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Giuseppe Roma

La linea Pescara-Bari/Se l’Italia Centrale deve fermarsi per gli ecologisti

di Giuseppe Roma
4 Minuti di Lettura
Giovedì 9 Giugno 2022, 00:22 - Ultimo aggiornamento: 23:38

Una delibera della Corte dei Conti ha messo in luce le criticità emerse nella realizzazione di un’importante tratta ferroviaria sulla direttrice Bologna–Lecce. Giustamente questo giornale, riportando l’ennesima censura dei ritardi con cui gli enti pubblici realizzano le infrastrutture, ha rimarcato come tali inefficienze penalizzino soprattutto il Centro Italia. Le regioni del Centro sono ormai schiacciate da un Nord attivo e capace di intercettare gli investimenti pubblici, e un Sud avvantaggiato nella distribuzione delle risorse dall’assegnazione di quote pre-definite di finanziamenti pubblici (ad esempio il 40% di tutti i fondi europei del Pnrr).

 
Nel Centro Italia lo Stato investe poco e male. Basti pensare a quanto sia stata danneggiata Roma, l’unica capitale europea di primo livello che non gode di uno status istituzionale nè dispone di risorse adeguate per il particolare ruolo nazionale e internazionale che svolge. Ma il caso denunciato dalla Corte dei Conti è ancora più grave in quanto fin dal 2003 erano disponibili i 700 milioni di euro necessari a realizzare l’opera, il cui completamento è ora previsto per il 2028. Se non interverranno altri intoppi, per 32 chilometri di binari avremo impiegato complessivamente un quarto di secolo, con un avanzamento medio teorico di 781 metri all’anno.

 
Questa anomalia italiana si manifesta da decenni, e da altrettanto tempo ci si interroga sulle ragioni dei ritardi e, soprattutto, sui possibili rimedi. Non può certamente essere efficiente un Paese che cambia continuamente le regole, stratifica le normative, consente l’intervento di una pluralità di soggetti nello svolgimento degli interventi pubblici, lascia spazi di ambiguità alle competenze dei diversi livelli di governo, ammette ricorsi anche per la tutela di diritti minimi, apprezza poco lo spirito d’iniziativa e non sanziona l’inerzia.

 
La soluzione del problema ha quasi sempre cercato di snellire e semplificare il processo attuativo, con strumenti come la Legge Obiettivo o, più di recente, le gestioni commissariali. Tutti provvedimenti che nella pratica hanno difficoltà a superare le due ragioni di fondo che impediscono una rapida realizzazione delle opere. Abbiamo da un lato il prevalere di logiche localistiche che ostacolano una razionale attuazione di strategie articolate secondo livelli e priorità. Una sindrome da prima pietra moltiplica e frammenta gli sforzi disperdendo risorse e competenze. A questa prassi si aggiungono poi le azioni di disturbo promosse da un’attiva minoranza contraria a ogni forma di innovazione infrastrutturale. Alle origini di questi movimenti d’opinione ritroviamo certo un impegno ecologista che, tuttavia, ha ormai portato meritoriamente a stabilire regole stringenti e dare forma a progetti in grado di minimizzare gli impatti ambientali.


I tentativi volti a bloccare la costruzione di nuovi impianti o infrastrutture sembrano ispirate a catturare un generico consenso ideologico più che tese a provocare un costruttivo confronto per salvaguardare la biodiversità e contrastare i cambiamenti climatici. I ritardi nella riqualificazione del sistema infrastrutturale sono una vera palla al piede per il Centro Italia la cui conformazione ha assoluto bisogno di un reticolo di collegamenti sia verticali che orizzontali.


L’Italia non può reggersi unicamente sulla spina dorsale costituita dalla linea ad Alta Velocità ferroviaria, sono indispensabili, specie nell’Italia centrale, le due dorsali tirrenica e adriatica. Come è successo nei giorni scorsi, senza alternative alle linee esistenti anche un piccolo incidente blocca l’Italia intera. Poi vanno collegate per ferrovia le città intermedie - da Ancona a Perugia, da Grosseto a Pescara - con i centri maggiori in tempi ragionevoli. Da Pescara a Roma (156 km) con i treni regionali veloci si impiegano 3 ore e 20 minuti; da Modena a Milano (164 km) sempre con il treno regionale si impiegano 2 ore e 21 minuti, con l’alta velocità 1 ora e 17 minuti. Stiamo davvero vivendo l’ultima occasione per sincronizzare la velocità di crescita del Paese e non far scivolare anche il Centro Italia in una condizione di marginalità. E’ in queste regioni che va profuso il massimo sforzo.

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