Riccardo Sessa

Piazza Rossa/ Il significato delle parole (e dei silenzi) di un leader

di Riccardo Sessa
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Martedì 10 Maggio 2022, 00:01

Il discorso di Putin di 15 minuti ieri mattina sulla Piazza Rossa per la tradizionale cerimonia per la vittoria del 1945 ha sorpreso tutti per quello che ha detto, per quello che non ha detto e per come si è espresso. Le attese erano tante, in tutti i sensi e da tutte le parti, e la delusione pure è stata tanta. Ci si aspettava, che Putin approfittasse dell’occasione per lanciare segnali o minacce più o meno forti nei confronti dell’Ucraina e dei Paesi che la sostengono, ma ciò non è avvenuto. Quanti pensavano di trovare un Comandante in Capo energico, motivato e anche aggressivo è rimasto deluso. E’ apparso invece con toni ai quali non eravamo abituati.

Cosa è successo? Come mai tutte le valutazioni concordano nel sottolineare quegli elementi che abbiamo appena ricordato? 

Atteniamoci ai fatti e ripercorriamo i punti principali del discorso. Putin, dopo aver sostenuto che la Russia si è sempre battuta per un sistema di sicurezza a livello mondiale che è stato respinto dai Paesi della Nato, ha sostenuto che la Russia è stata costretta ad intervenire militarmente nel Donbass per legittima difesa perché ci si preparava ad un’invasione in quella regione – definita “nostre terre storiche inclusa la Crimea” – che costituiva una minaccia ai confini russi. Il nome dell’Ucraina non è stato mai fatto. Questa ricostruzione non deve sorprendere. Putin sin dall’inizio ha scelto con il suo discorso di rivolgersi al popolo russo che piangeva tanti suoi figli caduti in combattimento e ha dovuto presentare le ragioni della guerra a stretto uso e consumo interno, cioè mentendo. Ce l’aspettavamo tutti, quindi nessuna sorpresa. Così come a nostro avviso non ci si deve meravigliare più di tanto per gli attacchi agli Stati Uniti, con toni che secondo alcuni osservatori non sarebbero mai stati usati in precedenza. Lo zar Putin deve pure “offrire in pasto” ai suoi concittadini un nemico, e certamente gli Stati Uniti costituiscono da sempre da quelle parti il meglio che il “mercato” possa offrire. Non è un caso, se pensiamo che all’interno di un certo pacifismo la guerra in corso non è della Russia contro l’Ucraina, ma degli Stati Uniti contro la Russia. Certo semplificare aiuta, in principio, a capire. Ma qui siamo alle prese con l’ennesima bugia da parte di Putin ad uso soprattutto interno. Guardando ai concetti che non sono stati evocati, il primo è la mancata dichiarazione di una vittoria, che per ovvi motivi non poteva essere dichiarata (a parte il riferimento a quella del 1945) perché l’andamento delle operazioni militari sul terreno non sta assolutamente andando come Putin se lo aspettava. Non poter dichiarare di aver vinto spiega la scelta di un profilo piuttosto basso nello stesso testo del discorso. L’obiettiva impossibilità di proclamare una vittoria aveva creato non poche apprensioni tra gli osservatori e nelle capitali occidentali, e ovviamente in primis a Kiev, sull’eventualità che Putin annunciasse sulla Piazza Rossa l’avvio di una fase più forte delle operazioni militari, vedi addirittura una dichiarazione di guerra formale come minimo contro l’Ucraina. In un simile scenario era stata anche ventilato un eventuale possibile riferimento ad una escalation nell’uso degli armamenti, non escludendo il nucleare. Tutto questo non è avvenuto, e aggiungiamo, per fortuna. Tutte le interpretazioni sono ammesse, ma non è facile capire perché tutto ciò non sia avvenuto. C’è infine un altro elemento, non secondario, sul quale riflettere, che peraltro aiuta poco a capire. Putin non è obiettivamente apparso al meglio delle sue condizioni fisiche, aveva una postura decisamente non aggressiva, sia nel muoversi, che nei toni della voce. Leggeva in maniera poco convincente il discorso, ed era stato certamente molto più efficace e più “caricato” nell’intervento allo stadio Luzhniki di Mosca il 18 marzo per celebrare l’ottavo anniversario dell’annessione delle Crimea. E’ vero che allora le aspettative nei confronti dei conflitto erano ancora più alte. E allora qualche interrogativo sorge spontaneo e una domanda su tutte: perché? Sarebbe troppo scontato attribuire il tono generale della “performance” di Putin ieri in Piazza Rossa ad un’improvvisa caduta di zuccheri di un uomo che siamo stati abituati a vedere bagnarsi nell’acqua ghiacciata, o montare a cavallo nella neve a torso nudo. Non è che, per caso, Putin abbia deliberatamente scelto un tono poco aggressivo per passare dei messaggi, questi sì non rivolti al suo popolo? Per lasciar intendere che potrebbero forse aprirsi delle opportunità per avviare un negoziato con Zelensky per una cessazione delle operazioni militari e per la pace? La domanda è di quelle da cento milioni. Comunque, Putin non può non sapere che per arrivare a quel risultato nulla può cambiare nella strategia ucraina e occidentale sul piano militare e su quello dell’azione diplomatica in assenza di segnali chiari da parte sua o che lo riguardino.

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