Quirinale, Berlusconi tra la ritrovata centralità e la ricerca del piano B: il colpo di scena

Quirinale, Berlusconi tra la ritrovata centralità e la ricerca del piano B: il colpo di scena
di Alberto Gentili
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Venerdì 21 Gennaio 2022, 13:42 - Ultimo aggiornamento: 13:53

Comunque vada a finire, Silvio Berlusconi ha già segnato diversi punti a suo favore in questo finale di partita per il Quirinale. Erano anni che il Cavaliere - dopo l’uscita di scena dell’autunno del 2011 e le dimissioni da premier innescate dalla crisi finanziaria che portò alla nascita del governo di Mario Monti - non aveva questa centralità. Invece, soltanto il fatto di essere riuscito a concretizzare la sua candidatura a capo dello Stato, con tanto di vertice a Villa Grande e la benedizione-investitura di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, l’ha riportato al centro della scena. E’ tornato una sorta di dominus. Tutti appesi ai risultati dell’operazione “Scoiattolo”, vale a dire la caccia a colpi di telefonate (centralinista Vittorio Sgarbi) di potenziali grandi elettori. Tutti in attesa di capire se, e quando, Berlusconi scioglierà la riserva. Quando dirà, insomma, se davvero vorrà mettere in gioco il suo nome nell’urna quirinalizia a partire da lunedì prossimo.

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Già all'incasso

C’è dell’altro oltre alla ritrovata centralità. Ormai tutti scommettono che Berlusconi rinuncerà a correre. E vi rinuncerà non tanto perché l’operazione scoiattolo è fallita come certifica lo stesso Sgarbi. Ma perché Salvini non lo vuole al Quirinale e dunque nel segreto dell’urna gli farebbe mancare i voti necessari. E il capo leghista non vuole Berlusconi perché sa perfettamente che la sua elezione avrebbe un effetto dirompente sul sistema, visto che innescherebbe una guerriglia parlamentare, darebbe più peso a Forza Italia (solo il fatto che Berlusconi si sia candidato ha fatto risalire il partito azzurro nei sondaggi) e farebbe precipitare il Paese verso le elezioni anticipate. In più, l’ascesa di Berlusconi sul Colle toglierebbe ruolo e prestigio al leader leghista. Da qui la ricerca spasmodica di Salvini di un “piano B” e di un candidato condiviso con almeno una parte del centrosinistra.

Il colpo a sorpresa

In ogni caso, dato che sono tutti appesi alla sua candidatura, ora è Berlusconi ad avere il boccino. E come molti prevedono sarà lui a diventare il vero kingmaker nella corsa per il Colle. Come? Facendo tra domenica e martedì il famoso e atteso passo indietro. Perché è evidente a tutti che il Cavaliere, ora che i numeri attesi non si sono concretizzati, non ha alcuna intenzione di rischiare la faccia, di subire l’onta della bocciatura del Parlamento riunito in seduta comune. Così Berlusconi già studia il colpo di scena. Già ha in tasca, per il Quirinale, il nome più sgradito a Salvini: Mario Draghi, se possibile accompagnato sul Colle da Gianni Letta nel ruolo di segretario generale. C’è chi dice che il capo di Forza Italia potrebbe proporre anche la rielezione di Sergio Mattarella. Ma di differenza ce n’è poca. In ogni caso Berlusconi passerà alla storia come il vero regista di questa elezione quirinalizia. E avrà messo in secondo piano Salvini. Se poi, come spera, tra qualche tempo dovesse incassare la nomina di senatore a vita per l’attesa «riabilitazione», il Cavaliere avrebbe fatto bingo.

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