Giuseppe Corasaniti

Riforme mancate/ Il nuovo Csm e il (solito) peso delle correnti

di Giuseppe Corasaniti
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Giovedì 29 Settembre 2022, 00:21

I magistrati hanno votato per il rinnovo del Csm, e hanno votato con le nuove regole elettorali definite dalla recente riforma, che ha sostituito al collegio unico nazionale con un insieme di collegi territoriali, ampliando in teoria così le possibilità di raccogliere candidature autonome rispetto alle tradizionali correnti organizzate. Solo in Italia dal 1958 si sono succeduti 15 Consigli con 7 differenti leggi elettorali, sempre alla ricerca di un equilibrio ottimale tra consenso e rappresentatività della magistratura. L’affluenza è risultata molto alta (quasi 80%) il che costituisce un elemento molto importante per ogni valutazione. E’ stato, infatti, il primo voto espresso dopo una stagione di tensione che ha scosso il sistema giustizia come un terremoto del più alto grado della scala Mercalli. Se le stagioni dei veleni possono dirsi in parte superate, ora sia avvia o comunque ci si aspetta, una stagione di impegno e di lavoro, e sicuramente di avvio e perfezionamento di percorsi di riforma i cui contorni operativi appaiono ancora da ben definire. 

Clamorose sono state le esclusioni e altrettanto clamorose sono state le affermazioni, certo in parte imprevedibili e impreviste, effetto (non scontato) del nuovo sistema elettorale, ma è sbagliato interpretare come affermazioni “di destra” o al contrario “di sinistra” (giudiziaria) quelle che invece sono le dinamiche dei consensi di una categoria professionale ben inferiore - quanto a numero di votanti (circa 9700) - al più piccolo dei municipi romani o a un altrettanto minuscolo comune italiano. E’ evidente però che i voti dei magistrati “pesano” molto di più, ed è chiaro che le tecniche di sollecitazione (e mantenimento) del consenso incidono spesso sulla composizione e poi sul funzionamento concreto dell’organo di autogoverno della magistratura, finendo per intaccare anziché garantire autonomia e indipendenza che sono essenziali all’azione giurisdizionale che incide quotidianamente sulla società e sull’economia. 

La ricerca di una responsabilità “sociale” della magistratura passa attraverso il Csm, nel dialogo tra Csm e Ministro della Giustizia (cui poi competono costituzionalmente le scelte fondamentali di regolamentazione e sui servizi) e singoli uffici giudiziari i cui dirigenti dovrebbero essere selezionati per esclusivi meriti tecnico giuridici e non sulla base di maggioranze di scelte predeterminate e composte. Si dirà che non è facile, che questo è un compito delicatissimo dove si confrontano visioni ed esperienze variegate, ma è certo quanto si aspettano i cittadini italiani che ancora nutrono fiducia nell’ordine giudiziario che la Costituzione all’art. 104 vorrebbe “autonomo e indipendente” da ogni potere (pubblico e privato). 

Molti hanno visto nel risultato del voto espresso dai magistrati una conferma della immutata forza e vitalità delle correnti della magistratura stessa nel concentrarsi solo su alcuni candidati anziché spingersi nella programmazione dei consensi in modo “composto” nei singoli uffici giudiziari, così come emerge una radicalizzazione delle scelte elettorali, temperata dalla novità di candidati autonomi oggi espressi con metodi differenti. Parafrasando la fisica si può definire e spiegare ciò che è avvenuto con il richiamo alle “correnti di spostamento” che regolano i campi magnetici, in pratica le leggi dell’attrazione (del consenso). Le correnti non sono state affatto ridimensionate, forse hanno solo cambiato metodo, focalizzandosi sui candidati apparentemente più attrattivi, in attesa poi di valutare meglio alla prossima occasione, proprio come fanno tutte le formazioni “politiche” sulla base dell’esperienza pratica, gli effetti del nuovo sistema elettorale. 
Le elezioni del Csm non dovrebbero essere considerate il culmine o un passaggio cruciale della carriera di ogni magistrato, o l’accesso agognato nella “stanza dei bottoni” del sistema giurisdizionale per realizzare strategie di uno o più magistrati collegati. Si tratta di avere chiaro che il servizio giustizia si realizza umilmente, senza esaltazioni soggettive e collettive, senza coltivare ambizioni e consensi, e soprattutto nel senso e col senso del servizio, come ammoniva Cicerone sine spe nec metu cioè poi senza nutrire speranze personali e senza timori, tutto qui. 


*Avvocato e docente universitario
(già magistrato ordinario)

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