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Pio d'Emilia
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L’afa, Tokyo e gli anziani con la paura dei condizionatori

L afa, Tokyo e gli anziani con la paura dei condizionatori
di Pio d'Emilia
4 Minuti di Lettura
Lunedì 18 Luglio 2022, 00:08 - Ultimo aggiornamento: 19 Luglio, 00:11

Il caldo e la crisi economica e sociale stanno mietendo vittime anche in Giappone. Giorni fa i giornali hanno riportato la notizia di due anziani, lui 92 anni, lei 88, trovati morti in casa dal figlio. Entrambi colpiti da infarto, a poca distanza l’uno dall’altra. Vivevano soli, in un piccolo appartamento, senza aria condizionata.

Sono ancora molti, specie nei quartieri di shitamachi (il vecchio “centro” delle grandi città) gli edifici che non dispongono di aria condizionata. E anche quando c’è, magari aggiunta in momenti successivi ad iniziativa dei singoli proprietari/inquilini, molti non la usano. “Fa male alla salute”, “Avvelena l’aria”, sono le battute più ricorrenti, soprattutto da parte degli anziani. Del resto, la tradizione vuole che le case si costruiscano pensando all’estate, umida e afosa, piuttosto che all’inverno, che – specie nel nord dell’arcipelago – può raggiungere temperature anche rigidissime, diciamo “siberiane”. Ma mentre dal freddo ci si può facilmente proteggere, più difficile è combattere l’umidità (in questi giorni a Tokyo il tasso è attorno al 95%), che nel giro di pochi anni può provocare immensi danni, specie alle abitazioni in legno. 


Una recente inchiesta del Nikkei, autorevole quotidiano economico nazionale, i giapponesi hanno un rapporto “complicato” con i condizionatori: molti pensano che i vantaggi nell’usarli siano almeno quanto i rischi e soprattutto tra le persone anziane c’è una tendenza a considerarli dannosi per la salute, oltre che – e di questi tempi si tratta di un dettaglio non indifferente, data l’impennata anche qui delle tariffe elettriche – estremamente “pesanti” per il bilancio familiare. Lo Shukan Post, settimanale che alla vicenda ha dedicato di recente uno speciale, cita vari casi in cui il mancato utilizzo dei condizionatori, pur presenti in casa, ha provocato il ricovero di persone anziane in ospedale. Il settimanale valuta che circa un terzo delle oltre 60 mila persone ricoverate d’urgenza non avevano – o non usavano – l’aria condizionata. E l’anno scorso, in un ospedale di Gifu, nel Giappone centrale, per un guasto all’impianto di condizionamento non riparato in tempo, ben 5 pazienti anziani sono morti: il direttore sanitario della struttura è stato denunciato per negligenza e omicidio colposo.


La questione dei condizionatori non è di poco conto, e non riguarda certo solo il Giappone, anche se qui il problema è aggravato dal tradizionale, scarso isolamento delle abitazioni. E non parliamo solo delle tipiche, “vecchie” casette di legno, le cosiddette ikkenya tutt’ora molto diffuse anche nelle grandi città e che un tempo avevano un solo posto “caldo”, al centro della casa, chiamato irori, una specie di braciere dove si poteva anche cucinare o affumicare il cibo, ma anche dei nuovi condomini, la maggior parte dei quali sono privi di impianti centralizzati e utilizzano, nei singoli appartamenti, termoconvertitori elettrici che riscaldano/raffreddano l’aria sul momento, poco efficienti e ad alto consumo. Ai quali spesso si aggiungono stufe elettriche o addirittura a cherosene (peraltro in via di estinzione, vista la pericolosità e soprattutto i prezzi raggiunti dal carburante). 


Un sistema che ha anche i suoi vantaggi: i giapponesi, ad esempio, spendono appena un terzo dei tedeschi, per riscaldarsi l’inverno. E suppliscono alla carenza di ambienti caldi attorno a loro coprendosi di più e utilizzando tutta una serie di “accessori” che suscitano, in noi stranieri, tanta curiosità quanta perplessità. Piuttosto che girare in casa in maglietta, d’inverno, preferiscono restare con addosso vestiti pesanti, infilarsi sotto l’immancabile kotatsu, una specie di tavolino basso, riscaldato da una stufa elettrica, con una coperta sotto la quale si infilano le gambe (si usa per studiare, lavorare, mangiare e guardare la televisione) e, quando escono, appiccicare al corpo cerotti vari, siano essi riscaldanti o, d’estate, refrigeranti. Uno dei principi della medicina orientale è infatti quello che la parte inferiore del corpo vada mantenuta calda, mentre quella superiore, soprattutto la testa, fresca. Molti giapponesi, e non solo anziani, vanno in giro con dispositivi che riscaldano la schiena e i fianchi e che invece rinfrescano il collo e la nuca.

 
Un problema, quello del mancato isolamento delle case e del conseguente spreco energetico, molto serio, che peraltro non sembra aver attirato sin qui più di tanto l’attenzione del governo, nonostante tutti i proclami sulla necessità di “modernizzare” il paese attraverso la cosiddetta “transizione ecologica”. Quando era ministro dell’ambiente, il giovane Shinjiro Koizumi, figlio del famoso ex premier Junichiro, aveva accennato, tra le sue varie, innovative quanto velleitarie proposte, quella di un sussidio pubblico sul tipo del nostro “bonus” del 110%, ma poi non se ne è fatto più nulla. E nel frattempo si continuano ad utilizzare i vecchi, inefficienti, costosi e altamente inquinanti sistemi di riscaldamento/raffreddamento, che come abbiamo visto in certe situazioni possono essere anche pericolosi/dannosi per la salute. E per il portafogli. 

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