Elezioni, Letta: «Noi in difesa della Costituzione. La destra con i No vax»

Sfida lanciata sui diritti civili: approveremo subito il ddl Zan

Chiusura campagna centrosinistra, in diretta
di Francesco Bechis
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Venerdì 23 Settembre 2022, 15:41 - Ultimo aggiornamento: 24 Settembre, 15:23

Pugni in alto, parte «Live is life» e un coro si alza da Piazza del Popolo, «En-ri-co». L’ultima arringa di Enrico Letta inizia con il leit-motiv della campagna elettorale dem, stampato a caratteri cubitali sul palco all’ombra del Pincio: «Scegli». «È il momento delle scelte: l’Italia del futuro contro l’Italia del passato», arringa il segretario, circondato da tutti i maggiorenti del partito, ministri, governatori, candidati. «Domenica andiamo a vincere». Di fronte a una distesa di bandiere e magliette biancorosse, lì dove il giorno prima è andata in scena l’adunata finale del centrodestra unito, il Pd cerca la riscossa finale.

«Difenderemo la Costituzione italiana, la più bella del mondo, non permetteremo che venga stravolta da questa destra». Il leader fa il suo ingresso sull’Ecobus, al capolinea di un tour elettrico in lungo e largo per lo Stivale. Parla alle sette passate, per ultimo, dopo una maratona di un’ora e mezzo dei colonnelli del partito, due minuti di cronometro ciascuno, intervallati dal «Bella Ciao». Letta se ne concede dieci e sono tutti per marcare ancora una volta le distanze con il centrodestra a trazione FdI accusato di «strizzare l’occhio ai no-vax». 

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LA SFIDA A FDI

«È una destra negazionista sul clima», tuona Letta che sull’ambiente punta le fiches dell’ultimo comizio, con un assist alla manifestazione dei Fridays for Future che ieri ha solcato le strade di Roma e ai ragazzi di Greta Thunberg, «avete ragione a protestare, saremo lì a darvi risposte». Ma anche sui diritti: «Approveremo il Ddl Zan». L’altra trincea ha i colori dell’Ue, con il leader che calca la mano sulle alleanze dei conservatori, «mi hanno criticato perché sono andato a Berlino, è ovvio loro vanno solo a Budapest».

«Basta con questa narrazione anti-Ue», rincara Letta, che a Piazza del Popolo ha incassato un video-endorsement dei premier spagnolo e portoghese Pedro Sanchez e Antonio Costa e ha ottenuto un’ovazione per David Sassoli. Nessuno tocchi il Pnrr, «è assurdo chiedere di rinegoziarlo», è il monito dell’ex premier a Giorgia Meloni, con cui in serata ingaggia un ultimo breve confronto al Tg1. Quella in piazza, per Letta, è anche una sfida contro i pronostici. Tant’è che il segretario si dice sicuro di «una rimonta di questi giorni» merito «della migliore classe politica dei territori». E i territori sono protagonisti del bagno di folla al fotofinish.

Con tre governatori, Stefano Bonaccini, Eugenio Giani e Michele Emiliano, che fanno il pieno di applausi. Insieme al campano Enzo De Luca, autore di un vero show, «ieri in questa piazza avete visto una sagra burina», sferza lo “sceriffo” di Salerno. Senza risparmiare il capo, «non mi sento di dire che offriamo un segretario scoppiettante e pirotecnico». È una piazza che guarda a domenica ma ha la testa anche a lunedì. Così se da una parte i big serrano i ranghi - in scena, sotto gli occhi vigili di Marco Meloni - salgono uno ad uno, da Nicola Zingaretti a Dario Franceschini, da Andrea Orlando al sindaco Roberto Gualtieri - dall’altra lo sguardo è già proiettato oltre le urne.

Letta sembra prenotare il Nazareno quando garantisce che «il nostro lavoro non finisce oggi, è appena iniziato». Ma tra i militanti accorsi in pullman nella capitale, rincuorati da Dario Nardella e Paola De Micheli, «vedrete che ce la facciamo», non mancano dubbi sul percorso degli ultimi due mesi. Un esempio? Il silenzio quasi tombale alle stoccate di De Luca contro Giuseppe Conte e il Reddito di cittadinanza. Segno che c’è un popolo dem che riaprirebbe volentieri le porte all’avvocato di Volturara Appula. Insieme a una fetta del partito che può giocare le sue carte al prossimo congresso, previsto per il 2023, ma chissà. Tra i pontieri c’è Francesco Boccia, per cui si vocifera di un ruolo da capogruppo al Senato. Lì dove un’eventuale maggioranza di centrodestra potrebbe essere più esigua e l’asse giallorosso può riprendere vita. 

LE MANOVRE

Dall’altra, appunto, c’è il partito degli amministratori dietro a Bonaccini. Che ha siglato una tregua ma a matita, in attesa del voto. È il partito dei riformisti, che ritiene la rottura con il Terzo Polo un grave errore (e non a caso, quando Letta dal palco ha attaccato Matteo Renzi e i viaggi sui «jet privati», il governatore è stato l’unico a rimanere a braccia conserte). C’è chi ha visto nell’insolito parterre presente mercoledì sera alla chiusura della campagna dell’ex sindaco di Rimini Andrea Gnassi - in prima fila, insieme a Bonaccini, i sindaci di Firenze e Bergamo Nardella e Giorgio Gori e di Bari Antonio Decaro - una prima riunione con vista sul post-elezioni.

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