Tokyo e l’azione penale a discrezione

Lunedì 28 Settembre 2020 di
Per un po' aveva, come si dice, abbozzato. Gaman suru, dicono i giapponesi, portar pazienza: una delle attività più diffuse e indispensabili per mantenere il famoso wa, l'armonia sociale che incolla i giapponesi al loro posto. Ma alla fine non ce l'ha fatta più. E una mattina, quando l'ha visto per l'ennesima volta spaparanzato sugli yusenseki, i posti riservati per anziani, disabili e donne incinta, ha aspettato che il giovane si alzasse per scendere dal treno e gli ha rifilato una serie di coltellate allo stomaco, per fortuna non mortali.

La ressa del rasshauaa (una delle tante storpiature indigene, dall'inglese rush-hour, ora di punta ) ha fatto sì che nessuno si sia accorto, sul momento, dell'incidente, al quale, al momento dei fatti, la stampa locale ha dedicato poche righe. Tanto più che M. Koizumi, 62 anni, nessuna parentela con l'ex premier Junichiro ed il suo giovane e chiacchierato erede, Shinjiro, attuale ministro dell'ambiente e unico membro del governo under 40, noto per aver usufruito del congedo di paternità (solo il 5% dei papà giapponesi, lo fanno), si era, come dire, ravveduto. Il giorno dopo si era infatti costituito, spiegando che non l'aveva fatto subito perché gli scocciava creare problemi al lavoro non presentandosi senza preavviso. In Giappone questo atteggiamento è molto diffuso: enti e aziende sia pubbliche che private non prevedono l'assunzione anche temporanea di sostituti o supplenti, per cui in caso di assenza anche prolungata il carico di lavoro viene assorbito dai colleghi. Ottimo antidoto contro il cosiddetto assenteismo. Se sai che è il tuo collega a rimetterci, ci pensi due volte prima di stare a casa. Il caso Koizumi, che dopo pochi giorni è tornato al lavoro cavandosela con una sorta di ammonizione (in Giappone l'azione penale è discrezionale, vedi sotto) nella sua apparente, normale contemporaneità (ovunque, comunque, in una grande città, c'è chi sbrocca, commettendo crimini anche ben peggiori, e in Giappone succede molto meno che in altri paesi) offre alcuni spunti di riflessione.

Il primo, cui abbiamo già accennato, è quello di un sistema penale molto particolare, un po' paternalistico, fondato appunto sulla discrezionalità e non l'obbligatorietà (come avviene da noi) dell'azione penale. E questo è applicato a tutti i reati, anche i più gravi (a differenza di altri sistemi giuridici, dove la discrezionalità, pur prevista, è applicata solo a reati minori). In pratica succede che anche in presenza di reati certi e rei confessi il pm possa ritenere che non valga la pena, per tutta una serie di ragioni indicate dall'art. 248 del c.p.p. di rinviare a giudizio l'indagato. Una delle più usate è quella della pericolosità sociale: se il soggetto non ha precedenti, mostra pentimento e contrizione, si impegna a risarcire l'eventuale danno economico e la vittima non insiste per una condanna esemplare, lo Stato fa volentieri a meno di imbarcarsi in un processo che nonostante il risultato sia scontato, visto che il 99,8% finisce con una condanna che viene appellata solo nel 20% dei casi ha comunque i suoi costi in termini di tempi e risorse umane. Ovviamente il principio vale anche all'opposto, con rinvii a giudizio che vengono decisi sulla base di valutazioni più sociali (e politiche) che rigorosamente giuridici. I numerosi errori giudiziari anche relativi a condanne a morte ed il recente caso Ghosn, l'ex gran capo dell'impero Nissan-Renault costretto a fuggire per sottrarsi ad un sistema di carcerazione preventiva da molti definito medievale, hanno dimostrato che la discrezionalità, in un Paese dove non esiste un organo di autogoverno della magistratura (come il nostro Csm) e dove il potere giudiziario è fortemente dipendente da quello esecutivo, spesso sfoci nell'arbitrarietà. E questo, in un Paese civile e democratico, non può succedere.

Il secondo punto di riflessione è più di carattere antropologico, sociale. E ha a che fare con il senso civico, con l'interesse, talvolta anche un tantino esagerato e - per chi non vi è abituato, financo fastidioso acché leggi e regole vengano rispettate. Koizumi infatti non ha ancora 65 anni (limite oltre il quale in Giappone si è considerati anziani), né soffre di alcuna disabilità. Il fatto che il giovane fosse seduto spaparanzato sui sedili riservati non gli stava procurando un danno diretto (ce n'erano altri liberi) ma rappresentava un insulto alla società, e dunque una potenziale breccia nel sacro wa. Presunto, tra l'altro: perché il giovane spaparanzato in realtà aveva riportato nei giorni precedenti una storta al piede (documentata) e dunque aveva tutto il diritto di occupare quel sedile riservato. Nonostante tutto, Koizumi non è stato rinviato a giudizio, ed il giovane non ha sporto querela. Che ve ne pare?
  Ultimo aggiornamento: 29-09-2020 18:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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