Il “caso Centurioni”. Perché Roma deve riprendersi il Colosseo

di Paolo Graldi
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 15:33

Capitale in ostaggio della malavita? È troppo. Non è vero. La domanda però riceve un netto, amarissimo sì se si tratta del turismo intorno al Colosseo


L’illegalità, malapianta finora inguaribile, prospera, dilaga e la fa da padrone nell’intera area del parco archeologico più famoso del mondo. C’è da non crederci ma è così: mille episodi deturpano l’immagine stessa di quei luoghi sacri non solo per il turismo ma per i doveri verso la Storia di cui si è custodi. Minuscoli gruppi di criminali, di fatto invincibili, dispiegano un vasto ventaglio di illegalità che resistono ad ogni assalto della legge e dunque graffiano, deturpano l’immagine della Capitale. 


Sono colpi bassi al turismo sano, organizzato, trasparente. 
La cronaca scandisce un calendario di piccoli e meno piccoli episodi di delinquenza: alcuni arresti di truffatori di strada, “salta-fila” o finti gladiatori, venditori abusivi che impongono il “pizzo” ai turisti. 
L’insieme degli episodi narrati, tutti a cielo aperto, segnala che la repressione delle forze dell’ordine, le inchieste giudiziarie della Procura della Repubblica e le ordinanze capitoline emesse dalle diverse giunte non hanno neppure scalfito il fenomeno. Fa notizia, anche per il suo carattere tra il folklore e l’acchiappa-turista creativo, la figura dl centurione romano, di solito omaccioni con addosso costumi presi magari a Cinecittà, in magazzino dai tempi di Ben-Hur, che si offrono per la foto ricordo ai piedi del Colosseo. 


Un gesto solo in apparenza gentile, quasi fosse offerto dall’agenzia che sostiene e promuove il turismo. Macché: quello scatto all’ingenuo turista costa almeno venti euro. 
C’è chi ha denunciato al commissariato di aver pagato, dopo un prelievo al bancomat, perfino 500 euro: in verità sotto minacce più o meno velate dei marcantoni travestiti da soldati di Nerone. I soldi o son botte. 
Ecco: negli anni, in tanti anni, questi figuranti (magari non tutti ma di parecchi si sanno nomi, cognomi e precedenti) hanno agito militarizzando l’intero territorio del Foro Romano senza che si trovasse un antidoto efficace, una sorta di antidoto definitivo. 


Con un semplice, banale e fondamentale obiettivo: riportare il decoro laddove il decoro è un valore che a che fare non solo con ciò che rappresenta in sé ma anche come componente del Pil della città e dunque, come si dice oggi, della Nazione. 
Roma concorre all’Expo 2030. L’ambasciatore Massolo e il sindaco Guartieri nei giorni scorsi sono volati a Parigi a presentare la nostra candidatura all’Assemblea del Bie, l’ufficio che assegnerà la sede dell’Esposizione Universale. La concorrenza saudita, agguerrita e ambiziosa non bada a spese, ricorre perfino al prestigio delle stelle del calcio; noi italiani puntiamo sui diritti umani e sul nostro inestimabile patrimonio culturale, di culla della civiltà del diritto, di serbatoio di culture millenarie per l’intero pianeta. Vantiamo asset straordinari che debbono contribuire a cambiare, assieme ad un panorama di grandi eventi (promesso dal ministro Salvini in una intervista in queste pagine) le stesse strategie turistiche e dunque d’impresa del Paese. 


Roma, può, deve, ha bisogno di accettare e di vincere la sfida non solo dell’Expo: deve poter ottenere leggi speciali per la sua natura di Capitale e dunque anche di capitali che sappiano adeguarla al ruolo e al rango che ha. Una scommessa e un impegno che segnano e disegnano, anche attraverso i fondi del Pnrr, il suo prossimo futuro per un orizzonte di prosperità. 
Ma c’è bisogno di uno scatto complessivo, generale e se serve anche severo, di legalità e di efficienza dei comportamenti dei singoli e nei diversi comparti dei servizi alla città. Un decoro diffuso capace di produrre l’immagine di un patrimonio custodito e ben amministrato prima di tutto da chi ne è beneficiario. Roma soffre di un turismo mordi e fuggi, una notte e poi via verso Napoli, Venezia, altrove. 
Gli esperti dicono che lo sforzo deve essere finalizzato ad allungare (due o tre notti almeno) la permanenza nella Capitale. Perché l’offerta di un periodo così congruo sia attrattiva serve assemblare idee e convenienze in pacchetti davvero appetibili. 
Sembrerà fuori luogo ma in questi pacchetti dovrà trovare posto anche la reputazione che la Capitale deve avere e nella reputazione deve trovare un posto d’onore il rispetto per il turista. Protetto anche dal Centurione minaccioso e dalla truffa dei “saltafila”.

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