. Poi la prestazione di Salvini è stata largamente subottimale per così dire. Però ribadisco, non è il momento di dare un voto ai leader. Probabilmente la giornata di oggi sancisce solo che il segretario leghista non è il king maker che ha provato ad essere. Ma questo affonda le sue radici nel fatto che è stato commesso l'errore di identificarne uno solo. Ce ne vogliono sei, uno per ogni partito, per arrivare ad una proposta condivisa. Non possono esserci maker vassali in pratica, sennò vai fuori focus».
La rosa in campo, al netto della disponibilità del presidente Mattarella al bis o meno, sembra restringersi ai nomi di Casini, Draghi, Belloni o Cartabia.
«Quelle di Casini e Draghi sono figure quirinabilissime, ma non credo siano le uniche. Non sta scritto da nessuna parte che debba essere cosi. Però farei una riflessione. Due di queste hanno già cariche importanti. Per cui quelle due scelte avrebbero conseguenze, gestibili magari, ma hanno particolarità che se le scegli succedono cose. Da un lato la seconda l'elezione bis consecutiva. Dall'altro con Draghi si torna a dover creare un nuovo governo con stabilità da verificare. Per quanto riguarda Casini invece non c'è neanche bisogno che lo dica: è un nome possibile e sarebbe anche un buon presidente».

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Alla sesta votazione schede bianche e astensioni. Che partita si prospetta questa mattina?
«Oggi (ieri ndr) è stata di decompressione. Ma in fondo è normale. Questa settimana noi l'avevamo data per occupata tutta. Onestamente però spero che da lunedì ci venga dato modo di dedicarci ad altro. In commissione abbiamo la riforma fiscale, le misure per il Pnrr, il caro bollette. Dobbiamo necessariamente metterci a lavorare. Poi, è chiaro, sono tutti auspici. Ma per l'elezione ci prenderemo il tempo che serve».
Tra coloro che pare abbiano avuto un ruolo rilevante nel far fallire l'operazione Casellati, ci sarebbe il gruppo di Coraggio Italia e alcuni degli elettori di Forza Italia. Due partiti con cui Matteo Renzi e Italia Viva dialogano da tempo. La giornata di oggi è leggibile come anticipazione della nascita di un nuovo polo?
«La ristrutturazione dell'offerta politica italiana è così importante da essere indipendente da questa elezione. Sono scettico rispetto a offerte nate in questa fase. Poi, a guardarla da fuori, è ovvio che oggi c'è un'offerta politica sovranista, quella di sinistra tradizionale e movimentista, manca però un polo liberal-democratico».

 

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