Romano Prodi
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Scelta efficace/ Gli incontri a due, la via di Draghi al multilateralismo

Scelta efficace/ Gli incontri a due, la via di Draghi al multilateralismo
di Romano Prodi
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Sabato 30 Ottobre 2021, 23:58 - Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 23:26

Non si può certo pretendere di fornire un’analisi esauriente  dell’andamento del G20 quando il vertice è ancora in corso, ma già si possono portare avanti alcune riflessioni su quanto è avvenuto nella prima giornata dei lavori e che difficilmente potrà essere smentito nelle ultime ore.


Prima di riflettere sui singoli punti all’ordine del giorno, è bene ricordare che la nascita del G20 è stata spinta dalla constatazione che le precedenti riunioni dei G7/G8 erano ormai nettamente insufficienti ad interpretare la realtà del nuovo mondo, caratterizzato da un crescente numero di protagonisti. L’appuntamento annuale del G20 ha visto continuamente aumentare la propria importanza, anche se la spinta verso il multilateralismo non è stata così convincente da dotare questa nuova istituzione di strutture robuste e permanenti, in grado di preparare in modo concretamente operativo il suo complesso processo decisionale. Il successo o meno delle riunioni del G20 ha perciò finito con l’essere affidato, almeno per una parte consistente, al Paese delegato ad organizzarle.


Il vertice di Roma ha interpretato nel migliore modo possibile questo fragile modello organizzativo e lo ha efficacemente irrobustito attraverso una studiata serie di incontri bilaterali. Una non facile strategia che ha dimostrato una notevole capacità di mediazione da parte del governo italiano.
L’originario obiettivo multilaterale è stato inoltre indebolito dalla mancanza della presenza fisica del presidente cinese e del leader russo, indipendentemente dal fatto che la partecipazione da remoto sia dovuta esclusivamente al Covid, o sia causata anche dalle tensioni esistenti fra i grandi protagonisti della politica mondiale. 


Nel suo discorso di apertura il presidente Draghi non è entrato in queste polemiche, ma ha opportunamente sottolineato come il dialogo multilaterale sia essenziale per il raggiungimento degli obiettivi che l’Italia aveva ritenuto prioritari per il successo del vertice: un’efficace lotta contro la pandemia, una più equa ripresa dell’economia e, soprattutto, una condivisa politica ambientale, volta ad aumentare le prospettive di successo del Cop26 che, proprio domani, si riunirà a Glasgow, con un’accurata cogestione fra Italia e Gran Bretagna.


La presidenza italiana si è quindi saggiamente dedicata a fare progredire, o a portare a compimento, solo le importanti missioni che potevano avere una condivisa approvazione, come un impegno aggiuntivo nei confronti della fornitura di vaccini contro il Covid ai Paesi in via di sviluppo, un passo avanti nella remissione dei debiti nei loro confronti e, soprattutto, una conferma dell’obbligo di assoggettare le grandi imprese multinazionali a pagare almeno una quota delle loro imposte nei Paesi dove il loro reddito si produce e non in compiacenti paradisi fiscali.

 
Si può obiettare che si tratti di obiettivi in parte già preparati da precedenti processi decisionali, ma il fatto che siano stati precisati e confermati da Paesi che rappresentano l’80% del Pil mondiale e che sono responsabili dell’80% dell’inquinamento del pianeta, irrobustisce la speranza di consolidare nel futuro gli impegni multilaterali.
Tali impegni sono stati rafforzati da una particolare caratteristica di questo G20: la messa in atto di un elevatissimo numero di incontri bilaterali che non si sono limitati a diminuire le tensioni o aumentare i momenti di collaborazione unicamente fra i protagonisti dei colloqui stessi. Quando Biden ha discusso con Macron le possibile evoluzioni del processo di difesa comune, quando ha cercato di smussare le tensioni derivate dal famoso contratto dei sottomarini australiani o ha affrontato in modo più consapevole i problemi libici, non ha adempiuto a un compito che interessa solo gli Stati Uniti o la Francia, ma anche il futuro di numerosi altri Paesi. Allo stesso modo l’incontro fra Draghi ed Erdogan è certamente servito non solo a smussare le tensioni verbali intercorse fra i due leader, ma anche a chiarire gli obiettivi e a definire i limiti della politica turca nell’intero mediterraneo, a partire dalla Libia.


Il G20 romano ha infine reso palese che l’Italia può ritornare a giocare il ruolo che in passato le spettava, quello di essere un punto di riferimento della politica internazionale, non tanto per la sua forza militare quanto per un’autorevole capacità di mediazione. Tutto questo è stato reso possibile anche per il modo, fino ad ora impeccabile, con cui il nostro governo ha gestito il vertice. Si è molto insistito che questo ruolo sia stato favorito dalla fine del lungo potere della cancelliera tedesca. Credo invece che sia contato molto di più il fatto che la buona gestione del G20 sia stata accompagnata dai positivi risultati del governo Draghi, con un tasso di crescita del nostro paese al di sopra di ogni attesa e un messaggio di stabilità che non si percepiva da tempo. 
Tutto questo, unito alla dimostrazione che l’Italia persegue con coerenza l’obiettivo di difendere il dialogo e il multilateralismo, in un periodo in cui queste virtù positive sono messe pesantemente in crisi, non potrà che esercitare un’influenza positiva sul nostro futuro.

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