Paolo Balduzzi
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Il caso Conad/ Il segnale delle imprese che tutelano i lavoratori

di Paolo Balduzzi
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Venerdì 10 Settembre 2021, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 01:47

L’estate del Green pass si chiude così come si era aperta: nell’attesa che i precedenti decreti vengano definitivamente convertiti in legge dal Parlamento, il governo approva l’ennesimo obbligo (o estensione) della certificazione. Per evitare fraintendimenti, meglio essere espliciti: è un’ottima notizia. Tuttavia, permangono almeno due note negative. 

Innanzitutto, i provvedimenti sono sempre stati caratterizzati da una certa dose di incoerenza: perché, per esempio, avere obbligato al Green pass il cliente di un ristorante ma non il cuoco o il cameriere? Stranezze, queste, che saranno presto risolte ma che di certo non hanno reso semplice l’accettazione di queste misure da parte dei cittadini. L’altra e più importante nota negativa è la lentezza di questo lungo processo a tappe intermedie. Ci sono ovviamente ragioni legate sia alla stabilità del governo sia a quella del Paese stesso. 

Dal primo punto di vista, il premier deve continuamente trovare un equilibrio tra il rigore di una parte della maggioranza e le capriole dell’altra parte. Una sfida non sempre semplice. Dal secondo punto di vista, ogni nuova norma sul Green pass non fa che evidenziare una forte contrapposizione all’interno della società. Vale a dire quella tra coloro che accettano gli strumenti che scienza e politica mettono a disposizione per provare a uscire dalla pandemia e coloro che invece si oppongono. Semplificando molto, si potrebbe parlare di “No vax contro Sì vax”: ma la realtà è un po’ più complessa. Tra i cosiddetti No-vax e No-pass, per esempio, ci sono sicuramente molte persone in buona fede; imprenditori e lavoratori cui l’introduzione del Green pass sembra creare ulteriori limitazioni all’attività economica; o individui che, per ragioni personali e spesso anche giustificate, si fidano poco delle aziende farmaceutiche.

Ma la forza trainante di questo gruppo, inutile negarlo, è fatta da realtà e gruppi di persone senza scrupoli, in cerca di visibilità mediatica, protagonismo, magari anche consenso politico; si tratta anche, come le notizie di cronaca di questi giorni evidenziano, di sobillatori, nemici dell’ordine pubblico, eversori. Una bella differenza con chi invece accetta o addirittura ricerca e propone le soluzioni più opportune per uscire dall’incubo della pandemia.

È il caso, per esempio, di un numero crescente di imprese che, già nelle scorse settimane, hanno introdotto obblighi e regolamentazioni più stringenti per i propri dipendenti. Tra i più eclatanti, i casi di Conad, Cucinelli, Prada e Sterilgarda. Obblighi che hanno trovato un certo numero di opposizioni. 

Non solo, come del resto ci si poteva aspettare, da parte dei cosiddetti No-vax; ma anche, tristemente e ingenuamente, da parte di qualche sindacato, nonostante fosse evidente che la sola finalità di queste misure era di aumentare il grado di sicurezza dei lavoratori stessi o dei clienti. E, in ultima analisi, di tutta la popolazione. 

Una scelta ben diversa invece da chi, anche durante le chiusure, teneva aperto in barba ai divieti, in barba ai danni subiti dai concorrenti e in barba alla sicurezza dei propri dipendenti. In questo senso, la lentezza del governo è ancora più grave: perché, da un lato, rende più difficile l’applicazione di queste norme da parte delle imprese, esponendole al rischio di possibili ricorsi e denunce, e, dall’altro, lascia di fatto isolati gli imprenditori più lungimiranti e coraggiosi, non chiarendo una volta per tutte che il Green pass è l’unico strumento che permetterà di tornare al più presto alla normalità. 

Il Paese, nonostante una minoranza molto rumorosa (e spesso minacciosa), ha già fatto la propria scelta: le aziende non hanno aspettato il Governo ma, una volta tanto, lo hanno anticipato. Si tratta di un segnale importante e da non ignorare, che proviene dalla parte più dinamica e produttiva del Paese. Se non vogliamo vanificare i sacrifici fatti fino ad ora, se non vogliamo ricadere nell’incubo, economico e psicologico, delle chiusure autunnali, se vogliamo dare una possibilità al nostro Paese e a quei lavoratori che da 18 mesi non possono più lavorare come vorrebbero, è arrivato il momento che il Governo rompa gli indugi e che in Parlamento, tanto in maggioranza quanto all’opposizione, la si smetta di strizzare l’occhio all’elettorato contrario a vaccini e Green pass. 
L’esempio dal basso deve guidare tutti, cittadini e legislatore, a impegnarsi per uscire dall’incubo. È una strada non priva di rischi e sicuramente ancora lunga. Ma è l’unica strada possibile.
 

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