Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€
Giovanni Castellaneta

Autunno caldo/ La crisi Usa che può scuotere anche l'Europa

di Giovanni Castellaneta
4 Minuti di Lettura
Sabato 13 Agosto 2022, 00:05

Se in Italia stiamo vivendo un’estate ad altissime temperature (sia dal punto di vista meteorologico a che politico), non si può dire che gli Stati Uniti siano da meno. Tra economia in difficoltà, controversie politiche ed elezioni di mid-term in avvicinamento, il dibattito interno agli Usa si sta surriscaldando e c’è da attendersi che da qui a novembre non farà che diventare ancora più caldo.

Cominciamo dalle questioni economiche che, come è risaputo almeno sin dai tempi di Bill Clinton (che coniò la frase passata alla storia “It’s the economy, stupid!”), sono determinanti nel decidere il successo (o il fallimento) elettorale di un candidato presidenziale. Fino ad oggi, complessivamente non si può sostenere che Biden abbia mancato l’obiettivo di rilanciare l’economia statunitense dopo la pandemia, registrando un ottimo +6,2% in termini di crescita del Pil nel 2021. Ma le prospettive per quest’anno si stanno deteriorando trimestre dopo trimestre: ad oggi, secondo il Fondo Monetario Internazionale la crescita potrebbe essere appena del 3,2%. Perché? La causa principale è l’inflazione, che è la più alta degli ultimi quarant’anni anche se sta dando qualche segno di rallentamento con il prezzo della benzina sceso a quattro dollari al gallone dopo aver toccato i cinque dollari. Un’inflazione tuttavia diversa da quella che sta colpendo l’Europa, in quanto si è generata sul lato della domanda anche a causa dell’enorme iniezione di liquidità favorita negli ultimi due anni come risposta alla pandemia, prima da Trump e poi dallo stesso Biden e dall’aumento dei prezzi delle fonti energetiche più che dalla scarsità dell’offerta. La forte stretta monetaria operata dalla Federal Reserve negli ultimi mesi attraverso continui rialzi del tasso di interesse potrebbe pertanto avere l’effetto di un “freno di emergenza” che potrebbe salvare gli Usa da un atterraggio più duro ma che nel breve contribuirà certamente a ridurre le prospettive di crescita.

A farne le spese potrebbero essere Biden e i democratici, in vista delle elezioni di mid-term che si terranno fra meno di tre mesi. Una vittoria repubblicana ad oggi sembra lo scenario più probabile visto il recupero dei candidati repubblicani anche in Stati dove i democratici si erano imposti di larga misura come California, Oregon e Colorado. Ciò significa che, se i due rami del Parlamento dovessero tornare in favore dei conservatori, Biden si trasformerebbe in una “anatra zoppa” dopo soli due anni di mandato con effetti negativi multipli. Innanzitutto l’azione di governo sarebbe fortemente indebolita, in un momento peraltro estremamente delicato a livello internazionale; e poi il dibattito politico statunitense rischierebbe di diventare sempre più “avvelenato”, con un Trump fortemente divisivo e polarizzato in vista delle presidenziali 2024. 

Sempre che l’ex presidente non venga estromesso dalla corsa per la Casa Bianca, anche alla luce delle ulteriori vicende degli ultimi giorni che hanno visto perquisizioni dell’Fbi nella sua residenza privata in Florida. Le dichiarazioni dell’Attorney General (il nostro ministro della Giustizia) a totale sostegno dall’azione del Fbi e le forti reazioni del Partito repubblicano costretto a sostenere in questo momento ad ogni prezzo Trump, in testa ai sondaggi nel campo conservatore anche dopo il suo interrogatorio davanti ai giudici americani per un altro filone di inchiesta, stanno evocando uno scontro istituzionale e politico senza precedenti negli Usa dalle conseguenze imprevedibili e molto probabilmente non a favore del Partito democratico.

Insomma, i prossimi mesi saranno molto movimentati negli Usa ed è molto probabile che le difficoltà per Joe Biden aumenteranno. Dalla situazione internazionale (con il rischio di una crisi con la Cina sempre più probabile dopo l’improvvido viaggio di Nancy Pelosi a Taiwan) a quella interna (con un Trump sempre più agguerrito che, sentitosi messo all’angolo, sta alzando sempre di più il livello dello scontro), l’azione della Casa Bianca potrebbe risultare indebolita. E a subirne le conseguenze potremmo essere anche noi europei, in vista di un inverno che si preannuncia complicato per una crisi economica ormai divenuta endemica. 

Dopo il caldo di un’estate “pazza” sotto tutti i punti di vista, potremmo attenderci il freddo per la crisi energetica, se non si troverà una via d’uscita al conflitto tra Russia e Ucraina, il rallentamento della catena di distribuzione dei prodotti a livello mondiale causata dalle molteplici crisi internazionali dall’Asia, al Medio Oriente e all’Africa e un’ondata migratoria verso le nostre coste a livelli ben maggiore che in passato. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA