Giorgetti, voci di dimissioni: già si apre il fronte governo. Ma dal Pd no al rimpasto

I malumori nella Lega, il ministro: «Io vado a casa». Poi arriva la smentita

Giorgetti, voci di dimissioni: già si apre il fronte governo. Ma dal Pd no al rimpasto
di Francesco Malfetano
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Domenica 30 Gennaio 2022, 00:57 - Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio, 08:41

Neanche il tempo di ufficializzare la rielezione del presidente Sergio Mattarella, che all’orizzonte inizia a stagliarsi già un nuovo caso politico. Dopo un incontro tra il segretario della Lega Matteo Salvini e il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, i due hanno recapitato sul tavolo di Mario Draghi la richiesta di un vertice. Perché? A fornire i primi indizi è lo stesso titolare del MiSE (che non aveva preso parte ad alcuni degli ultimi Consigli dei ministri), che ai giornalisti ha detto che il suo addio al governo «è una ipotesi, magari c’è da migliorare la squadra. Ho posto un tema serio». I parlamentari tornano a tremare. Dopo il “lavoro” necessario per tenere tutto sommato in piedi questa maggioranza di governo durante il voto per l’elezione del Capo dello Stato (e quindi, sperano, portare con sicurezza al suo termine naturale la legislatura), la Lega pare avere in mente di rimettere tutto in discussione.

LE DICHIARAZIONI

Passano un paio d’ore però, e le acque già iniziano a tornare più placide. È lo stesso Giorgetti a chiarire che quella da lui posta è più che altro una questione di metodo. Al governo, spiega, «per affrontare questa nuova fase serve una messa a punto. Per non trasformare quest’anno in una lunghissima, dannosa campagna elettorale che non serve al Paese serve un cambio di codice di condotta tra gli alleati». «L’anno prossimo», ha ricordato, «ci sono le elezioni, dei referendum abbastanza divisivi, che spero non blocchino l’attività del Parlamento e del governo. L’esecutivo lavora benissimo, ma un anno così richiede probabilmente quantomeno un codice di comportamento tra alleati». Metodo o meno, a sentire le dichiarazioni del ministro è inevitabile pensare che nel governo regni davvero il caos. Anche perché alla richiesta della Lega, subito si associa anche Giuseppe Conte. «Abbiamo chiesto un incontro a Draghi - rilancia - serve un patto per i cittadini». 

E allora ancora una volta è il segretario dei dem Enrico Letta a provare a vestire i panni del pompiere e gettare acqua sul fuoco. Interrogato sull’ipotesi di un rimpasto infatti, Letta ha subito precisato che per il Partito democratico «il governo va bene così», salvo poi gettare la palla nel campo di Mario Draghi: «È nelle prerogative del presidente del Consiglio immaginare qualsiasi forma di cambiamento». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Forza Italia, che con Antonio Tajani, fa sapere che «il governo è stabile» e l’alleato Roberto Speranza di LeU: «Dobbiamo metterci subito al lavoro. Io penso che non sia il tempo di formule politiche incomprensibili». A questo punto torna sui suoi passi anche Conte: «Il M5s non ha mai espresso l’esigenza di un rimpasto: è una roba sulla quale noi non abbiamo nessuna sensibilità. Noi vogliamo un patto per il Paese e siamo disposti a rinnovare il nostro impegno». Frenate che però non sembrano interessare più di tanto Salvini. Il segretario del Carroccio infatti non molla e ai microfoni del Tg1 dice: «Rimpasto? Ne parleremo con Draghi, se c’è qualche ministro che non ha voglia di lavorare o di non essere coerenti è giusto che ne parliamo ma da lunedì».

 


LA SMENTITA

Trascorrono ancora una manciata di minuti e allora si rende necessaria la smentita del diretto interessato: «Ma va, ma che rimpasto, non esiste» dice Giorgetti ai cronisti che lo assediano a Montecitorio, confermando di fatto quanto già spiegavano coloro che lavorano a stretto contatto con il ministro al MiSE. Quella di Giorgetti sarebbe poco più di una posizione di facciata. Un intervento concertato con Salvini, la cui immagine ora è data in pesante discesa all’interno della Lega, con cui proverebbero più che altro di spostare il focus dell’attenzione dalla batosta che ha appena incassato. Un tentativo, più o meno maldestro lo si scoprirà nei prossimi giorni, di impedire soprattutto al fronte dei governatori del Nord-est di mettere sotto attacco la leadership del segretario. 
 

Implacabile Matteo Renzi - dopo aver passato un’oretta in transatlantico a dileggiare più o meno tutti i protagonisti della strana partita per il Quirinale - liquida infatti la faccenda come un tentativo di evitare la resa dei conti interna. «La Lega vuole il rimpasto di governo? Non mi occupo di Lega, me ne sono occupato per una settimana e mi è stato sufficiente per dire che i problemi della Lega riguardano la Lega». Non solo. Ad agitare la compagine di via Bellerio, ci sono chiaramente anche le macerie di un’alleanza di centrodestra ormai implosa. «Meloni ha detto di no a Draghi, oggi dice no a Mattarella - ha attaccato Salvini - una scelta legittima. Ma mentre noi siamo stati compatti, altri sono andati in ordine sparso: vuol dire che una riflessione sull’alleanza andrà fatta. Io preferisco il gioco di squadra e non da battitore libero. Se qualcuno si sente di sinistra dovremmo riflettere».
 

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