Maria Latella
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Dad. Acronimo per Difficile Anno Didattico. Difficile e con conseguenze

di Maria Latella
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Mercoledì 28 Aprile 2021, 06:58

Dad. Acronimo per Difficile Anno Didattico. Difficile e con conseguenze molto sottovalutate. Intanto ieri, durante una normale mattina di scuola a distanza, se n'è andato Matteo Cecconi, il primo studente morto in diretta Dad.
Era solo in casa, chiuso nella sua stanza. Lui e il video e la scuola a distanza. Distante.

Diciotto anni, quarto anno dell'istituto tecnico industriale Fermi di Bassano del Grappa, suo padre l'ha trovato riverso sul pavimento di casa.Un malore riferiscono le cronache con giusta riservatezza sulle cause. Ma un malore provocato, segnalano altre fonti. Matteo, il primo ragazzo morto in diretta Dad, avrebbe acquistato sostanze sul web, la nuova micidiale piazza di spaccio dove si trova di tutto e lo sballo te lo recapitano direttamente a casa. Tanto la privacy è sacra e nessuno, nemmeno i genitori, osa più chiedere cosa c'è in quel pacchetto.

L'autopsia accerterà se Matteo Cecconi è morto per abuso di sostanze o per cause naturali, ma sono mesi che psicologi e psichiatri, nonché presidi di istituti superiori, segnalano una vistosa escalation del disagio tra adolescenti. Fenomeno in ascesa già prima della pandemia e della Dad, con studenti che, raccontavano i presidi già un anno fa, arrivavano in classe deconcentrati perché si erano già fatti un paio di canne prima di entrare a scuola. Con la Dad, la situazione non è certo migliorata.

Secondo una ricerca condotta proprio in questi giorni da Skuola.net su un campione di oltre diecimila allievi (42 per cento studenti delle scuole superiori), l'anno della pandemia lascerà dolorosa traccia anche sul fronte del consumo di alcol e stupefacenti. Fatta la tara sulla scontata ritrosia a parlare del tema, il 9-10 per cento degli intervistati ha ammesso di aver cominciato a usare stupefacenti durante la pandemia. Quasi il 18 per cento si è avvicinata all'alcol. C'è poi un 4,2 per cento che già usava sostanze da prima e un 11,6 per cento che consumava regolarmente alcol prima del 2020. Assembliamo le percentuali: più del 13 per cento degli intervistati consuma stupefacenti e quasi il 30 per cento beve regolarmente. Stiamo parlando di ragazzi minorenni o appena maggiorenni, nell'età in cui i danni psichici possono non solo ridurre la capacità di concentrarsi sui libri di scuola ma la capacità di concentrarsi e di apprendere anche in futuro. «Io la chiamo demenza giovanile», dice provocatorio lo psicologo Paolo Crepet, ragazzi che «tra la dipendenza dai cellulari e quella dalle sostanze o dall'alcol non sono più capaci nemmeno di leggere e ricordare un paio di pagine».

In generale, l'anno della pandemia e la scuola a distanza vengono fotografati dagli stessi ragazzi come un evento che li sta danneggiando su diversi fronti. Qualche esempio: la metà del campione intervistato da Skuola.net (47 per cento) riconosce di non essere per niente concentrato nelle ore di studio pomeridiano. Come logica conseguenza si questo stato mentale, i docenti chiedono loro di impegnarsi meno che in passato. Compiti e interrogazioni sono visti come più facili dal 36,7 per cento degli studenti delle superiori mentre i ragazzi delle medie sono ancor più trasparenti e li considerano molto più facili di quelli proposti un anno prima.

Più di un terzo degli studenti ammette di aver finto un cattivo funzionamento della rete Wi-Fi o del computer per evitare un'interrogazipne. E' la versione 2020/2021 del vecchio: Prof non ho studiato perché stavo poco bene. Il 67 per cento degli studenti delle superiori usa whatsapp durante le ore di lezione (come gli adulti durante le riunioni). Infine, alla domanda I docenti vi lasciano spazio per parlare dei vostri vissuti emotivi? Il 53,3 per cento degli studenti risponde no, non lo fanno mai.

A volte lo sguardo di un insegnante ha letteralmente salvato la vita di un ragazzo, di una ragazza. Segreti che non si possono raccontare a casa emergono in una chiacchiera sussurrata accanto alla cattedra, quando i compagni sono andati via e in aula si è rimasti da soli col prof. Per tanti studenti (una minoranza, certo, ma chi può dire quanto grande?) le ore passate a scuola rappresentano un momento di pace prima di rientrare nell'inferno di liti tra genitori, problemi economici, padri violenti o madri depresse. Tutto questo, lo sguardo del docente, la confidenza col prof, dal marzo 2020, non c'è stato più. Impossibile pensare che la Dad sia un'esperienza da ripetere. A meno di considerare d'ora in poi inevitabile che gli umani interagiscano solo a distanza, e solo attraverso i video, come in Fahrenheit 451.

A proposito, si segnala un notevole incremento di lezioni private è online. Anche queste a distanza per recuperare quel che a distanza non si è imparato. Con l'insegnante di francese che si collega dal Marocco o quello di matematica che finalmente riesce a spiegarti le equazioni anche se si collega da seicento chilometri di distanza. In Francia va forte una campagna pubblicitaria che promuove i corsi privati di questo tipo. Un bon pote c'est bien, un bon prof c'edt mieux. Un buon amico che ti aiuta nei compiti va bene, ma un buon prof e' meglio. Che ne dice ministro Bianchi, la copiamo anche noi ma per la nostra scuola pubblica?
 

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