Enrico Vanzina
Enrico Vanzina

Famiglie divise/ Il cenone di Natale e la diffidenza dei parenti No vax

di Enrico Vanzina
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Lunedì 6 Dicembre 2021, 00:04

In tempo di Covid anche il Natale ha le sue varianti, come la Delta o quella del Sudafrica. Nel 2020 era la variante “Natale con congiunti”. E chi ha memoria si ricorda che disputa ci fu sul senso esatto di congiunto. Nel 2021 il Natale si è modificato e adesso avremo le “feste natalizie con i No Vax”. Su questo giornale ne abbiamo già parlato, raccontando le difficoltà di un signore con parente il quale si ostina fieramente a non vaccinarsi. Come fare per averlo a tavola il 25 dicembre? Ma il discorso è ancora più complesso, perché la “variante No Vax” implica derive sociologiche, psicologiche e di costume davvero debordanti.


Diciamo subito che il vero problema durante pranzi e cene di Natale non sarà di come avere a tavola parenti No Vax, sarà piuttosto il contrario. Infatti, leggendo le dichiarazioni di questi resistenti ad oltranza (in calo nelle ultime settimane ma pur sempre milioni di persone) c’è da restare esterrefatti: sono loro che non vogliono più frequentare i vaccinati. Si è rigirata l’equazione: sono loro che schifano noi, pecore sottomesse al regime, schiavi del potere globale, donnette e omuncoli senza cervello i quali si sono fatti iniettare nel corpo il veleno del secolo. Credetemi, sono i No Vax che non ci vogliono accanto. Loro per Natale sognano feste tutte No Vax, dove magari potersi infettare in gregge e superare la malattia tra consimili.


Il guaio è che con le loro deliranti teorie hanno comunque inquinato la realtà delle cose. A forza di mettere in dubbio la validità dei vaccini, anche quelli che al vaccino credono fermamente sono torturati da residui di dubbio. Già immagino le cene della vigilia e i pranzi di Natale. Arriverà zia Rosina, ultra ottantenne, e sulla porta chiederà indicazioni precise sui vaccini dei nipotini. Quelli di otto e dodici, vaccinati. Ma ne resta una di quattro senza copertura e zia Rosina dirà che, su un talk show, ha sentito un virologo americano il quale ha messo in guardia il mondo: «Anche i pupetti sono veicoli pericolosi…». Insomma, zia Rosina mangerà da sola in cucina per timore della nipotina. Oppure, tra più grandicelli, al momento del capitone, zio Mario, precisetto e scassamaroni, scoprendo che sua nuora ha fatto la terza dose solo una settimana prima, butterà lì un micidiale: «Eh no, non mi dovevate invitare… il vaccino diventa efficace solo due settimane dopo averlo fatto». Scoppierà il finimondo. Citando a memoria altri virologi tutti diranno la loro citando altri Tg, altre reti di comunicazione, Facebook e mostrando sui loro cellulari Wahtsapp ricevuti da Trapani o da Bolzano. Zio Mario, perfido, a questo punto chiederà: «Chi ha fatto gli esami per sapere il numero dei suoi anticorpi?»

E a tavola sarà rissa. Il padrone di casa, con anticorpi bassissimi, sosterrà che il Covid si becca a prescindere dagli anticorpi. Zio Mario lo manderà a quel paese, e l’altro gli dirà: «Sei un cretino asintomatico». Sua moglie comincerà a delirare sui monoclonali. Zia Rosina, affacciandosi dalla cucina, darà lezione a tutti sulla proteina Spike. Interrotta dall’urlo della padrona di casa: «Basta, calma, tranquilli, qui siamo tutti vaccinati mica come quel matto del nostro portiere che si rifiuta!». Attimo di panico, poi precipitosa fuga generale dalla cena e dal palazzo. Addio alle canzoncine di Natale preparate per allietare la cena. Addio al rito del panettone. Addio allo scambio dei regali. Il virus del terrore avrà avuto il sopravvento. Per la gioia del portiere No Vax.

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