Quirinale, Letta: «Il governo è più forte. E adesso cambieremo la legge elettorale»

Il leader del Pd a Salvini: ora nessuno marchi il territorio o tiri gomitate

Quirinale, Letta: «Il governo è più forte. E adesso cambieremo la legge elettorale»
di Alberto Gentili
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Domenica 30 Gennaio 2022, 01:11 - Ultimo aggiornamento: 13:12

«L’elezione di Mattarella per noi è la soluzione migliore, l’ho sempre detto che era il massimo. Ma è la vittoria di tutti. E il governo ne esce rafforzato. Non serve alcun rimpasto». Enrico Letta, mentre i grandi elettori stanno per incoronare per la seconda volta Sergio Mattarella capo dello Stato, fa il bilancio della lunga e travagliata partita del Quirinale. Non senza qualche accenno di amarezza: «Siamo stati costretti a chiedere al presidente della Repubblica di essere rieletto, segno di una profonda crisi politica e istituzionale. Ma forse ciò che è accaduto può rendere la politica, ora bloccata, consapevole di dover risolvere i suoi problemi cominciando dalla necessità di limitare il più possibile il trasformismo con la riforma dei regolamenti parlamentari».

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Il segretario del Pd, incontrando i giornalisti, parte da un «grandissimo ringraziamento a Mattarella per la sua scelta di generosità nei confronti del Paese». Poi racconta: «In questi giorni si è dipanato un continuo scontro di veti, contro veti, veti incrociati, spesso incomprensibili. Ma questa difficoltà è stata, questa mattina, il punto di partenza per far capire a tutti che non c’è nessuna delle due coalizioni che ha la maggioranza in Parlamento. Non a caso noi non abbiamo messo in campo nessun nome di parte, mentre ne avremmo avuti tanti. E non l’abbiamo fatto perché l’unico profilo adatto era quello di una personalità super partes. Meno male che c’è una figura come quella di Mattarella che credo faccia felici tutti gli italiani».

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Nell’ultima settimana, secondo Letta che ha ricevuto la standing ovation dei propri parlamentari, «è cambiata la geografia politica». Ed è mutata anche grazie al fatto che «nei momenti e nei passaggi cruciali, il campo largo è esistito. C’è stato. Siamo riusciti a tenere insieme partiti che vanno dal centro alla sinistra. Conte? Di lui mi fido. Certo, ci sono state frizioni all’interno della coalizione, ma c’è stato un lungo chiarimento che per me è sufficiente. E credo che ne usciamo rafforzati: ora ci conosciamo meglio e abbiamo imparato a lavorare insieme, a collaborare. Mentre il centrodestra esce diviso, spaccato in tronconi».

Per affrontare però «l’ultimo miglio della legislatura» e soprattutto la prossima, «metteremo mano alla legge elettorale. Per noi la riforma va messa assolutamente in agenda: quella attuale è la più brutta che ci sia». Letta però glissa sul tipo di modello, non parla di proporzionale.

Al segretario dem sta a cuore piuttosto sottolineare la «maggiore forza del governo». «La maggioranza poteva sfasciarsi. Invece, finalmente, nelle ultime ore abbiamo fatto un buon lavoro comune». Ma l’approdo non è stato facile. L’esecutivo di Mario Draghi ha rischiato di saltare. E se non è avvenuto, spiega Letta, è perché «siamo riusciti a tenere assieme tre perimetri diversi: quello delle coalizioni, quello dalla maggioranza di governo e della maggioranza che elegge il capo dello Stato. Questo grazie alla figura eccezionale del presidente Mattarella». Segue auspicio: «Mi auguro che d’ora in poi nessuno voglia marcare il territorio, tirare gomitate agli altri», chiaro il riferimento a Matteo Salvini, «e spero ci sia maggiore coesione tra di noi». Tanto più che «Draghi esce più forte», avendo «accanto il Presidente che gli ha dato la forza in questi undici mesi. E non è una cosa da poco: un Presidente nuovo ci avrebbe messo un po’ di tempo, avrebbe dovuto fare un rodaggio, prima di entrare nel ruolo di aiuto, protezione e spinta dell’esecutivo». Ciò sarebbe «stato un problema», perché «il governo deve agire subito per consolidare la ripresa economica e per fronteggiare l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime». E proprio per questo «non serve alcun tagliando al governo, alcun rimpasto. Per quanto ci riguarda l’esecutivo va bene così: siamo stati in apnea, ora prendiamo fiato e ricominciamo a correre».

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IL BILANCIO
A Letta sta a cuore sottolineare che «lo scenario» che vede Draghi confermato a palazzo Chigi e Mattarella rieletto al Quirinale «per noi è quello ideale. È il migliore possibile, migliore di quello che avrebbe visto Draghi eletto capo dello Stato». Anche perché, «dopo ciò che è successo negli ultimi giorni, non so davvero se saremmo riusciti a negoziare con gli alleati un nuovo primo ministro e un nuovo Presidente». In sintesi: «Non so se saremmo riusciti a fare un altro governo con Draghi al Quirinale».

Non manca un passaggio sul piano personale: «In questi giorni ho dovuto dire tanti no in modo netto. Mi è dispiaciuto farlo e sono un po’ ammaccato, perché ho dovuto fare la parte del cattivo eccedendo a volte nei termini. Ma era necessario. Però la scorsa notte ho telefonato a Berlusconi in ospedale per dirgli che non c’era nulla di personale nelle affermazioni che avevo dovuto usare: dovevo dimostrare che nessuno ha la maggioranza in questo Parlamento e dunque la soluzione era avere un Presidente di tutti, non un capo politico al Quirinale». Casellati bocciata è ancora super partes? «Non abbiamo alcuna intenzione di chiedere le dimissioni della presidente del Senato, le chiediamo di continuare il suo lavoro».
 

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