Luca Diotallevi
Luca Diotallevi

Valori in campo/ Le pandemie, i conflitti e le domande sulla vita

di Luca Diotallevi
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Mercoledì 27 Aprile 2022, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 00:23

Una domanda ci è stata urlata due volte. Due volte, ed ancora facciamo fatica a rispondere: «C’è qualcosa che vale più della vita?» La prima volta ci è stata urlata contro dal Covid-19. I viventi crollavano come birilli. Soprattutto i più deboli. Non c’era vaccino. La vita non poteva essere difesa che isolandola, mettendola sotto vuoto, distanziando vivente da vivente. Tanto più una vita era fragile, quanto più andava isolata.  Tanto più un medico o chi in qualsiasi modo la curava aveva a che fare con una vita in pericolo, quanto più doveva rimanerle distante, separato da essa. Dopo avere giustamente respinto ogni menzogna negazionista, restava la domanda: fino a che punto e per quanto tempo si può isolare una vita senza che essa cessi di essere tale? Tolto ogni bacio, ogni carezza, ogni schiaffone, ogni stretta di mano, ogni spintone, ogni abbraccio, quanto a lungo la mera vita resta vita umana? Privata di ogni relazione, la vita è ancora vita? O lasciare una vita intatta non è forse il modo più sicuro di annientarla?


Se dalla finestra di casa vedo un amico che sotto una pioggia gelida scivola e cade, esco a soccorrerlo e mi bagno a rischio di prendere una polmonite oppure resto al caldo ed all’asciutto e mi dolgo per lui? Se parla la mera vita biologica, la risposta è senz’altro la seconda, ma non uscendo e rimanendo al caldo ed all’asciutto la mia vita, non la sua, ma la mia vita, aumenta o diminuisce?  Fino a che punto e per quanto tempo la vita resiste alla assenza di relazioni? Fino a che punto la vita vale più delle relazioni? Non c’è forse, in ogni relazione, un rischio che vale la pena di essere vissuto perché anch’esso rende vita la vita?


Passata l’emergenza pandemica, la domanda terribile è tornata: «C’è qualcosa che vale più della vita?» La seconda volta ce l’hanno urlata contro le armi di Putin, i missili sparati all’Ucraina. Quando questa domanda veniva da guerre più lontane potevamo far finta di non sentirla, questa volta non ci siamo riusciti. Quanto valgono i diritti e le libertà di innocenti aggrediti, quanto vale la dignità dei loro corpi violati? Il violento ti può anche sopraffare, ma tu, come scrisse Bonhöffer, puoi cedere senza concedere e la tua vita resta ancora ben più che mera vita biologica. Al contrario, la tua vita non torna forse ad essere niente di più che mera materia organica, senza nome e senza dignità, se, testimone di un’aggressione, tu lasci in pasto all’aggressore i diritti e la libertà dell’aggredito? 


Perché ci disturba tanto, o almeno disturba tanti di noi, che uomini e donne ucraine abbiano deciso che la loro vita non sarebbe più vita se concedessero all’aggressore i diritti di loro concittadini? In pochi anni, prima il Covid-19 e poi le armi di Putin per due volte ci hanno sbattuto in faccia la stessa domanda: «C’è qualcosa che vale più della vita, della mera vita biologica?» Arrivata a noi con il silenzioso insinuarsi del Covid-19 e tornata con il fragoroso esplodere dei missili di Putin, questa domanda ci ha spiazzati, ci ha stesi, ci ha messi in braghe di tela. Lo ha fatto mettendoci di fronte ad una verità antica, quella di Socrate e di Gesù, quella dei primi martiri cristiani e quella dei martiri della Resistenza: se vuoi sapere quale sia una ragione per vivere, chiediti se essa può essere anche una ragione per morire, per dare la vita.


Dare vita e prendere vita: inestricabile intreccio quant’altro mai pasquale. Al cuore della vita, della vita non meramente organica, dare e prendere diventano relativi, ma relativi davvero: uno relativo all’altro.
«C’è qualcosa che vale più della vita, della mera vita biologica?» A questa domanda non sarai mai autorizzato a rispondere per un altro; ma non ce la farai mai a vivere davvero senza dare tu a questa domanda la tua risposta. Se rimandi la tua risposta, torni ad essere mera vita organica. Nelle nostre società, quanti cuori ha rinsecchito la “biolatria”, quante anime ha prosciugato il culto della mera vita organica, quante vite si è preso il culto della vita a prescindere?

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