Giuseppe Roma

Protesta in piazza/ L'importanza di isolare i professionisti della violenza

di Giuseppe Roma
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 00:12

Di fronte alle necessarie misure per arginare una quarta ondata della pandemia non sono da escludere nuove tensioni e proteste di piazza in Europa e non solo. Le immagini più inquietanti e violente ci sono venute, nei giorni passati, da quei Paesi - come Olanda, Austria o Germania - definiti virtuosi nel rispettare i vincoli di bilancio e la disciplina nella spesa pubblica. 

Evidentemente non altrettanto virtuosi si sono dimostrati nel gestire il virus, tanto da essere costretti a correre ai ripari. La protesta è viva anche in Italia, seppure con alti e bassi, ed è possibile che riprenda piede se la situazione peggiorasse tanto da rendere ineluttabili nuove restrizioni.

Nonostante non manchino piccoli ma gravi episodi - minacce e spintoni a cronisti, scaramucce con le forze dell’ordine - le manifestazioni dei No-vax sono tornate sotto controllo, nell’alveo della protesta più che della rivolta. A conseguire questo risultato, che speriamo duri nel tempo, hanno certamente contribuito i provvedimenti presi dal governo in materia di ordine pubblico e di tutela delle attività commerciali, dopo la scioccante aggressione alla sede del sindacato Cgil lo scorso ottobre. Tuttavia, ciò che sembra abbia fatto più breccia è stata la gradualità con cui si è deciso di introdurre provvedimenti restrittivi in base alla effettiva evoluzione della pandemia. Una strategia ispirata, secondo un termine di moda, alla resilienza, ovvero all’adattamento progressivo degli strumenti ai problemi così come via via si sono presentati. Si è partiti con una convinta campagna vaccinale gestita, da un certo punto in poi, in modo impeccabile, poi sono venute le riaperture con opportuni dosaggi, infine il pass per i vaccinati e i non vaccinati risultati negativi al Covid-19, ha consentito l’accesso ai luoghi di lavoro e di svago. 

Con il crescere dei contagi in tutta Europa, è saggio ora limitare la scappatoia del tampone solo per il lavoro, una funzione indispensabile all’economia nazionale ma anche a quella familiare o personale. E’ risultata efficace, pertanto, una gestione morbida dando la giusta importanza al coinvolgimento dei meno convinti e dosando freno e acceleratore sui provvedimenti.

In altri Paesi come in Austria, al contrario, una politica meno prudente ha dovuto improvvisamente passare dal tutto aperto al tutto chiuso, e a tali traumatiche decisioni finiscono per corrispondere proteste altrettanto forti. 
Un’azione misurata tende a rompere il fronte degli scettici, isolare il nucleo di irriducibili e, soprattutto, toglie spazio ai prepotenti professionisti della violenza che, come succede in tutti i movimenti di protesta, si infiltrano solo per aggredire, danneggiare, scontrarsi con le forze dell’ordine. Chi manifesta per affermare una sua scelta, universalmente giudicata anti-sociale ma consentita, dovrebbe guardarsi bene da accettare certe compagnie ed emarginare i violenti. Non bisogna dimenticare che in sede europea è stata autorevolmente avanzato persino il sospetto di pericolose manovre internazionali finalizzate a strumentalizzare il movimento contro i vaccini. 

Chi è in buona fede non dovrebbe mai cedere a comportamenti dettati da fattori emotivi o umorali, ma confrontarsi con gli argomenti e i dati che accompagnano l’evolversi della pandemia. A ieri, sono stati somministrati nel mondo 7,4 miliardi di dosi anti Covid-19, ma con differenti tassi di copertura della popolazione. 

Sempre ieri, in Italia con il 74% di vaccinati con doppia dose sono deceduti 1,3 contagiati per milione di abitanti, in Germania con il 68% i morti sono stati 2,4 per milione di abitanti, in Austria con il 66% di vaccinati si è arrivati a 3 decessi per milione. Gli Stati Uniti, con il 4,3% della popolazione mondiale, registrano finora il 15,3% dei decessi da virus sul totale: ben 800 mila morti sui 5,2 milioni globali. Il tasso di vaccinazione statunitense è del 59%. 

Sono numeri inequivocabili che smentiscono due delle più ricorrenti affermazione di chi rifiuta l’inoculazione e cioè che il vaccino è inefficace, e che è più pericoloso del virus. C’è poi chi tenta di prendere in castagna gli scienziati ricordando come, nella fase iniziale della pandemia, fosse stata prevista l’immunità con una quota di vaccinati vicina all’attuale. Ma è a tutti chiaro come il virus abbia la caratteristica insidiosa di mutare continuamente aumentando la sua contagiosità.

Quello che valeva diciotto mesi fa non basta più oggi, non perché si è sbagliato allora ma perché la pandemia è un fenomeno dinamico molto resistente alla “normalità”. Ed è per questo che ne usciremo solo se tutti (o almeno il 90/95%) sapremo combatterlo con l’unica arma finora rivelatosi efficace. Vaccinandoci.

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