Quirinale, la mossa di Renzi per sbloccare lo stallo (e lasciare Draghi a Palazzo Chigi): «Ok a candidato centrodestra ma non Berlusconi»

Quirinale, la mossa di Renzi per sbloccare lo stallo (e lasciare Draghi a Palazzo Chigi): «Ok a candidato centrodestra ma non Berlusconi»
di Alberto Gentili
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Sabato 15 Gennaio 2022, 18:46 - Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 14:11

L’altra sera, passate da poco le dieci, Matteo Renzi parlando all’assemblea dei grandi elettori di Italia Viva ha fatto una mossa ai più passata inosservata. Ma che potrebbe sbloccare la trattativa del Quirinale - arenata sulla candidatura divisiva di Silvio Berlusconi - incanalandola verso una soluzione che farebbe la gioia di Matteo Salvini e potrebbe scongiurare la fine del governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi. «Siamo pronti a votare un candidato di centrodestra credibile e di alto profilo che faccia gli interessi dell’Italia e degli italiani. Ma non voteremo mai Berlusconi», ha annunciato Renzi.

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I NUMERI

Ebbene, visto che il Cavaliere ha dalla sua sì e no 450 voti e che per essere eletto alla quarta votazione il 27 gennaio  ha bisogno di arrivare ad almeno 505 consensi tra i grandi elettori, i 45 voti di Renzi e i 31 dei centristi di Coraggio Italia guidati da Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, sono decisivi. Il centro, come previsto da tempo, diventa centrale e determinante. L’ago della bilancia. Renzi, con questa sua apertura al centrodestra, affossa da una parte il Cavaliere. Ma dall’altra, apre la strada a una soluzione meno dirompente nel Grande Risiko del Quirinale: un presidente di centrodestra “sbiadito”, con una qualche caratura istituzionale e non smaccatamente di parte. Insomma, non un sovranista o un populista e neppure un esponente della destra ruspante. Ma un europeista, un simil-tecnico di area o un simil neutrale di area di centrodestra. 

LE CONDIZIONI DI DRAGHI

In più, visto che lo spirito di unità nazionale sulla quale si fonda il governo di Draghi non verrebbe del tutto stracciato, l’ex presidente della Bce potrebbe restare al suo posto. Ma con precise garanzie che gli dovranno arrivare dai leader di maggioranza. Vale a dire: la possibilità di poter governare nei prossimi 14 mesi dignitosamente, senza dover soddisfare tutte le richieste dei partiti com’è avvenuto per il superbonus del 100% nella legge di bilancio e sta avvenendo in queste ore sull’intervento per mitigare il caro-bollette con uno scostamento di bilancio invocato da Lega, M5S e Pd, ma inviso al premier.

LO SCONFITTO E I VINCENTI

Se finisse così, ci sarebbe un solo grande sconfitto: Silvio Berlusconi. Ci sarebbe un vincente: Salvini, che da tempo predica il diritto del centrodestra a esprimere il nuovo capo dello Stato. E Renzi potrebbe vantare di essere ancora il kingmaker, come accadde con la nascita del governo rosso-giallo guidato da Giuseppe Conte nell’estate del 2019 e un anno fa quando affossò il premier grillino spianando la strada all’esecutivo di unità nazionale di Draghi. Inoltre, cosa non da poco nella dinamica del pallottoliere, i peones di ogni colore potrebbero tirare un sospiro di sollievo: con l’ex presidente della Bce a palazzo Chigi, il rischio di elezioni anticipate verrebbe  sventato. E il corpaccione di Forza Italia, al pari di Giorgia Meloni, potrebbe comunque vantare di aver incassato un capo dello Stato indicato dal centrodestra.

LA GABBIA DI PD E M5S

C’è da dire, che perfino il Pd di Enrico Letta e i 5Stelle guidati da Conte, pur dovendo ingoiare la delusione di non poter indicare un nome davvero super partes («il centrodestra non vanta alcun diritto», ha ripetuto il segretario dem) da questo epilogo potrebbero trarre qualche vantaggio. Nella Direzione del partito, Letta ha infatti detto che Draghi va preservato. E pur di non stracciare il patto di unità nazionale su cui si fonda il governo dell’ex capo della Bce, Pd e 5Stelle potrebbe fare buon visto a cattivo gioco. Evitare lo strappo, rilanciando e blindando l’esecutivo di Draghi con il «patto di legislatura», appena riproposto dal leader del Pd. «Vedrete, pur di salvare Super Mario, Letta sarà costretto a venirci dietro», dice un alto esponente di Italia Viva.

LA COMPETIZIONE AL CENTRO

C’è anche un aspetto squisitamente politico. Se a Renzi l’operazione riuscisse, il leader di Italia Viva porterebbe a compimento la metamorfosi del suo partito, spostandolo stabilmente al centro del centrodestra. E incasserebbe un ulteriore risultato: marcare stretto e azzoppare Forza Italia, la principale competitor nell’area moderata, che proprio negli ultimi giorni sta vivendo una leggera ripresa nei sondaggi grazie alla candidatura di Berlusconi al Quirinale.

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