Luca Diotallevi
​Luca Diotallevi

La lezione di Ryad​ / La strategia da rivalutare sull’Italia Centrale

di ​Luca Diotallevi
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Mercoledì 29 Novembre 2023, 23:46

La sconfitta subìta da Roma è stata durissima. Nasconderselo sarebbe ipocrita, e dannoso. Quando si perde, come a Roma è avvenuto per la competizione sulla sede di Expo 2030, l’unica opportunità che resta è imparare qualcosa dalla sconfitta.
Si eviti di dare la colpa solo a chi ha guidato le ultime battute dell’operazione, perché, semmai, sarebbe da chiamare in causa allo stesso titolo chi l’operazione l’ha impostata. Ciò porterebbe alle colpe non minori di chi per decenni ha lasciato che Roma si riducesse nello stato in cui è.
La lezione impartita a Roma, ai suoi cittadini, a chi la rappresenta ed a tutti coloro che in un modo o nell’altro la amministrano è stata una, durissima e chiarissima: il passato non basta.
Anche se Roma non fosse così mal messa, anche se il Vaticano avesse l’appeal globale che non ha più, neppure un passato messo a lucido ormai sarebbe sufficiente. La città sudcoreana di Busan, seconda con 29 voti (Roma ne ha presi 17), non ha un briciolo del passato di Roma, ma ha una quantità di futuro da far intuire, che surclassa quello che Roma oggi è in grado di mostrare.
Ryad ha vinto per i soldi che ha distribuito? E se anche fosse? Non contengono anch’essi un pezzo di futuro? E le recriminazioni sui diritti? Da sole non bastano quando non si è in tribunale. Certo, è possibile e auspicabile un futuro diverso da quello che Ryad ha in mente; certo, è possibile costruire il futuro in modo diverso da come lo sta costruendo Ryad. Questo però, da solo, conta poco, più o meno il 14%. Conta poco se tu ad una qualsiasi promessa di futuro opponi una visione che al passato attribuisce un peso giudicato sproporzionato. Il passato non basta.
Per la verità non è mai bastato, ma spesso lo sapevano in pochi. Ormai lo sanno tutti: il passato non basta.
Che fare? Sarebbe ridicolo tirar fuori ricette all’indomani di una sconfitta tanto radicale. In un momento del genere solo l’umiltà del lavoro duro e sobrio funziona da premessa di una reazione credibile. Roma sembra non avere un laboratorio dove si pensa al futuro, un posto nel quale si guarda in faccia alla crisi ed alle dimensioni delle sfide.
Umiltà è anche imparare dai successi altrui. In proposito, per certi versi, e al netto degli aspetti criticabili, forse la lezione delle Olimpiadi invernali 2026 “Milano-Cortina” è ancora più utile di quella dell’Expo milanese del 2015. Non si sa quante decine di comuni sono stati coinvolti nel progetto “Milano-Cortina 2026”, quante amministrazioni provinciali, e addirittura due amministrazioni regionali. Milano (che paradossalmente non è una città di montagna) e il Veneto hanno scelto la via del fare insieme. Hanno commesso errori? Ci sono stati sprechi? Certo. Però le Olimpiadi del 2026 si faranno.
Roma può pensarsi al futuro rinunciando a esercitare il suo ruolo di attrazione per l’Italia Centrale? Non è la prima volta che la domanda viene posta. E oggi, rivalutare quell’interrogativo può essere la lezione da trarre dalla sconfitta di Parigi. Forse sarebbe il caso di lavorarci sul serio. Nel quadrilatero dell’Italia Centrale (Lucca, Pesaro, Pescara, Roma) vivono e lavorano almeno 22 milioni di persone: tra un quarto ed un quinto della popolazione italiana. La sua importanza, già grande in questi termini piuttosto grossolani, cresce ulteriormente se si pensa alla doppia funzione strategica che nel corso del Novecento quest’area aveva assicurato al sistema Italia (connettere ed intrecciare Nord e Sud) ed al sistema Europa (avere salde radici nel Mediterraneo). Tutto questo rende l’Italia Centrale (il quadrilatero Lucca-Pesaro-Pescara-Roma), non Roma da sola, un frammento rilevante dell’attuale scenario globale, uno di quelli nei quali si deciderà dei confini futuri e dei futuri dislivelli di crescita e di qualità civile.
Perché, allora, non cominciare a guardare al “quadrilatero” dell’Italia Centrale nello stesso modo in cui Milano - ormai da un pezzo - guarda a Bergamo, Brescia, Verona?
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