Oltre il caso statue/ Cambiano nomi alle strade per falsificare la Storia

Sabato 20 Giugno 2020 di
Dopo aver imbrattato a Milano la statua di Montanelli, il fantomatico movimento antirazzista ha ripetuto l’impresa a Roma con il busto del generale Baldissera, coperto di vernice rossa. Questa volta con una novità: che all’aspetto distruttivo si è aggiunto quello, diremmo, propositivo, perché alcune targhe stradali, dedicate all’Amba Aradan, sono state sostituite da altre intestate a George Floyd e a Bilal Ben Messaud. 

Quest’ultimo era un migrante morto il 20 maggio scorso a Porto Empedocle mentre cercava di raggiungere terra. Baldissera era un alto ufficiale nominato, alla fine dell’Ottocento, governatore dell’Eritrea. La battaglia dell’ Amba Aradan, dalla quale derivò un’espressione indicativa di baraonda e confusione, fu combattuta nel 1936 tra italiani ed etiopi. Fu estremamente cruenta, e le nostre truppe, violando le norme internazionali, usarono i gas asfissianti. 
L’amministrazione capitolina ha severamente condannato il gesto vandalico, e questo le rende onore. Resta il fatto che simili episodi si stanno diffondendo un po’ in tutto il mondo occidentale: dopo Churchill e Cristoforo Colombo, ieri è toccato a Cecil Rhodes, fondatore della Rodesia. Il board dell’Orie college di Oxford ha deciso la rimozione della sua statua.

Su questo delirio iconoclastico si sono già espressi, per fortuna in modo critico, quasi tutti i commentatori, citando esempi di monumenti che, di questo passo, dovrebbero essere demoliti un po’ dappertutto. Ci permettiamo di aggiungere che non si tratta solo di monumenti. Si tratta di tutto ciò che costituisce la civiltà occidentale, fondata, come sappiamo, sul felice connubio della cultura di ebrei e cristiani con quella dei greci e dei romani. Già, perchè nessuno di loro, a suo tempo, andò tanto per il sottile. Mosè si vantò di aver preso, e “votato allo sterminio”, uomini donne e bambini degli Amorrei, e Giosuè e Gedeone non si comportano più affabilmente. San Paolo giustificò la schiavitù, e la tratta degli africani fu legittimata, controllata e sfruttata da numerosi Pontefici.

I Greci passarono a fil di spada i Meli, e quanto ai Romani, fecero spesso dei deserti, e li chiamarono pace. Potremmo scrivere pagine e pagine delle conquiste e delle stragi dei nostri padri ideali, con la sola consolazione che i popoli estranei a questa cultura, dagli Aztechi a Gengis Khan, si comportarono anche peggio. E allora che faremo? Demoliremo non solo i simboli del colonialismo ottocentesco ma anche le sinagoghe, le cattedrali, i musei, il Partenone e il Colosseo? Non è colpa di nessuno se la nostra imperfetta natura, vuoi perché evolutasi lentamente dalla brutalità ferina, vuoi perché marchiata dal peccato originale, è aggressiva e violenta, e ha sempre costruito una “civitas hominis”, fondata,come recita il salmista, sul delitto e sul peccato. Possiamo soltanto cercare, nei limiti del possibile, di correggerla con pazienza e buona volontà.

Ora però assistiamo, come abbiamo visto a un fatto nuovo. Non basta lordare i busti del Pincio, bisogna anche sostituire i nomi delle strade: al posto di un evento bellico, i nomi di un paio di vittime infelici. E questo ci induce a due considerazioni. La prima è che la stragrande maggioranza della nostra toponomastica dovrebbe essere cambiata. Politici, generali, esploratori e persino ecclesiastici dovrebbero essere cancellati, nel più perfetto stile leninista e talebano, dalla nostra memoria. Persino Michelangelo e Leonardo, che progettarono micidiali macchine belliche, non la passerebbero liscia. Quanto ad Einstein, che suggerì a Roosevelt la costruzione della bomba atomica, dovrebbe esser maledetto. Ma poi, per sostituirli con chi’? Proprio perchè la nostra indole rude ha prodotto poche anime immacolate dovremmo censire le vie con puri simboli numerici, o vaghe immagini di evanescenti fantasie. La seconda è che la “damnatio memoriae” del passato non ci garantisce affatto un roseo futuro. La storia è piena di personaggi pacifici che, una volta arrivati al potere, si sono rivelati più crudeli, e soprattutto più stupidi, dei loro persecutori. E quindi dovremmo istituire un organismo permanente , come quello immaginato da Orwell, deputato ad assecondare, con questa neolingua, le mode del momento.
 
Concludo. A parte questi gesti di propaganda rozza e infantile, l’intero Occidente rischia di perdersi nella sua smania di autodissoluzione. Le civiltà non periscono quando sono aggredite dall’esterno, ma quando hanno perso l’orgoglio della propria identità, anche se essa comprende un passato all’insegna dell’uso della forza. La sostituzione che ci viene proposta, con tutto il rispetto per George Floyd e Bilan Ben Messaud, ci lascia alquanto sgomenti.
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