Romano Prodi
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Obblighi e libertà/ La lotta alla pandemia e i diritti degli altri

di Romano Prodi
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Domenica 17 Ottobre 2021, 00:05

La stampa internazionale ha osservato con grande attenzione la politica del Green Pass adottata dall’Italia per contrastare la diffusione del Covid. Il New York Times ha giustamente messo in rilievo che il nostro governo ha preso misure severe, alzando l’asticella a un livello particolarmente elevato tra tutti i Paesi democratici.
La reazione italiana a questa osservazione è stata naturalmente diversa. Da un lato si è voluto interpretare questo commento come una critica a decisioni del governo ritenute pericolosamente autoritarie e, dall’altro, si è messo invece in rilievo come i diritti dei cittadini italiani siano stati totalmente rispettati, sia dal punto di vista formale che da quello sostanziale. 


Si è anche aggiunto che, proprio per questo motivo, le misure severe non solo sono state accettate e accolte con favore dalla stragrande maggioranza dei cittadini, ma stanno anche dando risultati promettenti e, in ogni caso, migliori rispetto agli altri Paesi. Risultati che possono essere già misurati in quanto, se il Green Pass è obbligatorio solo da due giorni, questa misura era stata progressivamente messa in atto già negli scorsi mesi e, proprio in conseguenza dei buoni risultati, è stato deciso di estenderne l’obbligo.
In effetti, almeno fino ad ora, il Green Pass ha avuto conseguenze estremamente positive e oggettivamente misurabili. 

Questo non solo nei confronti della Gran Bretagna, che ha tolto tutti gli ormeggi, ma anche rispetto alla Francia e, negli ultimi giorni, anche riguardo alla Spagna, che pure ha raggiunto una percentuale di vaccinati paragonabile a quella italiana.
Credo che questa strategia continuerà anche in futuro: l’avvicinarsi dell’obbligo di esibire il Green Pass, o l’equivalente tampone negativo, ha infatti fortemente aumentato il numero di persone che si sono sottoposte al vaccino, con un straordinario incremento rispetto alle settimane precedenti.
L’obbligo del Green Pass ha quindi già accelerato l’arrivo della cosiddetta “immunità di gregge”, cioè del momento in cui l’epidemia sarà, almeno in Italia, definitivamente sotto controllo. Porsi quindi una data di scadenza dell’obbligo del Green Pass, come è la tesi recentemente espressa da Salvini, non si fonda su alcun dato oggettivo: l’obbligo dovrà essere cancellato solo il giorno in cui non ce ne sarà più bisogno.
Gli italiani, almeno nella prima applicazione delle nuove misure, hanno capito tutto questo e hanno dato, nella stragrande maggioranza, il loro contributo per anticipare l’arrivo di quel giorno. Per questo motivo l’Italia, negli ultimi due giorni, ha funzionato in modo sostanzialmente normale, anche se qualche categoria, come i portuali o gli autotrasportatori, ha mostrato maggiori resistenze. 


Frange contrarie a ogni disciplina esistono infatti in tutte le parti del mondo e sono ancora maggiori in Stati che spesso prendiamo ad esempio, come la Francia o gli Stati Uniti. L’aspetto che più mi ha amareggiato nel comportamento collettivo dell’altro ieri è stato quello dell’impennata dei certificati di malattia, che sono aumentati del 23% rispetto al venerdì precedente.Naturalmente si tratta di un bilancio provvisorio ma, comunque, infinitamente lontano dalle funeste previsioni della maggior parte dei media.
Gli italiani hanno cioè capito che un impulso alla vaccinazione, così forte come quello derivato dall’obbligo del Green Pass, avrebbe giovato alla loro salute e all’economia dell’intero Paese.
Abbiamo voluto premettere le riflessioni che riguardano la salute perché, come dice il vecchio adagio, la salute viene prima di tutto. Non dimentichiamo però che la continuazione dell’attuale ripresa economica è condizionata dal calo dei contagi, dei ricoveri e dei decessi: ha perciò bisogno del completamento del processo di vaccinazione. Vorrei fare presente agli operatori turistici, che rappresentano tanta parte della nostra economia e che tanto hanno sofferto durate la pandemia, gli incredibili vantaggi che avrebbero se ci presentassimo ai turisti stranieri (ovviamente debitamente vaccinati) come l’unico Paese nel quale possono viaggiare e soggiornare in sicurezza. E tutti siamo altrettanto consapevoli di quanto sia importante che le nostre imprese prolunghino e rafforzino la ripresa in corso, impiegando tutte le risorse umane disponibili per recuperare il cammino perduto negli scorsi anni.


Credo quindi che il sentimento prevalente nell’Italia di questi giorni sia stato ben espresso dal rappresentante dei portuali di Livorno, che lo ha riassunto affermando che il nostro vero problema non è il Green Pass, ma il lavoro.
Anche se non voglio procedere a giudizi affrettati su eventi che ancora sono in corso, mi sembra quindi che i comportamenti di questi ultimi due giorni dimostrino che, nella loro maggioranza, gli italiani non si accontentano che il governo si limiti a proteggere i diritti individuali, ma debba ugualmente tenere conto degli interessi collettivi della società in cui viviamo. Con il Green Pass il governo ha semplicemente imposto che questi diversi interessi vengano tra loro armonizzati. A loro volta gli italiani hanno compreso che si protegge se stessi dal Covid solo proteggendo anche gli altri.

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