Elezioni Quirinale, la "guerra delle rose" (indigeribili) tra centrodestra e centrosinistra. Ecco perché la partita si gioca da giovedì

Elezioni Quirinale, la "guerra delle rose" (indigeribili) tra centrodestra e centrosinistra. Ecco perché la partita si gioca da giovedì
di Alberto Gentili
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Martedì 25 Gennaio 2022, 16:49 - Ultimo aggiornamento: 19:46

Altro che un candidato super partes e condiviso da un’ampia maggioranza. Dopo i segnali di trattativa lanciati lunedì da Matteo Salvini ed Enrico Letta, naufragati nelle ore successive a causa del veto del leader leghista sul nome di Mario Draghi - che non vuole e non può offrire a Salvini garanzie sul governo che verrà se l’ex capo della Bce dovesse essere eletto capo dello Stato («sarebbe un mercanteggiamento inammissibile e incostituzionale», fanno sapere fonti di governo) - il centrodestra rompe lo schema di unità nazionale proponendo una rosa di nomi: Letizia Moratti, Carlo Nordio, Marcello Pera. Tutti invotabili dal centrosinistra, che valuta a lungo di contrapporre loro nomi o no nel vertice pomeridiano di Letta, Conte e Speranza, per poi decidere di no, bocciando la terna degli avversari che non porta alla «condivisione» anche se è «un passo avanti» nel dialogo, che dovrà proseguire domani.

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Lo scontro di rose

Questa guerra delle rose appare però come un posizionamento tattico. I nomi veri, quelli che hanno chance di successo in quanto super partes, sono tenuti coperti. Chiusi nel cassetto. Verranno rivelati forse solo giovedì, quando basterà la maggioranza dei grandi elettori per eleggere il nuovo capo dello Stato. A meno che, ed è questo il timore di Letta, Salvini & C. giovedì non tentino la spallata, provando a far passare un candidato di centrodestra. «In questo caso si andrà sparati a elezioni», avvertono dal Nazareno. O, per dirla con Matteo Renzi, «Salvini farà la fine di Bersani» che quando propose nel 2013 Romano Prodi venne affossato dagli ormai famosi 101 franchi tiratori.

 

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Il probabile epilogo

Di certo, la partita vera verrà giocata da giovedì o venerdì. Se evaporeranno, com’è probabile le due rose contrapposte, si andrà su un candidato condiviso e super partes eletto dalla maggioranza di unità nazionale che sostiene il governo di Mario Draghi. A quel punto - a meno che non salti fuori dal cilindro dei grandi elettori il Mattarella-bis con tanto di appello unanime al capo dello Stato uscente a liberare il Parlamento dall’impasse - i grandi elettori saranno di fronte a un bivio. Votare la soluzione tecnica rappresentata da Mario Draghi, il cui passaggio al Quirinale però spaventa molti parlamentari che temono «il salto nel buio» e le elezioni anticipate. Oppure puntare su un candidato politico e super partes, con cui il governo di Draghi potrebbe convivere, votabile da entrambi gli schieramenti. Per questa opzione il nome più probabile è quello di Pier Ferdinando Casini, l’ex presidente della Camera ricordato per la sua imparzialità e sostenuto da ampi settori del centro, del Pd (Franceschini, Guerini, Orlando) e anche da fette del centrodestra. Ma il centrodestra, tenendo fuori dalla sua rosa la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, fa capire di puntare anche su questa opzione. Difficile che però venga accettata dal centrosinistra.

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