Luigi Tivelli
Luigi Tivelli

L'analisi/ Una Costituente per il semipresidenzialismo

di Luigi Tivelli
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Giovedì 6 Ottobre 2022, 00:03

In una bella intervista dei giorni scorsi al Messaggero, Carlo Nordio ha accennato all’esigenza di una Assemblea Costituente che potesse affrontare anche la questione del semipresidenzialismo. Mi sembra un’idea intelligente e opportuna anche alla luce del fatto che le diverse Commissioni bicamerali susseguitesi nei decenni scorsi hanno registrato un sostanziale fallimento. 
La proposta del semipresidenzialismo va inquadrata negli altri problemi relativi alla seconda parte della Costituzione che hanno creato non poca polvere sul tappeto istituzionale. Dall’esigenza di un recupero e rafforzamento dei poteri del Parlamento a quella di un diverso rapporto tra Governo e Parlamento, al problema della proliferazione eccessiva dei decreti legge sino a quello di un bicameralismo paritario e perfetto, probabilmente per certi versi obsoleto. Ebbene, per essere franchi, va annotato che il nuovo Parlamento ridotto a seicento membri complessivi è stato eletto sulla base di una legge elettorale grazie alla quale siamo di fronte a nomine più che a elezioni dei parlamentari. 

Inoltre, nel quadro di un sistema proporzionale senza preferenze per un terzo degli eletti vige un sistema maggioritario. Soprattutto, va evidenziato che i membri del nuovo parlamento non sono stati certo selezionati sulla base di competenze in materia istituzionale o costituzionale ma sono stati sostanzialmente individuati dai leader dei partiti e dai loro cerchi magici soprattutto sulla base di un rapporto fiduciario. Per questo, per procedere ad una revisione della forma di governo, della parte seconda della Costituzione, compresa eventualmente l’introduzione del semipresidenzialismo, come accenna Nordio, sarebbe fondamentale affidare questo compito ad una sorta di Assemblea costituente. Personalmente, preferirei definirla con meno enfasi Assemblea per la revisione costituzionale. Un’Assemblea costituita da non più di 100, massimo 150 componenti, rigorosamente eletti sulla base di un sistema proporzionale. In questo caso, i partiti sarebbero indotti ad individuare come candidati giuristi e affini e, in ogni caso, persone e personalità competenti in materia istituzionale. Persone e personalità che non mancano certo in Italia, molte delle quali si ritrovano in quelle aree, simboli, formazioni politiche. 

Probabilmente, potrebbe essere affidata a questa Assemblea, oltre ai temi e alle materie sopra accennate, anche quelle della revisione del Titolo Quinto della Costituzione che tanti danni ha provocato per una somma, per certi versi perversa, di sovrapposizioni di competenze tra Stato e Regioni. Non sarebbe però giusto e corretto spossessare del tutto le due Camere dal pronunciamento su queste materie. A questo fine, si può individuare una via semplice ed opportuna, quella di affidare alla nuova Assemblea per la revisione costituzionale poteri redigenti. 
Ciò significa che tutti gli articoli della proposta emersa da tale Assemblea, che potrebbe esaurire la sua funzione in un arco di dodici mesi, dovrebbero poi essere singolarmente approvati o respinti, però senza emendamenti, dal voto conclusivo delle due camere separatamente. 

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