Quirinale e Palazzo Chigi, la doppia partita: ecco i sei uomini e donne chiave delle trattative

Conte, Salvini, Letta, Meloni, Draghi, Mattarella: sono loro a dettare le regole tra Colle e governo

Quirinale e Palazzo Chigi, la doppia partita: ecco i sei uomini e donne che la stanno giocando
di Diodato Pirone
4 Minuti di Lettura
Martedì 25 Gennaio 2022, 11:57 - Ultimo aggiornamento: 13:12

Ma chi sono i sei uomini e donne che possono determinare lo sblocco dello stallo sul Quirinale? E perché solo loro possono farlo? Per tentare di rispondere a queste domande li elenchiamo scegliendo il criterio del numero di Grandi Elettori sui quali possono contare.

Giuseppe Conte, leader 5Stelle, gioca in difesa

Sulla carta Conte dispone di 234 voti, quasi il 25% degli elettori del prossimo inquilino del Colle. In teoria dovrebbe essere lui a dare le carte e a indirizzare la scelta del nuovo Presidente. Non può farlo per due ragioni: fa parte di uno schieramento composito, come quello del centro-sinistra, e il Movimento non è compatto perché da anni alle prese con un assestamento politico continuo che non gli consente di esprimere una leadership politica solida. L'obiettivo tattico immediato è quello di evitare le elezioni anticipate.

Matteo Salvini, leader della Lega, punta sul governo

Caduta la candidatura di Silvio Berlusconi che lo ha fiaccato per mesi, Matteo Salvini sta cercando di prendere la leadership di un centro-destra molto diviso. Può contare su 212 Grandi Elettori. Il suo obiettivo pare essere quello di varare un governo con una impronta politica più forte una volta scelta una personalità per il Quirinale. Una mossa utile in vista delle elezioni 2023. E' una prospettiva difficile perché sostituire i ministri mentre il Pnrr sta prendendo forma sotto il controllo occhiuto dell'Unione Europea non è facile. La sua partita è osteggiata dal Pd, dalla Meloni ed è vista con grandissima perplessità dallo stesso premier Mario Draghi che conosce bene quanto sia complesso il dossier Pnrr.

Enrico Letta, segretario del Pd, vuole la riforma elettorale

Il Pd ha soltanto 154 Grandi Elettori e per la prima volta da anni numericamente non può essere determinante per l'elezione del Presidente della Repubblica. Da qui la scelta di attendere la caduta - prevedibile - della candidatura Berlusconi per tentare di risolvere assieme la doppia partita del Quirinale e del governo. Senza alzare troppa polvere Letta vedrebbe con favore al Colle Mario Draghi e in subordinata un Mattarella bis assieme a un governo che arrivi al 2023 con il mandato per una nuova legge elettorale.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, gioca di rimessa

La Meloni ha pochi Grandi Elettori, solo 63, ma può contare su un consenso elettorale che secondo i sondaggi viaggia intorno al 20%. Non può tirare la volata a Draghi perché formalmente all'opposizione ma, sia pure ufficiosamente, non lo vedrebbe male al Quirinale perché in caso di futura vittoria del centro-destra alle politiche costituirebbe una sorta di garanzia per la costituzione di un governo meno vicino all'Unione Europea. Vuole una legge elettorale maggioritaria ma non è detto che Forza Italia, o ciò che rimarrà di Forza Italia dopo il tramonto della candidatura Berlusconi, sia di questa opinione. Stando all'opposizione si giova della possibilità di giocare di rimessa e di poter raccogliere il disagio dell'opinione pubblica.

 

Mario Draghi, premier, è finalmente sceso in campo ma...

Quante divisioni ha il premier? La celebre battuta di Giuseppe Stalin sulla forza militare del Papa fotografa bene la situazione del presidente del Consiglio Mario Draghi. Non ha Grandi Elettori che rispondano ai suoi "ordini" ma un prestigio internazionale e interno sul quale - diciamo così - è un peccato non investire. Ieri ha avuto una serie di colloqui con i leader politici. Il che segnala una sua disponibilità per il Quirinale ma ha anche sottolineato ai leader dei partiti di non sottovalutare le difficoltà che un eventuale nuovo governo dovrà affrontare. Non ne parla nessuno ma il gruzzolo dei 200 miliardi del Pnrr bisognerà meritarselo e saperlo spendere.

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica uscente, è in attesa

Ufficialmente il suo mandato scade il 3 febbraio e Sergio Mattarella, da buon professore di diritto costituzionale, ha fatto sapere da tempo ai partiti che la Costituzione non a caso fissa in 7 anni la durata in carica del Capo dello Stato. Si è comportato con la serietà e la sobrietà che gli italiani hanno toccato con mano e ha preparato la sua uscita in tutti i dettagli. Ciò detto, se la situazione dovesse sfuggire di mano, oppure se gli eventi precipitassero (ieri le Borse hanno subito un mezzo terremoto per via della crisi Ucraina) i partiti potrebbero essere costretti a chiedergli il bis. In ginocchio, come accadde nel 2013 con Giorgio Napolitano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA