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Funerali, costi record: Shinzo Abe supera la regina Elisabetta

Funerali, costi record: Shinzo Abe supera la regina Elisabetta
di Pio d'Emilia
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Lunedì 26 Settembre 2022, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 22:46

Domani, martedì 27 settembre, si svolgeranno a Tokyo i cosiddetti funerali di Stato dell’ex premier Shinzo Abe (problemi di ordine costituzionale hanno costretto il governo a declassarli in “cerimonia funebre di Stato”). Funerali che, nonostante l’impatto mediatico ed il parterre decisamente ridotto rispetto a previsioni e aspettative, costeranno addirittura di più di quelli della Regina Elisabetta. Oltre 12 milioni di euro, pare, contro gli 11 milioni circa di cui ha parlato recentemente le Bbc per quanto riguarda la cerimonia di Westminster. 


Ma il bilancio, per la “cerimonia” di Abe, potrebbe non essere ancora definitivo. Il tutto pare sia stato infatti appaltato senza gara pubblica – come succede spesso in Giappone – ad una società legata allo stesso ex premier, la Murayama, famosa per aver curato per molti anni i sontuosi ricevimenti organizzati in occasione dello “hanami”, la fioritura dei ciliegi. 


L’improvvisa impennata dei costi – dovuta soprattutto alle spese per la sicurezza di oltre 7000 ospiti stranieri (di cui solo una cinquantina però possono considerarsi vip o minivip, nulla di paragonabile alla “sfilata” di Londra) – non è comunque l’unico problema che preoccupa il premier Kishida, il suo governo e il suo partito, all’interno del quale si è formata una consistente “fronda”. Oltre alle critiche del mondo accademico – che sin dal primo momento ha denunciato l’incostituzionalità dell’iniziativa, costringendo, come si è detto, il governo a derubricarla in semplice “cerimonia” in modo da evitare il necessario “passaggio” parlamentare – e alle crescenti proteste dei cittadini (forse anche troppo amplificate dalla stampa) quella che inizialmente sembrava una mossa saggia e politicamente “azzeccata”, quella di “riportare” il mondo in Giappone e rilanciarne il ruolo, dopo anni di assenza più o meno giustificata, rischia di trasformarsi in un enorme flop. 


Al punto da mettere in seria crisi la stessa leadership di Kishida, il cui indice di gradimento, nelle ultime settimane, è precipitato. Siamo al 32%, dimezzato rispetto a quello che aveva quando è stato eletto. Certo, non sono tutte sue colpe. 


La scomparsa della regina Elisabetta, ai cui funerali hanno partecipato perfino l’imperatore e la sua consorte, Masako (fatto eccezionale: gli imperatori del Giappone per tradizione non presenziano alle cerimonie funebri, e infatti a quella in onore di Abe, domani, la coppia imperiale non parteciperà) hanno obiettivamente offuscato questo secondo appuntamento, riducendo di molto il numero – ed il “peso” – degli ospiti. E’ vero che arriveranno molte persone (la metà comunque di quelle previste…) ma a parte la vicepresidente Usa Kamala Harris, alcuni premier “regionali” della cosiddetta zona dell’Indo-Pacifico (Indonesia, Singapore, Malesia, India) e, dall’Europa, il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, dei 190 Paesi raggiunti dall’invito del governo giapponese (Russia e Bielorussia non sono stati invitati, nonostante Putin avesse manifestato il desiderio di partecipare) solo una cinquantina hanno deciso di inviare rappresentanti di un certo “peso”. Nessun leader del G7: il premier canadese Trudeau, l’unico che aveva confermato la sua presenza, ha cancellato all’ultimo momento. 


C’è poi la questione della Cina, Paese con il quale - assieme alla Corea – le posizioni negazioniste di Abe avevano provocato negli ultimi anni non poche tensioni - che dopo avere atteso l’ultimo momento, indispettita per la generosa accoglienza riservata a Taiwan (presente con ben tre delegati, tra i quali un ex premier) ha deciso di inviare Wang Gang, un ex ministro per la Tecnologia in pensione, e attualmente senza alcuna carica. 
Insomma, una “cerimonia” in tono minore, molto diversa da quella che si aspettava Kishida quando lo scorso 14 luglio, ad una settimana dall’assassinio e due giorni dopo i funerali “privati” dell’ex premier (seguiti, quelli sì, con grande partecipazione del pubblico) aveva annunciato, forse prematuramente e senza riflettere bene sulle conseguenze, che il Giappone avrebbe organizzato, per il premier più longevo del dopoguerra – ma anche uno dei più controversi e “divisivi” – i funerali di Stato. 


Ma se l’operazione di rilancio e visibilità politica non sembra aver funzionato, una buona notizia c’è comunque: il Giappone riapre le sue frontiere al turismo, anche individuale. Dal prossimo 11 ottobre sarà possibile tornare a visitarlo, senza bisogno di chiedere un visto o di effettuare un test prima della partenza. Ma attenzione: bisognerà essere vaccinati. Tre dosi.

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