Quirinale, i voti 5S a Mattarella segnale per Conte: anche i filo-Di Maio pronti a smarcarsi

Le istruzioni via telefonino ai parlamentari grillini: "Scheda bianca ma siete liberi di esprimervi secondo coscienza"

Quirinale, i voti 5S a Mattarella segnale per Conte: anche i filo-Di Maio pronti a smarcarsi
di Francesco Malfetano
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Venerdì 28 Gennaio 2022, 06:21 - Ultimo aggiornamento: 12:57

La prima crepa della giornata all'interno del Movimento 5 stelle è ben visibile già al mattino. Quando manca ormai poco all'inizio del voto infatti, i cellulari dei grandi elettori grillini prendono a squillare tutti insieme. Sul display un messaggio piuttosto eloquente con l'indicazione di voto: «Scheda bianca». Nulla di nuovo rispetto a quanto accaduto fino a questo momento.

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Se non fosse che poi filtra una precisazione che rende meno perentorio il diktat: viene lasciata la libertà di esprimersi secondo coscienza. Tutto e niente. Un'indicazione precisa e il suo contrario. Lo specchio dei cinquestelle in questa fase in pratica.
IL VOTO
«Così facendo loro pensano di mettere il cappello sui voti che hanno capito essere in arrivo per il presidente Mattarella, ma in realtà si autorizzano solo le correnti ad andare per conto proprio. Le si rinvigorisce. E nei prossimi giorni rischia di diventare drammatica» spiega entrando a Montecitorio uno dei volti più noti (e ad oggi più critici) tra i pentastellati. «Se aumenteranno ancora i voti a favore di Sergio Mattarella - aggiunge - arriveremo a un punto in cui non potremo far altro che farci trovare pronti».

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Una previsione che, a onor del vero, è stata poi rispettata per quanto riguarda ieri. Al punto che quando il presidente della Camera Roberto Fico termina con la lettura delle schede, il risultato si trasforma rapidamente in un nuovo messaggio inviato dai suoi a Giuseppe Conte. I 166 voti nell'urna a favore di Sergio Mattarella (51 in più rispetto a mercoledì) sono un dito puntato contro l'avvocato e lo stallo senza prese di posizione in cui viene accusato di star trascinando i pentastellati.
«È un segnale del Parlamento di cui le forze politiche, tutte quante, devono tenere conto», commenta il vicepresidente del M5S Riccardo Ricciardi, intercettato a Montecitorio. «Di certo oggi in Parlamento emergono segnali da non sottovalutare». Gli fa eco il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia.
Alla protesta, secondo quanto speculano diversi grillini in Transatlantico, si sono uniti anche molti dimaiani con l'intenzione di rendere più evidente che, per quanto Conte conduca le trattative (sempre nell'ottica di evitare il passaggio di Mario Draghi al Quirinale), l'ex premier in realtà non è affatto in grado di garantire tutti i voti dei grandi elettori a 5 stelle.

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Tant'è che, annusata l'aria, interviene sul punto il fedelissimo dell'avvocato e vicepresidente del Movimento Mario Turco: «I segnali del parlamento vanno sempre considerati e possono servire come indicazione per la scelta delle caratteristiche del futuro Presidente della Repubblica. Adesso, però, le forze politiche di maggioranza devono fare sintesi e assumersi la responsabilità di nominare un Presidente della Repubblica orgoglio degli italiani».
LA GIORNATA
Non a caso, per ricompattare le truppe Conte, al termine del vertice con Pd e LeU, ieri è sfilato più volte tra i corridoi di Montecitorio, capitolando, attorniato dai suoi, alla buvette e in transatlantico.
Le indicazioni sono sempre le stesse: «Continuità dell'azione di governo» con Draghi a Palazzo Chigi, «Immediata disponibilità al confronto con il centrodestra» ma - come da indicazioni anche di Beppe Grillo - assolutamente nessuna rottura con il Pd. I nomi? «Nelle sedi opportune». Ma quelli sul tavolo fino a ieri erano ancora l'attuale capo del Dis Elisabetta Belloni e il giurista Sabino Cassese. Entrambi accettabili dai grillini. La prima peraltro gode di un rapporto privilegiato con Luigi Di Maio con cui ha lavorato a stretto contatto alla Farnesina, e per questo c'è prudenza. Il rischio è che Conte, che pure ne ha assoluta stima, avallandone la candidatura finisca col far intestare la vittoria al ministro degli Esteri. Proprio Di Maio del resto, è tutt'altro che disponibile a mollare la partita. E ieri ha incassato proprio il sostegno di Grillo che, in una telefonata, gli ha ribadito l'appoggio e l'infondatezza delle sue presunte pressioni a sostegno di Draghi.

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In ogni caso i 5 stelle continuano a cercare di evitare una narrazione che configuri una fase caotica o, peggio, di stallo. Si sta «premendo sull'acceleratore», fanno sapere per tenere alta la tensione. Conte «è determinato e fiducioso sul nome condiviso» dicono annunciando l'ennesima girandola di incontri ravvicinati. Vertici e telefonate da cui però, ancora non è venuta fuori la carta vincente.

 

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