Romano Prodi
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Politiche anti-crisi/ Quegli aiuti da distribuire solo a chi ne ha bisogno

di Romano Prodi
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Domenica 2 Ottobre 2022, 00:16

Lasciata alle spalle l’estate e iniziato l’autunno, conviene fare qualche riflessione sulla situazione attuale e sul futuro della nostra economia che si trova di fronte a eventi senza precedenti: dalle conseguenze del Covid all’inflazione, dalla crisi energetica a una guerra di giorno in giorno più minacciosa.
Il quadro mondiale preoccupa molto: da un aumento del Pil del 6,6% nel 2021 passeremo ad una crescita del 2,3% nell’anno in corso. Una crisi che tocca, seppure in diverse misure, tutte le parti del globo, dagli Stati Uniti all’Europa, dalla Cina alla maggior parte dei paesi in via di sviluppo.
Nello stesso tempo l’inflazione mondiale è aumentata dal 4,4% al 9,7%, con valori che non si vedevano da più di trent’anni.

Non ci si deve quindi sorprendere che, con eccezioni che si contano sulle dita di una mano, tutte le banche centrali abbiano cominciato a tirare il freno aumentando, in successive ondate, i tassi di interesse. Proprio perché non erano più abituate all’inflazione, lo hanno fatto con ritardo e sembrano ora volere recuperare il tempo perduto agendo con misure che possono sembrare eccessive. Misure che, mentre aumentano l’efficacia degli strumenti volti a combattere l’inflazione, stanno portando l’economia mondiale verso una progressiva recessione, anche perché la pigra crescita cinese non contribuisce più ad attenuare le conseguenze della crisi, come era in grado di fare in precedenza. Dall’8% dello scorso anno lo sviluppo cinese si fermerà quest’anno intorno al 2,5% a causa della caduta dell’edilizia, delle imponenti misure di isolamento causate dal

Covid e dall’elevato livello di indebitamento del settore pubblico e privato.
Nel mondo occidentale la Banca della Riserva Federale Americana ha cominciato a innalzare i tassi fin dallo scorso marzo e la Banca Centrale Europea l’ha seguita a partire dal mese di luglio. Tuttavia, fino ad ora, la lotta contro l’inflazione non ha avuto il successo sperato, tanto da rimanere al 7,9% negli Stati Uniti e all’8,1% nella zona dell’Euro. La politica monetaria restrittiva proseguirà quindi in entrambe le sponde dell’Atlantico causando la diminuzione del risparmio e del potere d’acquisto delle famiglie, a cui naturalmente si accompagnerà una parallela diminuzione della domanda, e quindi, della produzione delle imprese.

In Europa, a questo già grigio scenario, si aggiunge la possibilità di una insufficiente disponibilità di energia per il prossimo inverno. Non ci dobbiamo perciò sorprendere che le previsioni per il 2023 indichino una crescita sostanzialmente nulla, con una Germania addirittura col segno negativo (-0,8%), anche in conseguenza del crollo del suo robusto flusso di esportazioni verso la Cina e la Russia.

In Italia le cose sono andate bene fino all’estate: dopo una vigorosa e stupefacente ripresa nello scorso anno (6,6%) abbiamo continuato a crescere al di sopra della media europea anche per i due primi trimestri di quest’anno, con un andamento positivo della spesa delle famiglie, della produzione industriale, degli investimenti e delle esportazioni. 

Trascorsa l’estate, sostenuta dal favorevole andamento del turismo, il freno ha cominciato ad agire anche nella penisola. Le ultime previsioni indicano, dopo un complessivo periodo positivo, un progressivo calo nei prossimi mesi e una crescita sostanzialmente nulla (+0,1%) per il prossimo anno. 
Le sfide che abbiamo di fronte sono quindi serie e molteplici. Oltre ai punti interrogativi che riguardano l’andamento del Covid, della guerra d’Ucraina e della disponibilità di energia, dovremo portare avanti il Pnrr in una situazione di costi crescenti, dovremo controllare l’andamento del nostro debito in assenza degli acquisti della Bce e, soprattutto, dovremo sostenere le famiglie e le imprese che non riescono a far fronte all’impressionante aumento dei prezzi dell’energia, e non solo dell’energia.
Sappiamo tutti che l’inflazione è la più iniqua delle tasse, ma l’inflazione in corso è ancora più iniqua. I recenti dati di Prometeia ci dicono infatti che essa si concentra soprattutto nei beni essenziali che, notoriamente, pesano maggiormente sulle famiglie più povere. Il risultato è che, di fronte a una inflazione media dell’8%, il quintile più povero della popolazione italiana vede aumentare il prezzo del paniere dei suoi acquisti di ben l’11,2%. 

Diventa quindi difficile pensare che una grande parte delle famiglie possa affrontare questi impressionanti aumenti con redditi e salari immutati e bisogna riflettere sul fatto che, anche se più difficili da mettere in atto, i sostegni alle imprese e alle famiglie sono molto più giusti ed efficaci se attuati per mezzo di trasferimenti di denaro a coloro che più ne hanno bisogno e non con misure volte a calmierare i prezzi per tutti.
Resta un’ultima osservazione: nonostante l’arrivo di una crisi generale, il mondo sta cambiando ad una velocità impressionante. Nuovi assetti politici, nuove tecnologie e nuovi protagonisti dell’economia mondiale (cominciando dall’India e dai paesi asiatici intorno alla Cina) stanno cambiando l’intero pianeta. Non possiamo affrontare i cambiamenti che stanno arrivando solo con le politiche di emergenza, ma con una determinazione capace di coinvolgere l’intera società italiana ed europea. 
Il futuro non è infatti meno importante del presente.

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