Mario Ajello
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Dossier e sospetti/ La chiarezza necessaria e l’ipotesi di ingerenza

di Mario Ajello
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Venerdì 16 Settembre 2022, 00:18

Il rischio è quello che possano sembrare intromissioni. O meglio, intromissioni generiche. Perciò i dossier americani sui soldi ai partiti europei stanno agitando la campagna elettorale. E sono tutti spaesati di fronte a quella che si tende, ma non se ne conoscono i particolari, a considerare un’invasione di campo. Sulla base di tante ombre percepite, e di fatti non evidenziati: chi avrebbe preso i soldi dalla Russia, e quanti, e come? Si è ancora, nell’aleggiare di questi report dei servizi statunitensi, nel territorio sdrucciolevole e insidioso delle illazioni, delle allusioni, degli avvertimenti e semmai delle minacce del tipo: se poi vincerà il centrodestra, saremo più precisi e distruttivi. 


E così, per denunciare una presunta ingerenza putiniana nella politica europea, può apparire che anche questa sia a sua volta un’ingerenza - di altro segno e di altra provenienza - nella nostra politica nazionale, sulla base per il momento non di dati precisi: proprio questi paiono mancare e invece sarebbero necessari per dare sostanza alla vicenda caduta come un fulmine a pochi giorni dal voto del 25 settembre.  Di fatto, ci si muove in quella zona grigia e impalpabile tra verità, verosimiglianza, supposizioni, che contrasta con l’esigenza di chiarezza necessaria a tutti e soprattutto ai cittadini alla vigilia di un’elezione molto delicata in una fase particolarissima che è questa della prima chiamata alle urne, da numerosi decenni in qua, che si svolge in presenza di un teatro di guerra (con le sue ovvie conseguenze nella vita quotidiana di ognuno di noi e dentro il portafoglio delle famiglie alle prese con inflazione e caro bollette) e di enormi cambiamenti geopolitici in corso.
Indicare criticità, come fanno i documenti di Washington, senza specificarle potrebbe avere come conseguenza quella di spargere il sospetto indiscriminato su tutti e di delegittimare il sistema politico di un intero Paese. Con il pericolo di vanificare il valore di un voto democratico che va invece preservato con attenzione e rispettato pienamente, al netto di scoprire - ma devono esserci gli elementi e devono essere sostanziosi, ben dettagliati, dimostrati nella maniera più stringente e indiscutibile - irregolarità e magari manipolazioni. 


Se si sparge fango un po’ alla rinfusa, e ad orologeria visto che dei 22 Paesi citati nei dossier solo in Italia si è alla vigilia del voto, si finisce per sporcare una contesa che avrebbe bisogno di ben altro. E non di un’aleatoria presunzione di colpevolezza di quel partito o di quell’altro. E insomma la materia dell’intelligence è di per sé delicata e come tale andrebbe trattata, con ogni accorgimento del caso. Sennò si finisce per produrre uno snaturamento a ogni livello. 


Ma c’è di più. Ogni intrusione o presunta intrusione dall’esterno nel gioco democratico di un Paese sovrano, se non ben motivata e precisamente suffragata, risulta una forzatura difficile da accettare perché la politica è ancora nazionale anche in un mondo globalizzato e interconnesso e la propria sovranità è un valore primario da custodire gelosamente di fronte a qualsiasi pressione straniera. Non si tratta di voler essere politicamente autarchici ma di voler restare immuni rispetto a qualsiasi insidia che danneggi la fisiologia del confronto tra i partiti. 


Al di là di ciò che c’è dentro i dossier, al di là di quale sia la provenienza di quelle che appaiono interferenze (Usa, Russia o altri), al di là di quanto queste possano realmente pesare nelle urne (magari contano zero), c’è il principio inderogabile per cui non si può essere sommersi da veleni, a meno che non ci venga dimostrato che di veleni non si tratta. Oltretutto questa è una campagna elettorale tra le più corrette, o forse la più corretta, di quelle viste finora in Italia. L’assenza di demonizzazione tra i due principali competitor (come s’è visto nel faccia a faccia tra Letta e Meloni) è una novità che dovrebbe far ben sperare. E in generale non si registrano, o almeno non si sono registrati nei giorni scorsi visto che ora purtroppo il contesto si sta incattivendo (le minacce delle Br alla leader di FdI sono tremende), toni troppo accesi. Indurire da fuori una campagna finora abbastanza civile e insinuare il sospetto che i prossimi probabili governanti italiani possano vincere con l’imbroglio sembra irrispettoso dell’autonomia e dell’indipendenza di un Paese come il nostro.
Se ci sono le evidenze sui soldi eventualmente dati e ricevuti, i servizi americani le tirino subito fuori e l’Italia sarà riconoscente e grata per questa operazione di trasparenza. Che permetterebbe ai cittadini di avere elementi in più per giudicare e per scegliere chi votare. Ma l’inquinamento, no.
 

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