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Angelo De Mattia

Una scelta dovuta/ L’Authority antiriciclaggio, opportunità per Roma

di Angelo De Mattia
4 Minuti di Lettura
Lunedì 11 Luglio 2022, 00:01

Roma non potrà non essere la sede dell’istituzione che opererà per contribuire a smentire il detto “pecunia non olet”, il denaro non odora. In questi giorni è stata rilanciata la candidatura dell’Italia a ospitare la sede della nuova Autorità antiriciclaggio europea (Amla). 
Molti sono i motivi alla base della proposta e muovono dalla constatazione che nessuna delle Autorità europee aventi competenza in materia, lato sensu, di credito e risparmio (Eba, Esma, Eiopa, Vigilanza Unica, ripartite tra Germania e Francia) è insediata in Italia, uno dei principali Stati fondatori dell’Unione. Più in generale, una sola Authority comunitaria oggi ha sede nel nostro Paese, quella per la sicurezza alimentare (a Parma), mentre a Torino è insediata una Fondazione europea per la formazione che non ha il rango di Authority.
Di recente, sembrava acquisito l’insediamento in Italia dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, ma in zona Cesarini ha avuto la meglio l’Olanda con la sede ad Amsterdam. Tuttavia, accanto a non trascurabili ragioni di equilibrio tra partner comunitari, vi sono la tradizione giuridica italiana, in particolare in questo campo, le esperienze compiute, l’impegno profuso nella prevenzione e nel contrasto del riciclaggio e dei reati che sono presupposti o connessi a questa grave forma di illecito. 
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il primo ad avanzare la candidatura in questione molti mesi orsono, nell’assemblea dell’associazione dell’8 luglio - nella quale meritoriamente è stato riconfermato nella carica - l’ha riproposta, sottolineando pure le competenze che l’Amla avrà in materia di cripto-attività. 
Un settore, questo, nel quale la Consob prima di tutti e la Banca d’Italia stanno svolgendo un importante lavoro di informazione, di moral suasion, di caveat, mentre viene sollecitata una necessaria e urgente regolamentazione a livello europeo a tutela dei risparmiatori. Anche il governatore della Banca d’Italia, nell’assemblea in questione, ha dato notizia dell’istituzione, nella struttura organizzativa della stessa Banca, di una Unità di supervisione e normativa antiriciclaggio dipendente direttamente dal Direttorio.
E ciò in presenza di una continua evoluzione dei rischi di infiltrazione della criminalità nel settore finanziario, anche sfruttando le debolezze del quadro normativo non ancora armonizzato a livello europeo.

In Italia, comunque, la sede dell’Amla non può non essere Roma, come accennato, sia per il rilievo che offre l’insediamento nella Capitale sia per la presenza in questa città dei vertici di tutti gli organi e delle istituzioni, a cominciare da quelle giudiziarie, dalle forze che hanno competenza nella repressione, non solo di quelle particolarmente importanti di polizia; per non dire degli organi di vigilanza e delle diverse Authority. 
Sono, tutti questi, organismi con i quali l’Amla può e deve comunicare come con i corrispondenti organismi di altri Paesi dell’Unione. Ma non si dia per scontato che l’Italia sia assegnataria di questa fondamentale funzione superando gli altri Paesi aspiranti, una decina, fra i quali la Germania cui sembra non bastare avere la Bce, la Vigilanza Unica, l’Eiopa (l’Autorità delle assicurazioni) e altri organi minori. 
Di recente, purtroppo, non siamo riusciti ad affermare, per il prevalere di accordi politici improntati al do ut des tra Paesi che hanno tenuto in assai scarsa considerazione il merito, l’assegnazione della presidenza dell’Ema (l’Autorità dei mercati) all’italiano Carmine Di Noia, che una rigorosa selezione interna all’Authority aveva prescelto come sicuro presidente. Insomma, per l’Italia si tratta di un duplice obiettivo il cui conseguimento non può fallire: l’assegnazione dell’Amla, che si prevede occuperà almeno 400 dipendenti, al nostro Paese e la sede a Roma.
Poi, naturalmente, vi è ancora molto da fare migliorando e armonizzando la normativa europea in materia e rafforzando l’Unità di informazione finanziaria italiana (Uif) - che, come le consorelle europee, dovrà raccordarsi con l’Amla - definendo, con tutti i crismi dell’autonomia e indipendenza alla stregua di un’Authority di primo livello, la configurazione di tale Unità e traendone le necessarie conseguenze in materia di governance, di rapporti con il governo e il Parlamento, nonché di nomine. 
Fondamentali sono pure le innovazioni procedurali, a cominciare dalla conoscenza degli esiti, con le modalità con le quali si potrà darne conto avute presenti le ragioni delle indagini, delle migliaia e migliaia di segnalazioni di operazioni sospette. Nelle gravi difficoltà indotte dall’inflazione con l’impennata dei prezzi dell’energia, dall’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia, dalle nuove varianti del Covid, dai malfunzionamenti nelle catene di approvvigionamento, la criminalità finanziaria può trovare nuovi percorsi; così come può tentare di aprirsi dei varchi nell’utilizzo dei denari destinati ad attuare i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza: di qui le accresciute motivazioni per rafforzare sotto tutti i profili l’azione di prevenzione con l’apporto dell’Autorità europea e i suoi poteri di vigilanza e di indagine.

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