Concita Borrelli

Sanremo oltre il Covid/ Baceremo anche noi come fa Fiorello

Sanremo oltre il Covid/ Baceremo anche noi come fa Fiorello
di Concita Borrelli
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Mercoledì 3 Marzo 2021, 00:38 - Ultimo aggiornamento: 10:40

“Fai rumore”, il brano che un anno fa vinceva il settantesimo Festival di Sanremo. E poi il silenzio. In sala. E per le strade. Un po’ di echi dai balconi. Dettati dallo shock. Spenti al risveglio. La pandemia. Che ci ha tolto i baci, gli abbracci, le danze, il rumore. Dopo un anno esatto sullo stesso palco un Rosario Fiorello, vestito di rose, stampa un bacio sulla fronte di Amadeus e noi da casa, increduli, commossi, confusi, abbiamo buttato la testa indietro. Sollevati ci siamo detti... Baceremo anche noi. Il tempo del vaccino a milioni e milioni d’italiani e baceremo anche noi.

Basta crederci. Baceremo la fronte dei nostri cari. E le guance dei nostri amici perché le labbra non dimenticano come si fa. Che quel palco osannato e criticato, ordinario, buffo, retorico, elegante, kitch è così sacro e benedetto che i baci non potevano essere congelati. Solo un anno fa Fiorello spruzzava acqua dalla bocca dietro l’orecchio di Amadeus. Come se nulla fosse accaduto. La Cina in Oriente e noi qui. Ilaria Capua in Florida indisturbata. Gli infermieri nella loro routine di dolore senza rischio. I ragazzi controvoglia a scuola.

 
Noi al desk con le gambe appese sotto la scrivania. Molti nel traffico. Forse in palestra. Cosa è accaduto da allora? Un rumore dolce quello di ieri. Un silenzio assordante quello di oggi. 

Allora, Fiorello caro bacialo ancora. Bacialo, toccagli il viso e le mani al tuo amico Amadeus. Se lo fai noi dimentichiamo. E sospendiamo la conta dei contagi. Lo abbiamo aspettato questo “ammartaggio” sull’Ariston. Davvero Perseverance quella di Amadeus e Fiorello, sonde in sala alla ricerca di tracce di vita. E solo loro avrebbero potuto, i loro tamponi quotidiani sono negativi. E se avessero fatto il vaccino la cosa ci rinfrancherebbe ancora di più perché lo spettacolo è un medico curante e che gran cura la loro per noi tutti! Un inno alla vita quel bacio. Bacialo ancora Fiorello. Tu, che solo tu puoi fare vaudeville, entrare ed uscire dalla scena e dai nostri occhi ustilanti di allegria con leggerezza e mai un’offesa. Tu stringila la mano di Ama e portalo in giro nella vita. Quella parallela, fatta di commedia e complicità. Con la stessa grazia con la quale hai trattato il tuo amico Vincenzo Mollica. Un ologramma delizioso che hai attraversato con mano ed eleganza facendolo sentire lì pur non potendoci essere. Ecco. Lo stato che noi tutti stiamo vivendo. Non essere nel posto dove vorremmo essere. In ufficio, per strada, al bar, a cena in un ristorante. In dieci. A ridere. 


Ologrammi per essere nel mondo a noi precluso. Non nell’accezione che una nota giornalista ha usato per un segretario di partito. Noi ologrammi per stare tutti in quell’abbraccio che tu Fiorello ti sei consentito con il tuo amico. Ologrammi sdraiati sul divano a vedere o anche no Sanremo insieme a più di sei persone. Ed invece ieri sera eravamo anche meno di sei in casa, ma milioni in onda. Perché quella frase stupida del «Sanremo è sempre Sanremo» ci è sembrato un mantra salvifico. Come se la tradizione in bianco e nero della canzone italiana, la vecchia abitudine di attraversare il costume di una nazione attraverso note e vestiti, si fossero ammantate di stupore e necessità. 


Allora, bacialo Fiorello! Bacia Amadeus. Così che noi non possiamo dimenticare quanto sia stato bello farlo sino ad un anno fa. Pioveva in quelle sere. E tu ci facesti sentire, come oggi, leggeri, immuni a tutto tranne che alla tua ironia. Noi indosseremo la mascherina. Sempre. E più di sempre manterremo le distanze. Come c’invita a fare il ministro Speranza attraverso le parole di Amadeus. Ma tu Fiorello tienila stretta la tua maschera che tanto ci ripara da questo freddo. 

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