Raggi e i rifiuti/ La beffa dei premi nuovo emblema del declino di Roma

Venerdì 14 Agosto 2020 di
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C’è un’immagine che, forse meglio di altre, fotografa il rapporto che c’è nella Capitale tra il Campidoglio e i romani. È un’istantanea scattata da un nostro lettore: 15 “bidoncini” che dovrebbero essere utilizzati per la raccolta dei rifiuti porta-a-porta davanti a bar ed esercizi pubblici. Dovrebbero essere davanti ad altrettanti ingressi di bar, ristoranti, condomini. Invece sono allineati tutti insieme davanti al civico del lettore che ha scattato la foto. 

Siamo a Colli Aniene, zona Tiburtina, quello che doveva essere il quartiere-pilota di una nuova organizzazione per quanto riguarda i rifiuti e che invece è diventato il teatro dell’ennesimo caso di cronaca.

Tutto nasce in epoca Covid, durante i giorni della quarantena, quando i bidoni per la differenziata vengono spostati dagli operatori Ama dall’entrata dei locali fino in strada. «Motivi di igiene pubblica: così si evitano i contagi da Coronavirus», viene spiegato ai residenti che chiedono informazioni. Solo che poi, come spesso capita, la soluzione temporanea e straordinaria diventa definitiva. Il lockdown più stretto, infatti, finisce il 4 maggio, quando a bar e ristoranti viene data la possibilità di riaprire quanto meno per il take away, ma i bidoncini – a Colli Aniene – restano in strada. Stavolta con motivazioni anche meno “nobili”: i netturbini, che probabilmente trovano più comodo svuotare i bidoni sulla strada principale piuttosto che inoltrarsi nelle stradine del quartiere, dicono che le loro schiene non ce la fanno a percorrere scalini e piccole salite. 

E, supportati da qualche ricorso alla Asl, riescono a far diventare stabile quello che era provvisorio: e i bidoni non tornano più davanti agli ingressi di locali e condomini.

l terzo passaggio è quello ritratto nella fotografia: perché fare il giro dei bidoni lasciati a poca distanza dai condomini quando è molto più comodo raggrupparli tutti in un’unica piazzola? E il fatto che la piazzola sia proprio sotto casa di alcuni residenti che dalle finestre sono costretti a respirare i miasmi che provengono da quei “bidoncini”, diventa un dettaglio ininfluente.

Ebbene, in un’azienda normale e in una città normale, con un manager a dirigere i dipendenti e un sindaco ad esercitare il controllo tipico dell’azionista unico, probabilmente ci sarebbero stati provvedimenti disciplinari, sospensioni e – magari – una lettera di scuse ai residenti. A Roma è successo di meglio, ironicamente parlando. L’amministratore di Ama, Stefano Zaghis (il settimo che si è succeduto su quella poltrona durante l’amministrazione Cinque Stelle a Roma) ha deciso di dare un bonus da ottomila euro ai capi area dell’azienda: premio retroattivo, che scatta dal primo marzo, proprio dall’inizio dell’emergenza Covid. Una decisione che – a parte la figuraccia di Colli Aniene – stride con lo stato di abbandono della città, con i cassonetti pieni, i sacchetti di rifiuti a terra e le strade che non vengono pulite con regolarità. 

I romani già pagano una Tari, la tariffa sui rifiuti, tra le più alte d’Italia, a fronte soprattutto del servizio spesso scadente che viene reso. 

Sapere anche che ai capi area dell’Ama viene riconosciuto un premio, oltre che rappresentare un ulteriore esborso di soldi pubblici, ha anche il gusto amaro della beffa. 

Il problema dei rifiuti, non risolto da 40 anni, è del resto uno dei più sentiti dai cittadini, quello con il quale ci si trova a fare i conti tutti i giorni, con effetti visibili sul decoro urbano, sull’igiene, sul rischio di malattie. E, negli ultimi quattro anni di amministrazione Raggi, di promesse ne sono state fatte tante: rifiuti zero, differenziata spinta fino al 75%, porta a porta in gran parte dei quartieri, superamento definitivo dei cassonetti sul ciglio della strada. 

Oggi, invece, dati alla mano, le percentuali della differenziata non solo non sono cresciute ma sono addirittura scese e il sistema dei rifiuti della Capitale, con un impianto (quello di via Salaria) andato a fuoco quasi tre anni fa e l’altro (il Tmb di Rocca Cencia) sotto sequestro da parte della magistratura e con la prospettiva concreta di un “taglio” del 30% all’attività di produzione dei rifiuti trattati, è ancora più fragile. In questa situazione, da una località di villeggiatura, la sindaca Virginia Raggi ha fatto sapere di essere intenzionata a candidarsi nuovamente per il Campidoglio. 

Come darle torto? Se il parametro di riferimento è quello dei capi area dell’Ama, premiati nonostante l’oggettivo fallimento della loro mission aziendale, quello del sindaco di Roma sembra davvero il mestiere più facile del mondo.
  Ultimo aggiornamento: 00:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA