Mario Ajello
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I nonni e i regali/ Quei riti di Natale restano un diritto per tutti i bambini

di Mario Ajello
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Martedì 1 Dicembre 2020, 00:10

Il governo inglese ha deciso: Babbo Natale può non portare la mascherina ma i bimbi dovranno stare a distanza di sicurezza da lui e non potranno sedersi quest’anno sulle sue ginocchia. Ma vabbé, sacrifici accettabili per i piccoli e per il portatore di doni rosso vestito: la mancanza di mascherina è una minima concessione ammissibile. Qui da noi come pensiamo di regolarci? Il premier Conte ha già deciso, scrivendo a un Tommaso di 5 anni, che Babbo Natale deve sentirsi munito di un’autocertificazione che gli consente di girare dappertutto nonostante il coprifuoco, i Dpcm e le fasce gialle, arancioni e rosse e di lasciare liberamente regali a tutti i bambini. Che già lo sommergono di letterine con l’elenco dei desideri. E a volte su quei pezzi di carta o sulle mail c’è scritto: «Babbo Natale, ti chiedo soltanto un regalo, fammi vedere i nonni». Oppure: «Insieme al videogioco, vorrei pure che porti via il virus». 


E’ importante che il Natale sia Natale, anche in questi tempi di paura, e ai bambini non va sottratto questo momento magico. Perché i simboli rassicurano, una festività così calda e luminosa infonde speranza, una tradizione tanto bella e certamente la più sentita non può essere negata a chi come i più piccoli ha lottato come noi, e talvolta meglio di noi, senza strepiti e senza capricci, nei lunghissimi mesi dell’emergenza Covid. 


Hanno perduto tante certezze i bambini: la normalità della scuola, i nonni, lo sport. Stanno avendo una vita stravolta dalla pandemia e la vivono con ammirevole consapevolezza, rinuncia dopo rinuncia. Stanno a lungo chiusi in casa e lo accettano. Si lavano le mani in continuazione. Non si strappano la mascherina dalla faccia. Cercano di non ammassarsi. Sono dei piccoli italiani rigorosi e non lagnosi. E sembrano tartarughine con gli zaini pesanti perché a scuola i libri non si possono più lasciare, ma sorridono con il loro fardello sulla schiena anche alle 8 del mattino. 


Togliere la gioia del Natale a questi piccoli grandi eroi sarebbe una mancanza di sensibilità e di riconoscenza. Dare loro un Natale in sicurezza - con o senza la mascherina di Santa Claus - è la possibilità che ci resta e guai a sprecarla. Nulla è più uguale a prima ma un Natale che somigli il più possibile, tenendo presenti i limiti di questa fase e rispettandone le regole, è l’abc di quel bisogno di comunità che hanno i grandi e i piccini e che questi ultimi vivono e devono continuare a vivere anche quest’anno con quello stupore giocoso che gli appartiene. E che va custodito e protetto in tutti i modi compatibili con i tempi.


Stanno già facendo l’albero i bimbi con i genitori. E gli addobbi. Sembra quasi che quest’anno si sia partiti prima nel preparare tutto, perché c’è bisogno più che mai - laicamente - di questa festa nazionale e familiare. Che funge da puntello quando tante altre consuetudini della normalità sono saltate. Dalla parte delle bambine e dei bambini occorre stare in questa occasione. Dei piccini che sono pronti a recitare, alla ristrettissima cerchia dei parenti la sera del 24 dicembre, una delle poesiole natalizie che già circolano, intitolata «Distanziati ma vicini»: «Quest’anno è un anno un po’ strano, in cui non ci si può tenere per mano. / Ma anche se siamo in pandemia, regaliamoci magia e allegria». Cioè i due doni che i piccoli fanno ai grandi e in cambio meritano che sia tutelato, sia pure con prudenza, l’immaginario infantile del Natale che è la loro ricchezza ma anche la nostra.
 

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