Paolo Pombeni
Paolo Pombeni

Soluzioni mancate/ L'origine dei problemi e il nostro qualunquismo

di Paolo Pombeni
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Mercoledì 30 Novembre 2022, 23:57 - Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 13:01

Il qualunquismo è un virus storico che vivacchia, neppur tanto stentatamente, nel corpo della nostra repubblica. È il mito dell’ “uomo qualunque” che sarebbe solo vittima dei regimi che si susseguono nel Paese, delle colpe di chi comanda, mentre non poteva far altro che arrangiarsi a sopravvivere nelle varie condizioni che certo non dipendevano da lui. 

Per questo il passato è considerato alternativamente colpa del diavolo, quando c’era una qualche subcultura religiosa, o del “sistema” quando si è voluto metterla in termini laici.

Quel virus provoca epidemie quando ci sono catastrofi rispetto alle quali tutti vogliono sentirsi innocenti. Il caso della tragedia di Ischia è emblematico di una normalità. Si deve trovare un colpevole, anzi miticamente un capro espiatorio, per caricarci sopra i peccati collettivi e cavarsela senza pagare pegno. Se più che colpe si cercano cause, si scopre di addentrarsi in un groviglio inestricabile da cui non si sa come uscire. 

C’è l’abusivismo edilizio, ma quando questo diventa un fenomeno diffuso che tocca gran parte di un Paese come fai a cancellarlo? C’è l’incuria del territorio, ma se dura da molti decenni come fai a ripristinare in tempi rapidi quel che si è perduto? 

Ci sono gli amministratori e le autorità che non hanno operato per far rispettare le leggi, ma te la prendi con l’ultimo? E poi come dimenticare che sono istituzioni che dipendono dal voto di quei cittadini che vogliono poter prescindere dalle norme per procurarsi un interesse privato?

Sono cose che sanno tutti, ma nel momento della tragedia devi dividerti fra compassione e indignazione: compassione per chi alla fine ha pagato un prezzo terribile in conseguenza di leggi infrante da lui stesso; indignazione per trovare comunque un emblema a cui farla pagare anche se non è che si risolverà nulla. È la perfetta spirale del qualunquismo.

Tuttavia non si può dimenticare che come sempre il virus può attaccare in forma acuta, ma anche in forma apparentemente lieve e dunque meglio non combatterlo troppo. Così ogni volta che c’è una legge di sistema, come per esempio è ora il caso della legge di bilancio, ecco che il qualunquismo si insinua facendo leva su un presunto uomo (o donna) qualunque che va tutelato nelle sue abitudini.

Prendete il caso del tetto all’uso del contante che è piuttosto emblematico. Quando si sente dire che una parte della popolazione è abituata a pagare “cash” anziché con la moneta elettronica non si dice una falsità. Lo si fa quando si sostiene che il limite di spesa deve essere portato a 5000 euro, cioè ad una cifra che copre spese per beni così importanti da essere difficilmente considerati di largo consumo. 

Quale elettrodomestico largamente in uso, quale spesa per beni o servizi raggiunge quella soglia e l’acquisto viene effettuato da soggetti che non hanno qualche dimestichezza con il banale bancomat? Difficile immaginare che riguardi il cosiddetto largo pubblico.

Sul versante opposto è piuttosto difficile credere che la possibilità di pagare in contanti agevoli di suo l’evasione e il nero. La realtà che conoscono tutti è che in questo Paese si è continuato e si continua a pagare in nero perché c’è un interesse reciproco fra l’utente e il prestatore di un servizio: il primo ottiene uno sconto sensibile su quanto dovrebbe pagare, il secondo evade le tasse.

Ciò è avvenuto a prescindere dal limite sull’uso del contante, perché di per sé se chi riceve un pagamento in contanti fa la regolare fattura non si pone nessun problema. 

Stesso ragionamento si potrebbe fare per l’abolizione dell’obbligo di accettare pagamenti in moneta elettronica da parte dei commercianti sotto la soglia dei 60 euro: a cosa può servire se non per favorire la non registrazione di una parte di incassi? Anche qui il problema di cui si dovrebbe discutere per uscire da questo universo è quello del costo che le banche fanno pagare ai commercianti per l’utilizzo dei Pos, ma siccome non si vuole inimicarsi né un certo settore del commercio, né le banche la si butta sul generico.

C’è ovviamente spazio per esercitarsi a scovare, senza neppure gran fatica, esempi di questo modo di procedere dove il mito dell’uomo qualunque vessato dallo Stato viene assunto dalla politica per interventi lobbistici o corporativi su cui lucrare consensi preziosi in un sistema fondato sulla competizione elettorale a tutti i livelli (comuni, regioni, nazione, ecc.). 

Lo si può fare perché ci si rifiuta di analizzare i problemi evitando di mettere tutto sotto la stessa categoria. Che senso ha considerare “condono edilizio” sia la sanatoria di piccoli interventi di modifica di immobili esistenti, magari resi impossibili da normative poco flessibili, sia la costruzione di una casa abusiva su un terreno non edificabile? Che senso ha considerare allo stesso modo “reddito di cittadinanza” quel che si destina a chi è in condizioni di povertà e quello che dovrebbe coprire condizioni di impossibilità temporanea di trovare lavoro? (di entrambe andrebbe verificata la sussistenza…).

I problemi in questo Paese ci sono e vanno affrontati, ma il qualunquismo lo impedisce, perché la sua logica è rendere nera la notte in modo che tutte le vacche risultino nere. Invece queste notti vanno illuminate, perché bisogna farsi carico di risolvere le situazioni, senza inutili giacobinismi che al massimo colpiscono qua e là a caso e lasciano intatte le situazioni, senza intollerabili falsi pietismi che trasformano sempre tutti in vittime del sistema che vanno assolte da ogni responsabilità.

Sarebbe una vera rivoluzione se si riuscisse almeno a cacciare nell’angolo le tentazioni del qualunquismo e si mettesse mano con realismo alla gestione di una parte non piccola della sfera pubblica. In fondo non è impossibile, e neppure troppo difficile farlo: basta volerlo.

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