Salvini, l'incubo flop: «Via il canone Rai». Ritorno a Pontida con il timore di finire al 10%

Il leader cerca la rimonta giocando sulle promesse. E rincara su Draghi

Salvini, l'incubo flop «Via il canone Rai»
di Claudia Guasco, nostro inviato
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Lunedì 19 Settembre 2022, 07:05 - Ultimo aggiornamento: 07:34

PONTIDA (BERGAMO) - Il posto è lo stesso, il pratone di Pontida, ma dall'ultimo raduno del 2019 a quello di ieri è cambiato tutto. Allora la Lega era un partito al 34% e lo strappo del Papeete si era appena consumato con la caduta del primo governo Conte. Ieri ancora file di pullman, bandiere e 20 mila sostenitori, 100 mila secondo gli organizzatori. La posta in gioco però è ben più alta, a una settimana dal voto, con lo spettro di consensi in crollo al 10% e diffusi malcontenti della base che si sente tradita sull'autonomia del Nord.

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Il segretario Matteo Salvini decide di giocare d'attacco: «Sarebbe un orgoglio e un'emozione essere nominato presidente del Consiglio». E torna su Draghi: «Se sa che qualcuno è un pupazzo corrotto da potenze straniere parli». L'alleanza, assicura, è solida: «Io, Giorgia e Silvio siamo d'accordo su quasi tutto e per cinque anni governeremo bene e insieme. Promesso, niente scherzi né cambi di casacca. E vedrete che all'estero un'Italia con un governo umile, stabile e coerente sarà riscattata».

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PASSI FALSI
È un Salvini in ansia da remuntada quello che parla dal super palco di trenta metri con due maxischermi. Qui il leader, guardando in faccia i militanti, deve farsi perdonare qualche macchia del passato come l'alleanza con il M5s e l'introduzione del green pass che tra i sui elettori non piacciono a nessuno. Fa autocritica. «Abbiamo commesso errori? Sì. Ma chi fa sbaglia. Al governo abbiamo votato leggi delle quali eravamo sempre convinti? No. D'altro canto, con Lamorgese e Di Maio che fa il volo dell'angelo in pizzeria era difficile andare avanti». Fornisce anche qualche indizio sui prossimi ministri: «Vi prometto che agli Esteri ci sarà un ambasciatore, non un Giggino volante. Avremo un medico come ministro della Salute e Giulia Bongiorno sarebbe un grandissimo Guardasigilli». Poi passa ai programmi, con una proposta inedita.

IL CANONE RAI
«Zero canone Rai. Si può fare, lo fanno altri dieci Paesi. Per un pensionato e un disoccupato 90 euro significa fare la spesa tre volte in più. Penso che possiamo permetterci di azzerare il canone per aiutare qualche italiano a mangiare di più. Siete d'accordo?». I suoi elettori esultano. «Allora approvato dal Consiglio dei ministri informale», dichiara Salvini. Tutto il testo viene firmato sul palco con i governatori. Sono i sei temi chiave della Lega stampati sul cartellone azzurro sotto lo slogan Io ci credo, i «sacri impegni per cambiare l'Italia non negoziabili»: autonomia, stop al caro bollette, abolizione della legge Fornero e sì a quota 41, basta sbarchi, flat tax al 15%, giustizia giusta. Perché «me lo ha insegnato Bossi, non mi interessa governare per governare». Ma ci sono anche questioni scomode e ineludibili che lo inseguono a Pontida. I fondi russi: «Ne hanno parlato per quindici giorni. Ma non abbiamo mai chiesto né preso niente da nessuno, difendiamo solo il lavoro dei cittadini italiani». L'Ungheria: «Io rispetto le scelte democratiche di tutti, Orban qualcuno la fa giusta, qualcuna la sbaglia». Per Letta Pontida è una provincia magiara? «Quelli di sinistra hanno una passione per la geografia, oggi è l'Ungheria, ieri la Russia, o la Finlandia». E a proposito del segretario del Pd: «Mi dicono che c'è Enrico Letta molto nervoso perché sta vedendo 100 mila persone. Gli mandiamo il bacione, siamo gente per bene e accogliente, c'è posto anche per lui». L'affondo all'avversario scalda il pratone, sotto il sole sembra tutto perfetto ma così non è. Il governatore del Veneto Luca Zaia sale sul palco con una enorme bandiera della Serenissima e affronta il tema dell'autonomia come se impugnasse un randello: «L'autonomia vale anche la messa in discussione di un governo. In Veneto da cinquant'anni vogliamo essere paroni a casa nostra. Io dico che chiunque vada a governare non avrà scelta». Dà voce allo scontento della base, parecchio irritata sull'argomento. Vania Valbusa, deputata di Verona, applaude e approva: «È l'ora dell'azione, dobbiamo portare avanti le scelte sul territorio. Se non si arriva all'autonomia ci sganciamo dal governo». Mario, alpino di Soave, è più spiccio: «Il popolo ha votato un referendum sull'autonomia e vuole una risposta. Ora basta, il patto va rispettato. Salvini siamo stanchi, non hai fatto niente».


DISSIDI INTERNI
Se il popolo padano è nervoso, anche ai vertici c'è parecchia agitazione. Una disfatta elettorale metterebbe in discussione la leadership del partito e il segretario lo sa. Per lo storico dirigente Roberto Castelli «l'elettorato leghista non vuole più Salvini, il voto è decisivo». Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia, assicura che «qualunque cosa sul futuro la decideremo insieme. Siamo un partito democratico». In ogni caso, riflette l'assessore provinciale dell'Alto Adige Massimo Bessone, «che sia Zaia o Fedriga comunque cadremo in piedi». Salvini alle strette ostenta leggerezza: «Questo non è un comizio, è una festa», dice. Ricorda il fondatore Umberto Bossi rimasto a casa a festeggiare il compleanno, «onore e forza, siamo qui grazie a te». Accoglie sul palco la figlia Mirta: «È venuta per vedere il papà dal vivo, non in televisione, ha il pass». E per la prima volta ad accompagnarlo c'è la fidanzata Francesca Verdini, che a festa finita è assediata dalle militanti entusiaste che scattano selfie. «Sei bellissima, mi raccomando non farti scappare Matteo».
 

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