Quirinale, l'asse tra Lega e Meloni regge al test astensione. «Ora uniti sul candidato»

In 441 grandi elettori su 453 rispettano l'indicazione di non partecipare al voto

Quirinale, l'asse tra Lega e Meloni regge al test astensione. «Ora uniti sul candidato»
di Emilio Pucci
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Venerdì 28 Gennaio 2022, 06:08

Altre 24 ore sull'ottovolante per il centrodestra. Dalla possibile rottura a un tentativo di ricompattarsi. Ha rischiato di dividersi anche sul quarto voto perché Fratelli d'Italia è tornata a chiedere la conta. «Ma perché indugiare? Abbiamo preso un impegno con i cittadini», il ragionamento di Meloni di prima mattina. La giornata comincia con un caffè tra Salvini, Toti e Tajani. E finisce a tarda notte, con l'idea di contarsi su Casellati. Al mattino era stato diverso: FdI aveva insistito subito per puntare subito su una candidatura.

Lega e Meloni, regge il test astensione

 

Forza Italia aveva frenato: perché non astenersi? Ed ecco che si registra una convergenza dopo la spaccatura sul terzo scrutinio. Ai parlamentari arriva un messaggio. Presentarsi nell'Aula senza ritirare neanche la matita e annunciare la decisione di non partecipare al voto. Rispettano il mandato 441 grandi elettori su 453.

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LE TENSIONI
L'atmosfera resta comunque tesa, con Salvini che per tutto il giorno cerca un nome da presentare già oggi. I tentennamenti del leader leghista fanno irritare i centristi, che per ventiquattro ore avevano lavorato a una candidatura condivisa: Salvini aveva aperto mercoledì pomeriggio incontrando Renzi al Senato, dopo che gli emissari di Lega e di Iv avevano concordato il faccia a faccia. Il senatore di Rignano portava in dote anche la sponda (non proprio convinta) del Pd e un'interlocuzione in corso con Forza Italia. Soluzioni tramontate, pare anche per l'opposizione di Fratelli d'Italia: e così l'ex ministro dell'Interno (dopo un consulto con i suoi) ha frenato, tornando sullo schema classico di nomi più di centrodestra e ricostruendo così l'asse con Meloni.
L'obiettivo del Capitano leghista è quello di muoversi nel perimetro del centrodestra. Lo ha ribadito anche alla leader di FdI incontrata nel tardo pomeriggio alla Camera. A lei ha spiegato di non poter forzare la mano su Nordio, Pera o Moratti. Ma in serata, dopo l'ennesimo vertice, si è deciso salvo un ulteriore aggiornamento stamane di puntare su Casellati. Nome al quale si è arrivati dopo la solita ridda di ipotesi: dalla Belloni proposta arrivata dal presidente M5s Conte - a Sabino Cassese, gradito anche alla Meloni visto che quest'ultimo era stato ricevuto alla festa del partito ad Atreju.

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LE DIFFICOLTÀ
Ma non sarà facile per il segretario della Lega tenere unito il centrodestra. E qualcuno pensa che la prova su Casellati possa servire anche a rispolverare l'asse verde-giallo con i grillini. Da vedere anche quale sarà l'atteggiamento dei centristi. Giovanni Toti è chiaro: «Pier Ferdinando Casini è un nome che mi pare riscuota un successo bipartisan piuttosto vasto, è stato uomo fondatore del centrodestra, eletto in un collegio del centrosinistra alle ultime elezioni, quindi sicuramente con i crismi della sensibilità larga». Salvini nel pomeriggio ha riunito i suoi. C'è chi gli ha suggerito di puntare su una figura di centrodestra che possa trovare riscontri anche all'interno della maggioranza; chi, invece, gli ha consigliato di andare su un nome che garantisca tutti; e infine l'ultima carta, quella di una guerra di nervi con l'ex fronte rosso-giallo.

 


I TIMORI
La preoccupazione degli alleati della Lega è che il Capitano stia sbandando. FI e Udc ieri si sono incontrati, hanno ipotizzato di non escludere una convergenza su altri nomi, se ci fosse l'intesa con i rosso-gialli. Poi si è deciso di aspettare le mosse del segretario leghista, che ha valutato con i suoi anche l'opzione Draghi. Non perché sia la pista da battere: noi ha ragionato nel primo pomeriggio l'ex ministro dell'Interno con i suoi manteniamo la posizione ma se gli altri alleati vogliono virare lo dicano apertamente. Si continuerebbe con questo governo, si posticiperebbero le scadenze del Pnrr di sei mesi e ci sarebbero le elezioni anticipate. Salvini si è poi assentato per un paio di ore, ha spiegato anche agli alleati di aver visto professori universitari e docenti. Al vertice di ieri mattina Salvini ha spiegato di volersi prendere altre ventiquattro ore. «Dovete avere un po' di pazienza. Sto lavorando per trovare una soluzione», ha spiegato, ipotizzando per oggi comunque un voto sulla scheda.
I sospetti dei leghisti sono legati anche alle mosse di Berlusconi. E non solo per la telefonata che l'ex premier ha avuto con Draghi, ma anche per la visita di Tajani a palazzo Chigi. Dopo il vertice di ieri sera, andato avanti fino a tarda notte, l'ultima svolta. E oggi la prova dell'aula.


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