Maria Latella
Maria Latella

Il caos dei test/Il tampone in Usa, l’odissea (costosa) che dura un giorno

Il caos dei test/Il tampone in Usa, l’odissea (costosa) che dura un giorno
di Maria Latella
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Sabato 8 Gennaio 2022, 01:28 - Ultimo aggiornamento: 23:04

Duecentocinquanta dollari per un tampone rapido. Succede a San Francisco ma anche altrove, almeno in California il costo si aggira almeno sui 130 dollari. Se si vuole un risultato in un’ora e non un una settimana. Poi può anche succedere che il risultato nemmeno arrivi. Né in un’ora né mai.
Cronaca di un’esperienza diretta, ma prima di raccontarvela mettiamo a confronto le due realtà. Quella Europea e quella sperimentata in California.


Leggiamo di legittime proteste perché non sempre in Italia i test anti Covid costano 15 euro. Leggiamo di lunghe code davanti alle farmacie. Non siamo qui a riproporre il “tutto il mondo è paese” ma almeno in Europa nessuno ci chiede 200 e più euro per un test rapido. E soprattutto nessuno oserebbe incassare i soldi e poi non farti avere il risultato. Come è successo a me.


Esperienza diretta, vi dicevo: 808 dollari in tutto per quattro test. I primi due non arrivati in tempo per la partenza e due fatti in aeroporto, a San Francisco.
Cominciamo dalla fine, dall’hub per i test rapidi dell’aeroporto di San Francisco. Mercoledì pomeriggio, circa le 17. Con mio marito aspettiamo trepidanti l’esito dell’esame. Se fosse positivo ovviamente non potremmo partire. Le operatrici chiamano per nome. E c’è n’è una delegata a dare la brutta notizia. Quando chiama lei, le facce sbiancano. “Helen” scandisce quella che ha l’ingrato compito. Helen, seduta a poca distanza da noi, si avvicina al desk e si sente ripetere i suoi diritti di portatrice di Covid. «Può chiamare questo numero dì telefono. Ovviamente non può partire. Deve lasciare l’aeroporto e avvisare le persone con le quali è entrata un contatto».
Come mai ci troviamo qui, a San Francisco, trepidanti nell’hub insieme a decine di altri trepidanti come noi? É andata così. 


Dopo due anni un cui per le note restrizioni era praticamente impossibile visitare parenti negli Stati Uniti, decido di approfittare della riapertura delle frontiere.
Il rientro in Italia è previsto per il 5 gennaio. Nel rispetto delle regole, prenotiamo il test antigenico alla Covid Clinic della cittadina in cui abbiamo trascorso le vacanze, poco distante da San Francisco.
Test ovviamente a pagamento. Per quello gratuito ci sarebbe stato posto solo la settimana successiva. Il costo di ciascun test è di 129 dollari, circa 110 euro. 


A testa. Le regole prevedono che il test venga fatto 24 ore prima dell’arrivo in Italia e dunque noi ci prenotiamo per le 9 di mercoledì 5 gennaio. Pagamento anticipato con carta di credito.
Consapevoli di dover attendere per un po’, alle 8.30 siamo davanti alla clinica. La fila è gia lunga e scopriamo che la clinica non aprirà prima delle 9. Si aspetta per strada, il test viene fatto sul marciapiede e a parte l’infermiera che lo pratica e che non dispone di informazioni, non c’è nessuno a cui rivolgersi . Alle 10 siamo ancora in coda.
Finalmente tocca a noi, chiediamo rassicurazioni sui tempi nei quali verrà rilasciato il risultato. «Forse due ore», spiega evasiva l’infermiera. Ci allarmiamo. «Come due ore? Ci era stato assicurato che in un’ora avremmo saputo se era positivo e negativo». Facciamo presente che senza il risultato non potremo salire sull’aereo per l’Europa ma l’infermiera si stringe nelle spalle.


Preoccupati ma ancora confidenti, partiamo alla volta dell’aeroporto di San Francisco. Il volo è alle 14.40, già prima delle 11 siamo davanti al check in con bagagli e cellulare compulsato con una certa ansia. Siamo stati molto prudenti, passeggiate all’aria aperta e contatti solo con i familiari, ma non si sa mai. Se scopriamo di essere positivi non si parte, ovviamente. Sono le 12 e il risultato dalla Covid Clinic non arriva. Le 12.30. Niente. Proviamo a chiamare e a restare in attesa per dieci, quindici, venti minuti. Un disco registrato ci informa che per ottenere il risultato basta andare sul sito della Covid Clinic, ma sul sito non ci sono informazioni.
Il gentile operatore della compagnia Lufthansa ci spiega che senza risultato del test non può procedere al check-in.
A questo punto ci rassegniamo: non partiremo più con il volo delle 14.40 per Francoforte. Ci spostano sul San Francisco Zurigo della Swiss Air, alle 20. Ma senza Covid test non ci imbarcheranno neppure in quel caso ovviamente. 


Ci mettiamo in coda per una nuova esplorazione delle narici. L’hub per i test rapidi dell’aeroporto di San Francisco dispone di pochi operatori e di centinaia di passeggeri che come noi hanno un volo di li a poche ore. Sono le 14.30, verremo testati alle 16.40. Pagamento con carta di credito, 250 dollari a testa. Risultato comunicato circa un’ora dopo.
Ecco perché già dalle 17 mio marito ed io siamo seduti davanti alle tre operatrici incaricate di comunicarci la sentenza. Se “negativi” potremo finalmente imbarcarci.
Guardiamo quella collocata a destra, la signora che ha il compito di convocare i positivi: ogni volta che le arriva il foglio con un nuovo nome sale una certa apprensione. Chiamano ad alta voce: Maria. Scatto tremebonda ma per fortuna non sono io. 


Poco prima delle 18 siamo ufficialmente dichiarati negativi. Corriamo al check-in, per fortuna ci sono ancora posti. Alle 20 si parte. 
Quando, molte ore dopo, sbarchiamo a Fiumicino, nessuno controllerà i nostri costosi test. L’hanno già fatto le compagnie aeree. In compenso scopriamo che la già citata Covid Clinic si è svegliata e oltre 24 ore dopo ha mandato una mail con il risultato. Ma soltanto a uno di noi due.

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