Silvio Garattini
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Controlli obbligati/ Alzare la guardia una responsabilità per ciascuno di noi

Sabato 22 Febbraio 2020 di Silvio Garattini
Ora che si cominciano a contare i casi anche in Italia è arrivato il momento di parlare in modo chiaro anche della responsabilità personale. Non solo il governo e il servizio sanitario nazionale devono avere la consapevolezza dell'emergenza, ma anche il singolo cittadino. Il far parte di una collettività vuol dire godere di diritti (essere curati) ma anche di doveri (in questo momento farsi visitare se si torna dalla Cina pur senza febbre o sintomi influenzali).
Questo è ancora più importante oggi in cui tracciamo il percorso del contagio nel nostro Paese e ci rendiamo conto che, probabilmente, chi è stato in Cina è tornato a casa ma non si è sottoposto subito a controlli. Controlli che, da noi, sono stati avviati in realtà nei modi e nei tempi giusti. Ora però, alla luce degli ultimi casi, ci si domanda: c'era una falla nel sistema di protezione? Mi sento di rispondere no. Bisogna accettare questo risvolto della globalizzazione.
E sarebbe un errore ancora più grande credere che un'infezione non possa trovare un piccolo spazio per passare. Purtroppo era prevedibile, una strategia protettiva più serrata non avrebbe cambiato il corso della vicenda. Come è prevedibile che dovremo fronteggiare altri allarmi. Sappiamo, e lo devono sapere tutti, che gli agenti infettivi riescono a trasferirsi velocemente da una parte all'altra del mondo. Certo è che l'eventuale falla, se c'è stata, deve essere subito identificata. Per non ritrovarci, in un'altra zona, a fronteggiare un'emergenza come questa.
Un punto deve essere chiaro. Basta che una persona tornata dalla Cina non si faccia tenere sotto controllo come suggerito dalle autorità sanitarie per determinare un contagio multiplo. Ecco perché parlo della responsabilità del singolo. Che, voltando le spalle alle regole, mette a rischio la sua vita e quella degli altri. Se si è stati in quelle zone è sufficiente andare da un medico anche se non si ha la febbre, permettere controlli continui e restare a casa per un paio di settimane. Al momento, infatti, non risulta necessario allungare il cosiddetto periodo di quarantena. L'esperienza di questi mesi ha permesso di capire che quel periodo è corretto.
Ora chiediamo alle autorità sanitarie di intensificare la comunicazione all'interno delle comunità cinesi in Italia, di spiegare loro che i connazionali tornati in Italia nell'ultimo mese devono essere posti sotto osservazione in un modo stretto. 
Un'altra domanda che potrebbe sorgere spontanea: la volontà di non creare panico ha prodotto più danni che benefici? Assolutamente no. L'Italia non si è mossa sull'onda emotiva ma secondo linee guida mondiali già collaudate. I risultati li abbiamo visti. Ci troviamo in un momento in cui, ogni giorno, fa scuola al giorno dopo. Un esempio, la cura. Le combinazioni di farmaci antivirali finora utilizzati per l'Hiv, il virus dell'Aids, si stanno mostrando efficaci. 
D'altronde, non si poteva far altro, che puntare sulle armi sicure che abbiamo a disposizione. Non si esclude di sperimentare, come stanno facendo anche in Cina, anche un antinfluenzale somministrato ai tempi della Sars.
Ora, attenzione massima. E che nessuno si sottragga ai propri obblighi. Ultimo aggiornamento: 00:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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