Alessandro Amadori

Cara Carfagna, la mia è ricerca sui conflitti di genere

di Alessandro Amadori
3 Minuti di Lettura
Venerdì 24 Novembre 2023, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 14:48

Gentile Onorevole Carfagna, le scrivo innanzitutto per manifestarle la mia più viva ammirazione per quanto lei ha fatto, e continua a fare, per migliorare la situazione delle pari opportunità, e in particolare per la parità di genere, nel nostro Paese. Vorrei poi condividere con lei alcune riflessioni riguardo alle polemiche suscitate da un mio coinvolgimento nel progetto “Educare alle relazioni”, e da due pubblicazioni che ho realizzato tra il 2018 e il 2020. 
Sul primo punto, confermo che il progetto in questione è stato fortemente voluto, concepito e personalmente coordinato dal ministro Giuseppe Valditara e impostato da un gruppo di lavoro molto ampio, di cui ha fatto parte fra gli altri anche l’onorevole Paola Concia e che ha coinvolto nell’ascolto una pluralità di associazioni oltre all’Ordine degli psicologi. 
Sul secondo punto, vorrei ribadire che il mio lavoro è da sempre quello di fare ricerca sociale, indagando i più svariati aspetti del funzionamento di una società. Un ambito di mio interesse è anche quello, in senso lato, criminologico. Proprio in questo ambito, prima nel 2018 e poi nel 2020, ho sviluppato un percorso sperimentale di ricerca che ha dato vita alle pubblicazioni di cui oggi si discute. 

Mi rendo conto che i concetti e le chiavi di lettura adoperati in quei lavori rimandano a un approccio molto specifico, quello della ricerca sociologica circa il conflitto inter-genere.
Il senso di questo mio percorso di ricerca, come credo si comprenda chiaramente anche solo dalla lettura delle righe finali del libro del 2020, è quello di evidenziare che è necessario stimolare una profonda evoluzione dell’immaginario collettivo maschile. Non ci vogliono nuove divisioni, o contrapposizioni, ma una nuova alleanza basata sul rispetto della persona. Quando parlo di “cattiveria” maschile e femminile parto da osservazioni episodiche, specifiche e circoscritte per indagare più in profondità, cercando di capire quali sono le cause al fine di trovare possibili soluzioni.
Nella mia attività di ricerca non ho mai messo sotto accusa in alcun passaggio il genere femminile in quanto tale.

Da ricercatore questo mi sarebbe stato impossibile perché del tutto estraneo alla mia sensibilità scientifica oltreché personale.

Quello che auspico, e riprendo le conclusioni del mio libro, è «un nuovo patto di collaborazione fra i generi, un’alleanza per la costruzione – insieme – di un modello di relazioni interpersonali più armonico, a partire da subito. Da oggi. Dal qui e ora. Ciascun genere rispettando e valorizzando l’altro, interagendo e comunicando nel nostro quotidiano in un modo più maturo, più consapevole, più sincero e leale, maggiormente basato sull’ascolto e sulla comprensione, e quindi davvero reciprocamente coinvolgente. E’ sull’affermarsi di quest’ultimo scenario che, noi personalmente, puntiamo».
Come vede, un pensiero molto diverso da quello attribuitomi da strumentalizzazioni politiche. La ringrazio per l’attenzione e per ciò che fa per il nostro Paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA