Paolo Graldi
Paolo Graldi

I vandali del calcio/ L’offesa a Roma che non vogliamo più sopportare

I vandali del calcio/ L’offesa a Roma che non vogliamo più sopportare
di Paolo Graldi
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Venerdì 7 Ottobre 2022, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 00:10

Adesso basta. E basta significa che la Capitale d’Italia è stufa, indignata, offesa dalle chiassose baldorie dei tifosi di calcio che calano qui e si prendono il centro della città per mezza giornata e ne fanno un gigantesco bivacco. I romani non sono più disposti ad assistere a spettacoli indecorosi e sgangherati come quello inscenato ieri, ancora una volta, a piazza del Popolo


Basterebbe il nome per osservare il massimo di rispetto e invece le scene vandaliche si sono ripetute con l’aggravante del disprezzo per le persone e per le cose, per i beni che quel luogo racchiude. Roma soffre e accetta il peso del suo essere Capitale: cortei, manifestazioni, non di rado finite in scontri con le forze dell’ordine, troppo spesso nelle vicinanze dei grandi palazzi delle istituzioni, Camera, Senato, Palazzo Chigi.
Indignazione e rabbia verso episodi che divengono fenomeni, che recano in sé un’inaccettabile coazione a ripetere, come se ci fosse un copione da rispettare, un rituale di disordini e angherie verso il centro storico da onorare. Un copione, e quel che è peggio, annunciato, previsto, preordinato.


Le foto e le immagini di quest’ennesimo assalto ai luoghi a noi più cari sono documenti allarmanti: mostrano l’incapacità di fronteggiare alcune centinaia di scalmanati che si credono possessori del diritto di scorrazzare in lungo e in largo, solo perché bisogna ingannare l’attesa del fischio d’inizio di una partita. No, così non va bene. Sia detto con pacata fermezza, ma anche con risolutezza perché davvero la misura è colma. Ma non avevano promesso solennemente che li avrebbero tenuti lontani dal centro storico questi ubriaconi, barbari spaccatutto che si spacciano per tifosi di calcio? Lo avevano promesso dopo le devastazioni alla Barcaccia del Bernini, a piazza di Spagna, (19 febbraio 2015), investita da uno tsunami di violenza selvaggia.


Il vento rabbioso degli scalmanati olandesi del Feyenoord, scesi a Roma anche allora per l’Europa League, capace di trasformare in un paio d’ore di assalti un luogo celebre nel mondo in un immondezzaio a cielo aperto, esposto allo stupore indignato di tutti. Quella storia ha avuto uno strascico penale: sei tifosi condannati per diversi reati e obbligati a risarcire, sia pure in piccola parte, i danni. I tifosi del Betis Siviglia, in magliette bianco-verdi a strisce, bicchieroni e bottiglie di birra e di vino a volontà, si sono impossessati stavolta di piazza del Popolo e l’hanno subitamente trasformata in un gigantesco bivacco, inscenando balli e canti propiziatori prima della partita contro la Roma all’Olimpico.


La polizia, forse per una scelta tattica di gestione dell’ordine pubblico, ha guardato, filmato, osservato da spettatrice all’apparenza disinteressata. Vedremo nei prossimi giorni se la tecnica del non intervento sottintende azioni severe in differita. Resta il punto di fondo: gli episodi violenti e le offese al decoro della città vanno prevenuti, evitati, contrastati con decisa fermezza. Il concetto di intransigenza a questi oltraggi non riguarda solo gli stranieri, purtroppo, e va esteso anche a gruppi di connazionali mossi dalle stesse abitudini al bivacco selvaggio. Regolarmente impunito, dunque di fatto incoraggiato.


Una sola ricetta: questi gruppi vanno tenuti alla larga e messi in condizione di non nuocere. E’ impensabile che l’attesa di una partita fornisca materiale, ancora una volta, per un processo alle tifoserie scalmanate. I calci di rigore e le espulsioni si possono usare anche fuori dal campo di gioco, o no? 

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